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Carta stropicciata

26 ottobre 2015

Carta stropicciata

L’inverno a casa mia arriva quando mangio la prima clementina, e non importa se non è ancora inverno, se siamo in pieno autunno e qua incredibilmente il freddo dei giorni scorsi è scomparso e pare quasi di stare in una mezza stagione: l’inverno a casa mia è iniziato oggi, e un po’ è ancora sulle mie dita.

Ho le dita che sanno di pranzi di Natale, di quando ti trascini fino all’ultima portata e a quel punto hai solo la forza di sbucciare un mandarino. Ed è buffo perché ogni volta che penso al Natale, ogni volta, mi viene in mente una scena di 27 anni fa: io dodicenne con un cerchietto appena comprato, uno di quei cerchietti imbottiti di naj oleari, con una mia amica, nella sagrestia della parrocchia. Lui – il ragazzo che adoravo e che non mi vedeva nemmeno – che entra, si scuote le scarpe sul tappetino, e per la prima volta mi guarda. Mi guarda come per dirmi qualcosa, e non apre la bocca, resta in silenzio, prosegue ed entra in chiesa. Io resto lì seduta sulla panca, il cuore impazzito. Non sono ancora abbastanza grande per capire che uno sguardo così è un punto di partenza, sono abbastanza adulta per decidere che lo amo ancora di più. Passo giornate a scrivere il suo nome sul diario, a raccontare alle mie amiche quel momento preciso, quei suoi occhi azzurri che mi hanno cercata, il mio cuore che fa un salto, un film lunghissimo durato venti secondi.

Il primo amore non si scorda mai forse perché ci mette così tanto a trasformarsi in un bacio. Quel mio primo amore ci ha messo quasi un anno. Quasi un anno di lui che mi rivolge la parola e poi però torna dai suoi amici grandi, di me che resto lì a osservarlo da lontano, seduta su un muretto. Le mie amiche che mi dicono di lasciarlo perdere, non ti viene dietro. Quasi un anno di se i minuti sono pari, allora mi chiederà di stare con lui. Di lettere mai mandate, di testi di canzoni scritti sul diario stoppando il registratore a ogni frase

Il primo bacio è arrivato un 24 di ottobre pomeriggio, era già buio, ed era martedì. Ero passata in latteria a comprare due yogurt da bere alla fragola. La lattaia me li aveva messi in un sacchetto di carta come quello del pane, e io di quel bacio, di quel primo vero bacio, ricordo il rumore della carta fra le mie mani mentre abbraccio lui.
Non ricordo l’emozione, non ricordo la sensazione di essere soli al mondo anche se eravamo a venti metri dal mio portone, non ricordo la paura di essere vista da mia madre, non ricordo le luci del negozio accanto, non ricordo le lacrime di ansia e felicità tornando a casa, non ricordo la consapevolezza mista alla speranza di essere diventata grande, non ricordo quella cena con i miei genitori in cui non ho mangiato nulla, consumata dal desiderio di raccontare tutto alle mie amiche.
Ricordo quel rumore fra le mie mani, proprio dietro alle sue spalle. Quel rumore che è stato per me adolescenza, pelle d’oca e vita da sognare. Carta stropicciata.

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2 Commenti

  • Rispondi riru 26 ottobre 2015 at 11:50

    meraviglia! ancora di piu’ che il tuo ricordo di ventisette anni fa faccia venire oggi i brividi a me, dalla mia scrivania a Glasgow!

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