New York passato pensieri

Tutto in fretta

2 febbraio 2017

Io in un punto imprecisato dello stato di New York nel 2008, dopo aver visitato un ritrovo dei Ching-A-Ling nel Bronx.

Ogni volta che smetto di scrivere su Facebook, immediato mi arriva il rimbalzo: ho più voglia di scrivere qua e in altri posti (tipo su word: ho finalmente iniziato una cosa che potrebbe trasformarsi in un romanzo!). Deve essere qualcosa di istintivo, di naturale, non so.

So che ho appena visto in un articolo la foto del palazzo del New York Times a New York e ho avuto un tuffo al cuore. Da sola in casa, ho detto a voce alta «Quanto cavolo sono cambiata».
Per me quel palazzo vuol dire tanti anni fa, vuol dire gli anni dal 2004 al 2008, gli anni in cui andavo in America spessissimo per lavoro . A New York andavo due o tre volte all’anno e in qualche modo mi capitava sempre di passare davanti a quel palazzo. Me la ricordo bene la prima volta: stavo attraversando la strada, alzai lo sguardo verso quella scritta e pensai solo WOW. Con il tempo diventò un punto di riferimento, uno di quei posti per cui alzi sempre lo sguardo, sempre.

Erano gli anni in cui non avevo un fidanzato. Appena uscita da una storia lunga e importante, mi ero buttata in un lavoro che adoravo, in quei viaggi stancanti sì, ma soprattutto divertenti e interessanti. Amavo viaggiare anche da sola, amavo quel momento in cui arrivavo a Caselle, normalmente molto presto di mattina, mi compravo mille riviste, mangiavo una focaccina e poi mi sedevo al gate ad aspettare: volo su Francoforte o Monaco e poi via, dall’altra parte dell’oceano.
Non avevo un fidanzato, avevo persone che arrivavano e restavano poco nella mia vita. La mia vita era già così piena, era difficile farci stare qualcuno, dargli importanza e amore (e poi ovviamente mi lasciavano tutti, ma vabbè, questa è un’altra storia 😀 ). Ero sicura che non avrei mai trovato la persona giusta e quindi non avrei mai avuto figli. Che ti importa di una famiglia quando hai un lavoro entusiasmante, un’azienda che ti accoglie e ti fa sentire sempre al sicuro, mille viaggi da fare e tanti amici con cui ridere? Rimasi sicura che la mia vita sarebbe stata sempre così fino a quando, proprio durante uno di quei voli, mi resi conto di avere accanto l’uomo della mia vita, e poi tutto accadde meravigliosamente in fretta.

«A te non poteva che capitare così, Vale: tutto in fretta» mi disse poco tempo dopo una delle mie migliori amiche.

C’è sempre un pezzo di ciò che eravamo tanti anni fa che rimane sveglio e luccicante dentro di noi. Lo vedo quando parlo con mio marito del suo lavoro, o quando in ciò che scrivo infilo qualcuno che immancabilmente lavora in un’azienda, guarda caso proprio nel marketing. Lo vedo quando ci diciamo «Pensiamo alle prossime vacanze» e prima di tutto io immagino un viaggio dall’altra parte dell’oceano. Lo vedo quando leggo un articolo con le lenti di ciò che ho imparato all’università e in ufficio. L’ho visto, enorme, quel pezzo di ciò che ero,  nel mio viaggio in Louisiana.

Ciò che non sono mai riuscita a capire è quanto della me di ora ci fosse nella Valentina di quegli anni. Quanto il dire che non avrei mai avuto figli nascondesse in realtà la voglia di averli. Quanto della Valentina che oggi legge, racconta, scrive, fosse fra le strade di New York nel 2006.
Scrivevo pensieri, cose piccole, un po’ ovunque. Ho libri pieni di appunti scritti in fondo, sulle pagine bianche. Scrivevo in aereo, mi faceva stare bene. Ma non ho mai pensato di poter davvero raccontare qualcosa a qualcuno. Non ero abituata, del resto, a raccontarmi: esisteva il web, i social erano solo all’inizio. Sapevo che la mia vita sarebbe stata sempre così: fra l’ufficio e gli aeroporti, con i miei gatti ad aspettarmi a casa.

Se passassi adesso davanti a quel palazzo rimarrei impietrita, in adorazione di un luogo pieno di parole. Pieno di persone che escono da lì e vanno in giro per il mondo a raccogliere e raccontare storie.
In quegli anni era solo uno dei marchi storici di New York, una di quelle cose grandi che ti fanno capire di essere in America.

Siamo fatti di tanti strati, noi esseri umani. Siamo così mutevoli, così fragili, anche quando ci sentiamo infrangibili.
E siamo così pieni di sorprese, anche quando pensiamo che nulla potrà mai farci cambiare strada.

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1 Commento

  • Rispondi Silvia Azzolina 3 febbraio 2017 at 11:31

    Ho sempre avuto fretta, anche io. La cosa che avevo in mente, doveva succedere subito o piuttosto mai.
    Sono sempre successe subito, spesso mi sono resa conto che, con più tempo, le avrei fatte meglio.

    Ora la vita coi figli invece mi sembra frenetica, ma al di fuori di loro, sembra succedere così poco. Forse è quello che capita quando non hai tempo.
    Non so cosa sto dicendo, ma l’ho detto lo stesso.

    (bello anche commentare qua, per una volta, invece che là, su FB)

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