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Il fado succede

12 novembre 2018

Lisboa FadoMi devo ricordare di raccontare di questa serata che ho passato in un minuscolo locale dell’Alfama ascoltando il fado. Non uno di quei ristoranti in cui tu entri, la signora canta, i signori suonano la chitarra, olà, boa noite, ciao, no. Un locale piccolo con quattro tavoli piccoli e una fadista, Rita, che di mestiere canta negli ospizi di Lisbona.
«Perché il fado negli ospizi?»
«Perché ci sono anziani che non riconoscono i figli, ma se sentono suonare e cantare il fado, si mettono a cantare anche loro, e sanno tutte le canzoni a memoria».

Mi devo ricordare di raccontare di questa serata, di Rita che suona la chitarra e canta, di Danielle, la ragazza australiana accanto a me, della coppia di francesi – lei sembrava un’attrice – dall’altra parte. Del secondo bicchiere di vino che arriva al nostro tavolo, «Non l’abbiamo ordinato», «É o senhor que ofrece», «Merci beaucoup» dico io, grazie, obrigada, thank you.

Rita ci racconta il fado, la sua storia, il suo essere sempre rifiutato, prima dalla società che non voleva sentire questa musica cantata da marinai e prostitute, dopo dalla società libera che non voleva ricordarsi della dittatura. Ci spiega che il fado non si programma, il fado succede, il fado acontece. Comincia a cantare e il suo viso si trasforma, io ho le lacrime agli occhi. Arriva Odette, è una signora che avrà settant’anni, forse di più, si mette a cantare anche lei, non ha voce ma ha anima. Odette non ha una casa, a volte va a dormire nella sala d’aspetto dell’ospedale per avere un tetto sotto il quale ripararsi. Odette canta e le leggi la sofferenza nella voce.

Nel frattempo questo vicolo dell’Alfama si è riempito di turisti, portoghesi, bambini. Rita ha lasciato la chitarra, un uomo la suona al suo posto, canta lei e canta una sua amica. Passa un signore anziano, ha pochi denti in bocca, sta tornando dalla passeggiata con il cane. Sente il fado dedicato alla sua Lisbona, Lisboa menina e moça, quel fado che è una dichiarazione d’amore alla città che è una ragazza amata. Canta anche lui. Canta male, malissimo, ma canta il fado, e chi se ne importa se sei intonato o no, il fado è una questione di cuore, non di voce.
I signori francesi accanto a me mi chiedono se vado mai a Parigi, ci scambiamo i numeri, ci vediamo presto. Anche lui sembra un attore, glielo dico, lui mi dice che in effetti vengono a Lisbona per sfuggire ai fan. Ride, rido, ride la moglie, bellissima.

Arriva un signore, avrà sessant’anni, non mi sembra portoghese. È da solo, si siede in disparte. Rita finisce una canzone.

E a sonhar – sonho imenso
Que tudo è felicidade
e tristeza não há.

Il signore si avvicina, dice una cosa a bassa voce all’uomo che suona la chitarra, si mettono d’accordo. Canta anche lui. Man mano la sua voce si fa più limpida e più forte. Rita sussurra «O senhor não è português!». Il signore è australiano, vive a Lisbona, studia il fado. Si sta preparando su due canzoni, una è quella che ha appena finito. Lo vorrei abbracciare, lo abbraccia Rita, lui ringrazia per gli applausi e per i complimenti, abbassa gli occhi, dice a Rita in inglese «Posso baciarti la mano?», lei risponde «Sì però te la bacio anche io». Si allontana, lo seguo con lo sguardo. Continuo a volerlo abbracciare.

Sono in questo vicolo minuscolo, l’uomo che suona la chitarra non sembra voler smettere, suona La vie en rose e My way, Rita dice che ora deve tornare a casa dai suoi tre figli, «Ne ho tre miei più quattro che ho cresciuto insieme a loro», non riesco a chiederle altro, chissà chi sono quei quattro, non lo so, magari mi inventerò una storia su di loro.
Mi sento in un crocevia di storie, non riesco a togliermi questa immagine dalla testa: un crocevia di storie. Vorrei stare seduta qua e osservare la gente per settimane, mesi. E poi magari prendere in mano una penna e cominciare a scrivere.

Il fado è stato inventato dai marinai che stavano mesi e mesi in mezzo all’oceano. Il fado non è musica colta, il fado è fatto di parole semplici. Il fado è fatto di queste serate in cui tutto succede, le persone si avvicinano, si abbracciano, hanno voglia di cantare, cantano. Poi tornano a casa, hanno il cuore più leggero, vanno a dormire, ciao, boa noite, ciao Lisbona, dormi pure tu, tu e la tua bellezza, tu e la tua malinconia.

Lisboa no meu amor, deitada
Cidade por minhas mãos despida
Lisboa menina e moça, amada
Cidade mulher da minha vida.

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