essere expat pensieri

«Tu non ti preoccupare, pensa a divertirti»

24 giugno 2019

35F69A6F-F4E9-4CA0-85BD-AAAA40963783Avrei mille cose da raccontare sul weekend che è appena passato, vorrei parlare di quando ho aspettato le mie quattro amiche all’aeroporto emozionata come una sedicenne con il primo fidanzato perché l’amicizia è molto simile all’amore soprattutto quando ci si vede poco e ci si vuole molto bene, ma avrei anche da raccontare di quell’amore grande che ho in casa, quell’uomo alto 197 centimetri che per farmi passare tre giorni tranquilla con le mie amiche venerdì appena uscito dall’ufficio è tornato a casa, si è cambiato in fretta, si è messo gli occhiali da sole, ha preso Guia e Benedetta ed è andato a stare in un hotel a Metz – 62 km da qui – ed è tornato ieri con la valigia piena di peluche paillettati per le bimbe e t-shirt di Uniqlo per me. Vorrei raccontare delle nostre telefonate, io gli dicevo «Ah, piove? E cosa fate quindi a Metz?» e lui mi rispondeva «Tu non ti preoccupare, pensa a divertirti».


Vorrei parlare di questi tre giorni, del passare il tempo con persone che vedo ogni due o tre anni ma che sento quotidianamente e di quella sensazione incredibile di sorellanza, una cosa che è diversa dalla fratellanza credo, una cosa che rende tutto naturale e istintivo e bello.


Vorrei raccontare di quando abbiamo inseguito il primo ministro lussemburghese e gli abbiamo chiesto una foto, anzi in realtà io prima ho chiesto l’autorizzazione a un signore della sicurezza, lui mi ha guardata sorridendo e mi ha detto «Non c’è bisogno che lo chieda a me, lo chieda pure a lui», vorrei raccontare della gentilezza di Bettel e di tutto ciò che comporta vivere in un paese guidato da una bella persona, una bella persona che ti fa venire voglia di migliorarti prima di lamentarti.


Vorrei raccontare del Lussemburgo in festa, di questo paese che nessuno sa mai dove sia (Ah quindi vivi in Belgio? E com’è il Lichtenstein? In che senso Granducato?) ma soprattutto di questo paese che tutti immaginano brutto e di cui tutti quando arrivano dicono «Non pensavo fosse così bello».
Vorrei raccontare delle migliaia di persone in giro per il centro, dei fuochi d’artificio, anche del panico che abbiamo provato trovandoci in mezzo a una marea di ragazze e ragazzi che ballavano musica techno sotto il palazzo del Granduca e non ci facevano passare, vorrei parlare di quando ci siamo perse, io ho preso un taxi per tornare a casa e dato che ci stavamo mettendo una vita, il tassista a metà percorso ha bloccato il tassametro perché «davvero, non posso farle pagare tutti questi soldi».
Vorrei parlare delle etichette che diamo non solo alle persone ma anche ai luoghi, di quanto viaggiare sia essenziale per provare quella sensazione fastidiosa e stupenda, quella di quando dici «Mi sbagliavo».


Vorrei parlare di quando ieri ho accompagnato all’aeroporto le mie quattro amiche, del mio tornare a casa con la voglia di piangere ma felice di rivedere la mia famiglia, di quel misto di tristezza e allegria che rende il cuore morbido e mi ricorda tanto quando piove e c’è il sole. Ogni volta, quando ci penso, penso anche a quello che arriva subito dopo: l’arcobaleno

Ti potrebbe interessare anche

Nessun commento

Lascia una Risposta