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Neve fragile

24 novembre 2015

Il tempo di un sogno

Guia è uscita da scuola, siamo salite in macchina e sul parabrezza abbiamo visto la neve. La prima neve da quando siamo qua, la prima neve a novembre da tanti anni. Le ho detto «Ora cerco delle canzoni di Natale», ed è arrivata Mariah Carey con All I want for Christmas is you, ma prima ancora che finisse ho visto Oh Happy Day, e ho schiacciato play.

E mi sono ritrovata lì, al fondo della chiesa. La messa di mezzanotte è appena finita, c’è tantissima gente, tantissima, non sono riuscita a sedermi, come sempre, come ogni anno. Valeria è accanto a me, avvolta nella sua sciarpa enorme di lana marrone. I riccioli raccolti in alto, gli occhioni sorridenti. Non siamo mai riuscite a stare serie tutta una messa, è più forte di noi, Don Mino ogni volta ci guarda dall’altare un po’ torvo ma sappiamo tutti che se si arrabbia è solo per un minuto.

Le persone cominciano a uscire dalla chiesa, stiamo per farlo anche noi ma io blocco Vale toccandole il braccio. «Aspetta, ascoltiamo». Il coro ha iniziato a cantare Oh Happy Day. È Davide a cantare. Ha lasciato il pianoforte e si è avvicinato al microfono. Che bravo che è. Vale mi guarda e so già cosa sta pensando. No, non mi piace, Vale, lascia stare. Eppure c’è qualcosa che mi tiene incollata ai suoi occhi mentre canta. Forse è quel qualcosa che anni dopo mi spingerà a chiamarlo e a chiedergli se possiamo bere un bicchiere di vino insieme. Ma questo non lo so ancora, io.

So che amo questa canzone, mi piace come la cantano i miei amici del coro, la cantano sorridendo.
Io ho 19 anni, ho frequentato un liceo lontano dal mio quartiere, vado all’università, le mie amicizie sono cambiate. Eppure crescere in una comunità vuol dire anche questo, vuol dire non uscirne mai davvero, vuol dire avere una famiglia – numerosa – in più, e vuol dire anche avere un Natale più caldo. Ho la fortuna di avere incontrato un prete di strada, un prete che ha costruito una casa per tutti, un uomo che è un po’ il mio secondo papà. Ed è bello venire a sentire le sue parole, sempre.

È finita la canzone, quelli del coro vengono verso l’uscita. Ci salutiamo tutti. Arriva Davide, mi abbraccia, forte, come sempre. Come negli anni che verranno. Vale e io ci avviamo verso casa. Noi due, migliori amiche, quasi sorelle. Restiamo all’angolo che unisce le nostre strade un’altra mezz’ora a chiacchierare. Chissà come facciamo ad avere sempre qualcosa di importante da dirci.

«Ci sentiamo domani»
«Buon Natale, tesoro»

Guia si è addormentata. Arriviamo a casa, scende dalla macchina, guarda l’asfalto e mi dice «Mamma, ma questa è pioggia. Era un sogno la neve?»

«No, amore. Era una neve fragile. È durata solo il tempo di un sogno».

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7 Commenti

  • Rispondi Sabina 27 novembre 2015 at 23:04

    Che bello leggerti Vale. Sto facendo una scorpacciata di parole. Un abbraccio.

  • Rispondi Valentina Stella 29 novembre 2015 at 23:59

    Ciao Sabi! <3

  • Rispondi Top Post dal mondo expat #23.11.15 | Mamma in Oriente 30 novembre 2015 at 15:12

    […] “Neve fragile” del blog “Bellezza rara” dal […]

  • Rispondi naturalentamente 14 dicembre 2015 at 23:44

    Senza parole. grazie per questo racconto magico e pieno di calore.
    Valentina

  • Rispondi naturalentamente 22 dicembre 2015 at 10:43

    Rieccomi con un altro commento, per dirti che ho menzionato il tuo post come uno dei migliori di questo Natale, secondo me.
    Qui: http://www.naturalentamente.it/natale-2/
    Se vorrai farmi visita, sarà un vero piacere…
    Valentina

  • Rispondi Il bimbo expat cresce senza una comunità di appartenenza? 15 febbraio 2016 at 3:01

    […] letto qualche tempo fa un post di Bellezza Rara che raccontava di come, quando rivede gli amici della parrocchia, pur avendoli frequentati poco […]

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