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Quella volta che un fidanzato mi ha lasciata il giorno del mio trentesimo compleanno

6 ottobre 2016

trentesimocompleanno

Ci sono ricorrenze che non vanno dimenticate. Come i 30 anni. Che dire dei 30 anni? Non sono leggeri e spensierati come i 20, non sono pesanti come i 40.
Quando una donna compie 30 anni sa quello che vuole, eppure sogna ancora tutti i tipi di futuro che potrà avere. Sa come raggiungere i suoi obiettivi, ma ha ancora nel cuore quell’ottimismo e quell’allegria che la accompagneranno ai 40.

Io a 29 anni, 11 mesi e 30 giorni, ero molto felice.
Avevo un lavoro appassionante che mi faceva girare il mondo, avevo un trolley sempre pronto all’ingresso, vivevo in una mansarda dalla quale guardavo i tetti rossi del centro di Torino fumando una sigaretta e bevendo un bicchiere di vino rosso, e soprattutto mi ero appena messa con un ragazzo – Carlo – che mi sembrava perfetto per me.

Perché a 30 anni, se non hai ancora incontrato l’uomo della tua vita, ti sembra di vederlo ovunque.

Carlo mi disse che il 10 ottobre, per festeggiare il mio compleanno, mi avrebbe portata a mangiare al ristorante giapponese dove eravamo andati la prima volta. Mi sembrò un pensiero fantastico, e mi preparai con la stessa eccitazione di quella prima cena. Erano passati solo quattro mesi, una vacanza insieme in Grecia e tantissime chiacchiere di notte, sul letto, accanto ai suoi due cani.

Venne a prendermi in orario, e sì, certo, era un po’ strano quella sera – non ci vedevamo da una settimana per una mia trasferta di lavoro – ma era come sempre bello e simpatico.
Ci sedemmo uno di fronte all’altra, e guardandomi attorno, osservando i quadri che in quel ristorante stanno appesi da almeno dieci anni, evitai di dirgli che c’ero già stata con almeno altri tre fidanzati. Non volevo urtare la sua sensibilità.
Cominciai a parlare. Parlai del mio viaggio a New York, dell’autunno a Central Park che non era ancora arrivato, della sensazione di essere al centro del mondo ogni volta che mi trovavo a Manhattan e di mille altri argomenti che continuavo a tirare fuori dal cilindro come un mago ipercinetico.
Lui annuiva. Abbozzava qualche sorriso. E mangiava.
Era taciturno, sì, e a osservarlo bene non aveva un’aria molto allegra, ma può capitare, è normale, e poi, vabbè, gli sarò mancata, e sarà emozionato, pensavo.
Pagò il conto, e disse: «Andiamo da me?» come sempre, da quando ci eravamo messi insieme.

Inebriata dal vino bianco fruttato, continuai a parlare anche in auto. Accanto a me, due mani, un volante e un profilo molto silenzioso.
Aprì la porta di casa e mi disse: «Ora ti porto i regali. Siediti sul divano, vado solo a mettermi comodo».
Io mi sedetti e, osservando il muro rosso fuoco davanti a me, cominciai a immaginare quale regalo mi avrebbe portato il mio fidanzato tanto attento e premuroso. Pensai alle parole della mia amica Francesca, che mi aveva detto che per i 30 anni si dovrebbe sempre regalare qualcosa che rimanga. «Che so, un paio di orecchini, un bracciale, una collana. O un ciondolo. Vale, sono i TRENT’ANNI, non un compleanno qualsiasi».
Arrivò scendendo le scale. Per mettersi comodo aveva indossato i pantaloni del pigiama e una t-shirt. Quindi si sedette accanto a me.

Io, tutta truccata, con addosso un abitino nero elegante. Lui in pigiama.

Tirò fuori due pacchetti. Uno era un libro, si vedeva subito. Un altro – eccolo lì! – poteva proprio essere un gioiello.
Partii dal libro. Era grosso, uno di quei coffee table book di cui sai a memoria la copertina, e che potrebbero essere anche fatti di cartongesso dentro, tanto non li leggerai mai.
«Amore, grazie!» dissi scoprendo un favoloso libro sul tè, che non avrei mai aperto. «Grazie, è fantastico!».
Mi sorrise. Stanco. È stanco, ovvio, poverino, pensai.
«Ora apro questo» dissi io, guardandolo già con gratitudine e passione.
Era una fotocamera. Una fotocamera compatta. Piccola. Una Olympus. E no, a me di fare fotografie all’epoca non importava proprio nulla.
«Grazie!» riuscii a dire, non trovando nient’altro, nemmeno un: Era proprio quella che volevo!.
«La tua è così vecchia» mi disse lui.
«Sì, beh. In effetti… sì. È vecchia» risposi sempre più a bassa voce. «E…» cominciai, cercando veloce con gli occhi se per caso c’era un altro pacchetto nascosto da qualche parte. «E… grazie amore, che compleanno stupendo!».
«Prego» mi disse lui accarezzandomi la testa con la mano, mentre con l’altra stava accendendo la televisione.
Lo speaker del telegiornale della notte mandò in onda due servizi, e poi finalmente io riuscii a trovare il coraggio.
«Amore…» e lo sapevo, sapevo che non avrei dovuto chiedere: C’è qualcosa che non va?, perché era chiaro, era palese che ci fosse qualcosa che non andava. Ed era il mio trentesimo compleanno, e solo una pazza masochista avrebbe fatto quella domanda.
«Senti… c’è qualcosa che non va?».
Abbassò gli occhi e osservò il telecomando che teneva in mano. «No, niente».

Dai, Vale, ti ha detto che non ha niente, lascia stare. Guarda con entusiasmo un telegiornale con il tuo fidanzato in pigiama accanto, la notte del tuo trentesimo compleanno, tenendo fra le braccia una fotocamera che non ti serve e un libro che non aprirai mai, poi vai a dormire e pensaci domani.
Lascia stare, pensa ad altro.

«Carlo, per favore. Dimmi la verità».
«Vale… ecco… io non so se voglio più stare con te».
«E me lo dici il giorno del mio trentesimo compleanno?»
«Veramente io non ti avrei detto nulla stasera, ma tu hai insistito per saperlo».
Mi sono sempre chiesta cosa sarebbe successo se non avessi insistito. Forse mi avrebbe lasciata la notte di Natale, qualche mese dopo.

(Il 10/10 compio 40 anni. Fra qualche giorno sarò a festeggiare con mio marito, il padre delle mie due bambine, probabilmente in un ristorante giapponese. Se a un certo punto tira fuori un pacchetto che assomiglia a un libro, ribalto il tavolo e comincio a correre).

Questo è uno dei capitoli di Se mi lascia non vale, l’ebook che ho scritto per Zandegù nel 2014, una raccolta di tutti i Lasciatori – tanti! – che ho incontrato nella vita 🙂 

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4 Commenti

  • Rispondi Gisella 6 ottobre 2016 at 13:50

    Appassionante….
    Anche se… porca miseria, poteva aspettare almeno ul giorno successivo. ….☺

  • Rispondi Giupy 16 dicembre 2016 at 19:09

    No vabbe’, lasciare qualcuno il giorno del trentesimo compleanno non si puo’ sentire…
    Pero’ questa frase mi piace molto: “Quando una donna compie 30 anni sa quello che vuole, eppure sogna ancora tutti i tipi di futuro che potrà avere.”
    Perche’ ho trent’anni da poco e mi sento cosi’. Detto cio’, speriamo che il moroso non mi molli al prossimo…

    • Rispondi Valentina Stella 18 dicembre 2016 at 14:02

      No, non succederà!!! Per fortuna ci sono pochi uomini con quel “coraggio”! 🙂

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