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Questione di muscoli

27 gennaio 2016

Questione di muscoli

Ieri sono caduta in casa. Sulle scale, ho messo male un piede. Succede. Avevo in braccio Benedetta e per fortuna sono riuscita a trattenerla, per fortuna ero sul penultimo gradino, per fortuna stiamo tutti bene. Ho una caviglia e un ginocchio accartocciati e oggi vado a farmi vedere, ma poteva andare molto peggio. Con me c’era Guia, che ormai è una bambina grande, ed è stata tenerissima. Ci ha abbracciate, ha chiamato il suo babbo con il mio telefono, mi ha aiutata a rialzarmi.

Pensavo, stanotte. Pensavo a quelle mie amiche che quando mi sono trasferita e ho partorito qua mi hanno detto «Sei stata coraggiosa», e io rispondevo «Mah, sì, insomma, mi diverto». È vero, io a cambiare mi diverto. Non che ami i traslochi, per carità, ma mi piacciono le novità, mi piace conoscere posti e persone nuove, mi piace imparare lingue diverse dalla mia (persino il lussemburghese). E poi c’è questa cosa di quando sei nel mezzo di un cambiamento forte: non te ne accorgi, sei troppo impegnata a fare. Non rifletti sul tuo coraggio, al limite lo usi. E non so nemmeno se il mio sia stato coraggio. Il coraggio vero è di chi molla tutto perché minacciato dalla povertà e dalla guerra e affronta il mare gelido di notte pur di cercare di offrire un futuro ai figli, e non ha nessuno che lo aiuti a trovare una casa nel paese in cui andrà, e forse quel paese gli sarà sempre ostile.

Pensavo, però, che comunque ci sono momenti in cui qualcosa ti dice che non è tutto facile. Tipo ieri, seduta in fondo alle scale, con il cuore impazzito, Benedetta che sorrideva ancora stretta a me e Guia che mi accarezzava, ho avuto la tentazione di chiamare la mia mamma subito, di chiederle di venire da me. E ho avuto la consapevolezza, per la prima volta, di essere lontana. Poi passa, per fortuna, come passa il dolore della botta e si trasforma in una sensazione strana, come di un muscolo indolenzito. Anche la mancanza passa, annegata da tutto il bello che c’è qua, dalle nuove amicizie che sono già diventate insostituibili, e dalla sensazione di essere ancora più famiglia di prima, e si trasforma in qualcosa che non è nostalgia e non è tristezza ma è come quando hai un muscolo – il cuore – che a volte si fa più veloce, e ti dice che non sei sempre forte come credi, e come credono.

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7 Commenti

  • Rispondi Francesca 27 gennaio 2016 at 11:12

    Caspita!!!!! Per fortuna la tua bimba sta bene!!! È capitata la stessa cosa a me qualche mese fa, non ci siamo fatti nulla…giusto io un po’ la caviglia, ma vabbe’! Più che altro, uno spavento enorme!! Ma perché non prendi un aiuto in casa o qualcuno che ti dia una mano con le bimbe? Non è facile fare tutto da sole….un abbraccio a te e alla tua bimba 🙂 Francy!

    • Rispondi Valentina Stella 27 gennaio 2016 at 17:39

      Ciao Francesca! In realtà ho avuto una persona che mi ha aiutata per un po’ ma poi speravo di farcela da sola…mi sa che devo ripensarci 🙂
      Un abbraccio a te!

  • Rispondi Martha 27 gennaio 2016 at 11:20

    Sempre a voler dimostrare a tutti che siamo forti e ce la facciamo nonostante tutto..ma a volte fa bene anche fermarsi e farsi coccolare ancora anche noi.
    baci
    ps che meraviglia il Lussemburgo visto dai tuoi occhi!
    Grazie

    Martha

    • Rispondi Valentina Stella 27 gennaio 2016 at 17:40

      Hai ragione, bisognerebbe fermarsi più spesso…
      Grazie cara Martha, cerco di vedere i lati positivi del Lussemburgo, e devo dire che ce ne sono!
      Un abbraccio!

  • Rispondi Claudia 28 gennaio 2016 at 21:49

    Vero…quando sei dentro I cambiamenti usi tutte le energie che hai e non ti rendi conto della lontananza, delle difficoltà, dell’essere madre e moglie. Poi accade che all’improvviso la forza ti manca e vorresti correre via, lontano, tornare indietro e ti senti piccola, come i tuoi figli, vorresti coccole e protezione…si son momenti, ma passano e tu ritorni più forte di prima. Bello il blog

  • Rispondi Top post dal mondo expat #25.1.16 | Mamma in Oriente 3 febbraio 2016 at 15:18

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