pensieri

Stanze buie

5 febbraio 2018

Stanze buie - 1

Mi hanno insegnato a cercare sempre il lato positivo delle cose, anche di quelle più dolorose.
Ho imparato negli anni – sbagliando, soffrendo, sbattendo contro porte chiuse – che l’unico modo per guarire è riderci su. Ridere di me, prima di tutto, e poi ridere delle situazioni. Ridere anche mentre si piange, che è una cosa triste e bellissima.
Ho imparato che quando si soffre ci sono cose vitali – ogni singolo messaggio, ogni singolo abbraccio – ma poi a un certo punto bisogna processare quella sofferenza da soli, e che ricominciare a regalare sorrisi è un atto di amicizia e di amore. E anche di egoismo: sorridere fa stare bene chi lo fa.

Ho incontrato persone che avevano sofferto tanto, e che non smettevano di ridere. Sono state le persone che mi hanno insegnato di più. Un giorno una di queste persone mi ha detto «Non esistono le classifiche del dolore. E sai perché? Perché certo, io ho vissuto un dolore grande, ma che ne so della tua vita? Potresti essere la mia migliore amica, e potrei comunque non sapere nulla delle tue sofferenze.»

Tendiamo sempre tutti a giudicare le vite degli altri come se conoscessimo ogni loro dettaglio. Tendiamo a usare il giudizio come uno scudo dietro al quale ci sentiamo sempre qualcosa in più degli altri.
La verità credo stia nella frase di quella mia amica rimasta orfana prestissimo: che ne so io della tua vita?
Abbiamo tutti piccoli e grandi dolori, abbiamo giorni difficili e anche giorni impossibili, abbiamo sofferenze che ad altri potrebbero sembrare inezie e che invece vanno ad appoggiarsi sulle nostre ferite aperte.

Siamo cumuli di storie che da fuori sembrano quasi sempre felici, ci piace dire che siamo forti e che supereremo ogni ostacolo, siamo cresciuti con la pubblicità dell’uomo che non deve chiedere mai, e poi piangiamo per una scena stupida di un episodio stupido di una serie stupida, e quelle lacrime tirano fuori il passato che fa ancora male e il futuro che ci fa paura.

Non esistono persone sempre felici, esistono persone che decidono di regalare sorrisi agli altri perché è così che si fa, perché i sorrisi sono regali.

Poi esistiamo noi – tutti noi – quando nessuno ci vede. Esistono le nostre fobie, le nostre manie, le paure che non ci fanno addormentare la sera, i ricordi che pungono e ci fanno sanguinare ogni volta, le difficoltà nel rispondere «Tutto bene, grazie, e tu?».

Ed è anche solo per questo, per le nostre stanze buie, quelle stanze buie che ognuno di noi ha, che dovremmo rispettare chi incontriamo ogni giorno, lontano o vicino che sia, amico, collega, parente o sconosciuto. Dovremmo rispettarlo in modo profondo e chiederci ogni volta «Che ne so io della sua vita?».

(Il mio papà se n’è andato a fine gennaio. È stato ed è un dolore grandissimo ma oggi c’è il sole e i sorrisi torneranno presto)

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6 Commenti

  • Rispondi Dario 5 febbraio 2018 at 20:32

    Non ti conosco ma ho solo letto il tuo meraviglioso libro.
    Ti abbraccio.

  • Rispondi Kiara Koala 6 febbraio 2018 at 15:20

    Ti conosco anche io attraverso la tua scrittura meravigliosa…e non posso che sentirmi vicina a te, e stringerti a distanza in un grande abbraccio. Forza forza!

  • Rispondi Dan(iela) 9 febbraio 2018 at 12:39

    Ti seguo in silenzio qui e su FB, mi dispiace per la tua perdita. Ti abbraccio.

    • Rispondi Valentina Stella 14 febbraio 2018 at 19:18

      Ciao Daniela, scusami, in questi giorni un po’ confusi non ho approvato subito il tuo commento. Grazie mille <3

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