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Lei voleva fare l’idraulico

11 novembre 2016

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C’era una ragazza, qualche anno fa. Lavorava per una piccola azienda. Aveva studiato Economia e Commercio, aveva fatto un master in marketing. Il suo capo la stimava molto. Poi un giorno andarono in Francia per una trasferta, uscirono a cena, tornarono in hotel, lei si chiuse la porta dietro le spalle e pensò «Che bello instaurare un rapporto di amicizia con un capo». Le suonò il telefono, aprì il messaggio. Che bella chiacchierata. Vuoi venire in camera mia?
Lei non rispose, non riuscì a dormire, la mattina dopo incontrò lui a colazione, fecero finta di nulla, passarono i mesi, arrivò qualche altro messaggio, tantissimi sguardi, e poi finalmente lei trovò un altro lavoro. Un lavoro diverso, meno appassionante, ma lontano da lui.

C’era un’altra ragazza, in un’altra città. Era ingegnere e lavorava in un’impresa di costruzioni. Si era divertita tantissimo a studiare al Politecnico, aveva preso 110 e lode ed era stata assunta in quell’impresa proprio dal professore con il quale aveva fatto la tesi.
Cominciò a lavorare con l’entusiasmo dei 25 anni e con la stima di quel professore che aveva 20 anni più di lei, una moglie e due figlie. Passò qualche mese, e diventò molto amica della segretaria del suo ufficio, che un lunedì a pranzo le disse «Scusami ma te lo devo dire: qui tutti sono convinti che tu stia insieme a lui». Quella ragazza pensò al giorno prima, alla domenica che aveva passato a casa del suo professore a giocare con le sue figlie e a chiacchierare con la moglie.
Le disse «Ci stimiamo. Non abbiamo una storia. Sua moglie ed io ci vogliamo bene».
Quel giorno cominciò a capire certi sguardi, certe risate soffocate quando rientrava dopo una riunione fuori dall’ufficio con lui. Lui era il fratello maggiore che non aveva mai avuto, ed era un uomo competente e serio che le stava insegnando una professione. Si chiese cosa sarebbe successo se fosse stata un uomo. Non sarebbe successo nulla, si rispose. Nessuno avrebbe commentato.

C’è un’altra ragazza, che è una donna ed è dirigente in una grande azienda. È molto brava nel suo lavoro, e ha due figli di 2 e 4 anni. Lavora sempre lì, non ha mai mollato perché il lavoro è una sua grande passione, perché è felice di farlo e perché nonostante tutto è una bella azienda.
Nonostante:
«Francesca, per favore, ti occupi tu del caffè?» in una riunione di soli uomini e lei.
«Francesca, sai, io non so se questa posizione fa per te, dato che dovresti viaggiare molto, e tu hai due figli».
«Francesca, so che sei molto preparata, ma la promozione quest’anno – e quest’anno – e quest’anno ancora – tocca a lui – lui – lui»
«Francesca, capisco che tu abbia la distrazione della famiglia fuori di qui, però ecco, sii più presente».
«Francesca, a volte sei così dura in ufficio! Dov’è il tuo istinto materno?»

C’era una bambina, qualche anno fa. Ai pranzi di Natale e di Pasqua arrivava sempre, puntualissima, la domanda dei parenti «E tu cosa vuoi fare da grande?»
A lei piaceva l’acqua. Quando aveva cinque anni aveva tagliato tutto il tubo della pompa della casa in campagna e con una bacinella e dei pezzetti di legno aveva costruito un lavandino sotto un albero. Non funzionava, ma sapeva che prima o poi l’avrebbe fatto funzionare.
«Voglio fare l’idraulico!». Ogni volta, puntuali, le risate di tutti. E la mamma si affrettava a specificare «Ma non è un mestiere da donne! Beh, vedremo cosa vorrà fare, intanto quest’anno sta facendo un ottimo corso di danza classica».
Quella bambina ha mollato la danza, ha studiato lettere e ora lavora come segretaria in uno studio medico.
Ha pensato che non sarebbe mai potuta diventare un idraulico, lei, che è una donna.

C’è una ragazza su cinque, secondo le statistiche, che nei college americani è vittima di violenza sessuale. Nei college americani vuol dire all’interno dei campus. Una ragazza su cinque.

Ci sono migliaia di donne che restano lì, in attesa del loro turno, ferme a guardare i loro colleghi maschi che guadagnano di più, fanno più carriera, e magari sono genitori esattamente come sono loro.

Ci sono migliaia di donne che studiano tantissimo, passano notti sui libri, perdono amicizie e pezzi di vita perché hanno un sogno e lo vogliono realizzare, e poi vedono quel sogno fra le mani di uomini meno competenti di loro.

Ci sono migliaia di donne che si chiedono perché nel 2016 una donna debba essere molto più preparata di un uomo per ottenere la stessa posizione, e poi si chiedono anche perché, una volta raggiunta quella posizione, probabilmente il suo stipendio sarà più basso di quello di un uomo.

Ci sono migliaia di donne che si fanno tutte queste domande mentre preparano i figli la mattina, infilano merende negli zaini, lasciano la suoneria alta perché la scuola potrebbe chiamarle, corrono in macchina per andare a prenderli, cantano, ridono, baciano, stringono, leggono favole.

Ci sono migliaia di donne che poi, stanche, rinunciano ai loro sogni.

Ci sono milioni di donne che tre giorni fa hanno votato Hillary Clinton perché il sogno di una donna Presidente degli Stati Uniti era anche un po’ il loro sogno.

Ci sono milioni di donne che però non l’hanno votata, e hanno votato un uomo che afferma che bisogna grab them by the p***y. 

Lui ha vinto, lei ha perso, e poi ha detto questo:

«To all the little girls who are watching this: never doubt that you are valuable and powerful and deserving of every chance and opportunity in the world to pursue and achieve your own dreams»

E le lacrime di Michelle Wolf sono le mie, quando dice «The saddest thing I heard all day is that we have to be reminded of that». 

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5 Commenti

  • Rispondi Mimma 11 novembre 2016 at 12:55

    Grandissima !!! Bellissimo post . E condivido tutto. Grande grandissima delusione .

  • Rispondi Gisella 14 novembre 2016 at 8:26

    Bellissimo. Te lo dico col cuore

  • Rispondi NonPuòEssereVero 7 dicembre 2016 at 16:08

    Meraviglioso!

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