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Montagne russe

8 agosto 2017

MontagneRusseSono rimasti abbracciati tutto il pomeriggio. Attorno a loro il caos della spiaggia, il caldo, i bambini che correvano impanati di sabbia e sale, le urla dei genitori, Pietro non ti allontanare, Sofia non puoi ancora fare il bagno, i ragazzini che giocavano a calcio in acqua schizzando le signore che entravano nel mare sperando di potersi bagnare prima un braccio, poi l’altro, poi la pancia, poi tutto il corpo ma non la testa, ché ho appena fatto la piega.
Avevano più o meno la stessa età, non più di sedici anni. Erano seduti sul lettino, appiccicati, avvolti in un asciugamano con cui si asciugavano a vicenda le lacrime. Hanno pianto tutto il pomeriggio.
Piangevano e si baciavano. Non c’era spazio per nient’altro in quel metro quadro scarso occupato dai loro corpi, l’asciugamano era il loro muro invalicabile. Fuori il sole, dentro la loro disperazione.
L’abbiamo saputo dagli ombrelloni vicini, lui doveva partire il giorno dopo.
Lei aveva i riccioli neri raccolti in una coda e nascondeva il viso in quel rifugio che sta fra il mento e la spalla della persona che ami.
Lui la stringeva e le diceva cose che nessuno poteva sentire. Sul collo di ognuno dei due c’erano mille succhiotti, dichiarazioni di passione e d’orgoglio che a sedici anni sono l’amore che non teme nessuno.
Lui ieri è partito, e lei è rimasta tutto il giorno fra l’ombrellone e il mare, con lo sguardo triste perso verso l’orizzonte.
Oggi era di nuovo lì. Io ero sulla battigia con la mia bambina impanata di sabbia e di sale e l’ho vista, era con due sue amiche. Una di loro aveva il telefono in mano e stava facendo sentire una canzone. Lei ha fatto un balletto e sono scoppiate a ridere e poi si sono tuffate in acqua schizzando tutti. Quando è riemersa, era bellissima con quei boccoli neri sulle spalle e il sorriso che splendeva sulla pelle abbronzata.
Io sono sicura che non l’abbia scordato, sono sicura che il suo cuore sia rimasto lì, in quel metro quadro scarso chiuso in un asciugamano.
Ma la bellezza di quell’età che è fatta di montagne russe percorse a occhi chiusi sta proprio lì, nel piangere, disperarsi, vedere il mondo che finisce e poi scoppiare a ridere per caso, tuffarsi in acqua e riemergere felici.

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