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Libri – agosto 2016

12 settembre 2016

 

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Sì, è stata l’estate più faticosa della mia vita. Sì, ho rincorso un coccodrillino che gattonava per la spiaggia entrando e uscendo dall’acqua e cercando di divorare tutta la sabbia. Sì, questa è l’età (Benedetta ha compiuto un anno il 7 agosto) in cui non puoi perderli di vista un momento.

Però. Però sono riuscita a leggere. Se me l’avessero detto un anno fa non ci avrei creduto. E invece è successo. Complice quella cosa sacra, meravigliosa e imperdibile che si chiama riposino pomeridiano, sono riuscita a leggere come poche altre volte nella vita.

MI CHIAMO LUCY BARTON – Elizabeth Strout

Di Elizabeth Strout mi avevano parlato tante volte durante le lezioni di scrittura, io più che comprare Olive Kitteridge non avevo fatto molto. Pensavo sì, sarà brava, ma che sarà mai, prima o poi la leggerò. Poi mi sono innamorata della copertina di Mi chiamo Lucy Barton, l’ho acquistato e letto nel giro di tre giorni, l’ho amato, ma soprattutto ho capito perché ne avevo sentito parlare dai miei insegnanti.
Il libro parla di una madre e una figlia, e della storia di una famiglia. Adoro la dimensione del ricordo, adoro usarla per scrivere e adoro trovarla nei libri che leggo, e qui è proprio il ricordo a definire – e a ridefinire – il rapporto fra le due protagoniste.
È un libro sussurrato ma fortissimo. Come sono le donne, spesso.

TINA – Alessio Torino

Al mare, verso fine agosto, sono arrivate le meduse. C’è stato un giorno in cui ho sentito tutti in spiaggia parlare dell’emergenza meduse, e allora per un secondo mi è sembrato di vedere Tina fra gli amici di Guia. Tina però non era in Liguria, Tina è a Pantelleria, con sua sorella e la sua mamma. Il suo papà non c’è, perché questo per lei – per loro – è un momento speciale, la loro famiglia si sta sbriciolando, e sì, c’è il sole, c’è il mare blu, c’è la leggerezza dell’estate quando sei bambino, ma c’è anche il dolore nelle parole e negli occhi di una mamma. Tina pesca meduse con il suo retino, e intorno a lei ruota un paesaggio incantevole e straziante fatto di sole, mare e personaggi in qualche modo alla deriva.
È un libro che ti scava dentro e rimane lì, vicino al cuore. Un libro che ti porta il vento caldo ma anche la profondità e la spietatezza dell’estate.

IL RUMORE DELLE COSE CHE INIZIANO – Evita Greco

La mia torta nuziale non era una torta: era fatta di tante sfere di meringa che dentro avevano panna e fragole. Questo libro è qualcosa di delicato, come una sfera fatta di meringa, o di zucchero. Lo cominci e ami i personaggi e i loro legami e i loro colori sfumati. Ami Ada e la nonna Teresa, e nei loro ricordi rileggi un po’ della tenerezza della tua infanzia. È quando poi spezzi quel rivestimento e arrivi al nocciolo che trovi i sentimenti più profondi, trovi l’amore quando fa male, il dolore, e la morte. E la dignità della sofferenza, anche quando diventa disperazione. Ma trovi anche la speranza in un albero che nasce, e nella forza di chi è stato cresciuto con amore e saggezza.
È un libro che ti lascia, sparsi nel cuore, tutti i suoi personaggi, il rossetto di Teresa, e la voglia di fare attenzione al rumore delle cose, quando iniziano. Ma anche il desiderio di stringere un po’ più forte le persone che ami, la prossima volta che le incontri.

A PROPOSITO DI GRACE – Anthony Doerr

Ho un debole per i libri nei quali i personaggi si spostano da un luogo all’altro degli Stati Uniti. Mi piace l’idea di viaggiare con chi scrive, e anche in questo caso ho amato seguire il protagonista, David Winkler, nato in Alaska ma destinato a vedere altri luoghi dell’America per scappare – letteralmente – dai suoi sogni. Il libro è lungo, ricco di descrizioni che ti trasportano dal mare dei tropici ai fiocchi di neve uno diverso dall’altro dell’Alaska, e lui – Winkler – è l’eroe/non eroe di questa Odissea. Un uomo imperfetto, che a tratti ti viene da odiare e che allo stesso tempo speri si salvi sempre, fino alla fine.
È un libro denso, che sa portarti via e farti viaggiare.

MAIGRET – Georges Simenon

Poi a un certo punto, come ogni estate, come quando da ragazzina divoravo i libri di Agatha Christie, mi è venuta voglia di leggere un giallo. Maigret non è nemmeno raccontabile: è la perfezione, per me che amo la scrittura asciutta ed essenziale, e non amo troppo le metafore e le descrizioni (quando leggo, perché quando scrivo è diverso 😀 ).
Nei gialli di Simenon – considerato anche lui un maestro di scrittura – c’è Maigret, c’è Parigi, e ci sono poche parole che raccontano fatti e sentimenti. E per me è questa la perfezione.

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