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Come una bambina grande

1 dicembre 2018

Come una bambina grandeTutti mi dicevano «Guarda che il tempo passa, non preoccuparti», io invece mi preoccupavo perché non avevo mai avuto esperienza di bambini impegnativi, Guia è sempre stata bravissima, ha sempre dormito, e invece Benedetta no, ma non è stato solo il dormire. Quando ero incinta Emiliano scherzando mi diceva «Se ha il tuo carattere siamo rovinati», e infatti così è stato: i primi tre anni sono stati faticosissimi, ovviamente fuori ho raccontato un decimo delle difficoltà, dei momenti in cui ho avuto voglia di piangere, di quelli in cui ho davvero pianto (in un ristorante in centro a Lussemburgo, in piedi in mezzo alla sala, con lei che urlava seduta per terra e due tizi che sbuffavano e mi intimavano a gesti di andare fuori, non racconterò cosa gli abbiamo poi detto noi), di quelli in cui ho pensato «Il tempo non passa mai, invece».

Uno dei suoi problemi era il non riuscire a farsi comprendere, parlava un misto di italiano francese e inglese incomprensibile (io ho questa straordinaria capacità di cambiare seicento scuole in due anni alle mie figlie, non sono mai contenta, fa tutto parte di quel mio bel carattere), a volte diceva delle cose e noi ci guardavamo interdetti e se le chiedevamo troppe volte di ripetere poi lei si arrabbiava tantissimo – vorrei vedere voi a vivere in una famiglia che NON VI CAPISCE, deve essere un po’ un’anticipazione dell’adolescenza.
A un certo punto abbiamo cominciato a fare la faccia di chi ha capito, tipo quella faccia che fai quando parli una lingua straniera e il tizio davanti a te dice qualcosa, tu non puoi chiedergli per la quarta volta di ripetere e allora annuisci con un sorriso di plastica e magari lui ti ha appena chiesto «Ma sei cretina?», e tu sorridi. Il punto è che in quei casi lei si arrabbiava ancora di più, urlava e piangeva perché come sappiamo i bambini sono piccoli ma non sono stupidi.

Sono arrivati i tre anni festeggiati in spiaggia con una Sacher del peso specifico del piombo perché se c’è una cosa che non so fare è scegliere le torte, lei fra l’altro non l’ha nemmeno mangiata, l’estate scorsa è stata l’estate più faticosa della mia vita (poi uno mi chiede «Ma perché negli ultimi mesi hai viaggiato così tanto?»), e poi però ha cominciato a parlare bene, a farsi capire, a farsi capire in questo bellissimo mix di italiano e francese che mi fa impazzire.
La scorsa notte è stata la sua prima notte in camera da sola, come i grandi, perché Guia si è spostata in quella accanto. Non è stato facile farla addormentare, ha voluto il suo peluche e anche la sua nuova felpa con l’unicorno glitterato da abbracciare, io andavo e venivo, non volevo restare lì, volevo che avesse la percezione di essere grande e infatti poi l’ho trovata addormentata, avvinghiata alla felpa, e ho pensato che è vero, il tempo passa, all’inizio sembra tutto difficile ma poi le cose cambiano, probabilmente ogni età dei bambini è difficile e bellissima ma in modi diversi.
Il punto è che non sono ancora cresciuta io, quindi ho tirato fuori il letto che sta sotto il suo, ho preso una coperta e ho dormito tutta la notte accanto a lei. Stamattina alle sei mi sono svegliata, ho rimesso a posto tutto, abbiamo preparato la colazione, ho detto «Benny, sei diventata grande, hai dormito in camera da sola!».
Sorrideva. Come una bambina grande.

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