amore

Amarsi bene

2 giugno 2016

Amarsi bene

Sono nata e cresciuta in un quartiere che era quasi come un paese, bellissimo e particolare: c’era una parrocchia in mezzo, poi un asilo nido, una scuola materna, una scuola primaria e una secondaria, dei giardini, e tanti palazzi alti dieci piani in cui abitavano famiglie con figli più o meno della stessa età. Era un quartiere in cui c’era tutto, compreso l’ipermercato, che arrivò negli anni ’90 con grande stupore di tutti, soprattutto degli anziani, che si presentavano (e si presentano) dieci minuti prima dell’apertura, pronti, con le mani sul carrello e l’urgenza di comprare un pacco di biscotti. Quell’ipermercato oggi si chiama Carrefour ma no, per noi si chiamerà sempre Continente.

Il parroco aveva l’età dei nostri genitori e aveva creato una dimensione che andava al di là della messa la domenica e l’oratorio al pomeriggio: la parrocchia era un’estensione delle nostre case. Era il posto in cui andavamo – chi più credente, chi meno, chi quasi per nulla – a passare il tempo, a chiacchierare, anche a pregare ovviamente, a cantare, a riflettere. Lui era il prete meno prete che io abbia mai conosciuto: era un padre, un amico, un viaggiatore, un uomo curioso e pieno di coraggio. Il coraggio di portare cento bambini a Ponza durante un campo estivo e farli dormire nella terrazza di una discoteca abbandonata, sotto la luna piena. O di farli dormire su una spiaggia di Sabaudia ma solo fino alle cinque del mattino perché poi in fretta, via veloci perché è vietato fare campeggio da quelle parti e se ci becca la polizia è un casino.

Quando avevo 15 anni durante un campo estivo una mia amica gli fece delle domande sull’innamoramento. Gli chiese «Ma noi come facciamo a sapere se il ragazzo con cui stiamo è quello giusto?».

Lui le rispose in modo semplice. Le disse che quando ti innamori devi vedere cosa diventi tu. Che se migliori, se diventi più gentile, più accogliente, più serena, più innamorata della vita, allora forse quella è una persona con cui stai bene. Le disse che l’amore tormentato, quello che ti fa sentire viva e che però a volte ti schiaccia sul divano togliendoti la voglia di respirare, quell’amore che ti fa ridere ma anche piangere disperata e ti spinge a rispondere male a tutti, e a odiare tutti, e a pensare che tutti ti stiano odiando, beh, quell’amore non è amore. Che se per amare hai bisogno di detestare il mondo, allora forse quella non è una persona che ti ama bene, o tu non ami bene lei.

Amarsi bene, amarsi bene non è per niente facile, non lo è mai stato per me, che ho sempre adorato le montagne russe dei rapporti, e poi, quando ho incontrato l’uomo con il quale sono davvero felice, ho capito che si vive molto meglio senza quel rotolare giù per diventare minuscola, schiacciata sul divano. E ho capito che non c’è confronto: è molto più divertente una strada dritta e lunga verso l’orizzonte di un ottovolante che ti riporta sempre allo stesso punto.

Quando è uscito Il resto è ossigeno ho chiesto alle mie amiche perché secondo loro si sta insieme dopo tanti anni. Io non ho risposto, ma se dovessi farlo ora userei le parole di quello che è stato un mio secondo papà. Si sta insieme, ci si ama bene, perché si è la versione migliore di noi stessi.

Ti potrebbe interessare anche

1 Commento

  • Rispondi Top post dal mondo expat #30.5.16 | Mamma in Oriente | Mamma in Oriente 7 giugno 2016 at 14:52

    […] “Amarsi bene” del blog “Bellezza rara” dal […]

  • Lascia una Risposta