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Sete

20 luglio 2015

SetePer favore, nessuno rida: io, quando ho sete, sono nostalgica.

Quando ero piccola, a volte dicevo alla mia mamma «Mi sento strana e nostalgica». Poi bevevo un bicchiere d’acqua e passava tutto.

È ancora così. A volte mi assale la nostalgia, mi si aggrappa alle spalle, e poi mi rendo conto che è solo sete. O meglio, mi accorgo che bevendo dell’acqua mi passa. Credo sia una reazione chimica, non so, non ho mai approfondito.

Tipo ieri sera. Sono andata a dormire e me la sono trovata sdraiata accanto a me. La nostalgia più sottile, quella per le cose che non hai mai fatto. Era lì, che mi guardava, e mi elencava tutto ciò che non ho studiato, provato, visto. Tutto ciò che non ho fatto con lui, o con Guia e lui, o con Guia da sola.

Sta per arrivare una nuova bambina in casa, ancora non so come si possano amare due figlie ma so che è possibile perché ho sempre, da sempre, nelle orecchie e nel cuore, la voce della mia mamma che dice «L’amore non si divide ma si moltiplica». E poi lo so perché ora ogni calcio (o pugno? non so mai capire) nelle costole è più suo, più vero, più concreto.

Forse però è normale che la nostalgia arrivi non solo quando mangio una pizza troppo salata ma anche – e soprattutto – quando qualcosa sta per cambiare del tutto la mia vita. Quando mi rendo conto che per fortuna sto andando avanti e non indietro, e se da un lato camminare, procedere, è fondamentale, dall’altro è normale che nel cammino qualcosa si perda, o sembri perduto.

La nostalgia per quello che pensavo sarei diventata, anche se l’ho pensato per mezzo secondo.

L’uomo più intelligente e divertente che io conosca – che incidentalmente è anche il mio uomo – quando comincio con la storia di ciò che non sono riuscita a fare, mi dice «Che senso ha pensarci adesso? Tanto non puoi tornare indietro. Guarda avanti». (A volte penso sia un miracolo che io, così legata al passato, abbia incontrato una persona che sa davvero guardare verso l’orizzonte, sapendo abbracciarmi – senza stringermi troppo – in modo che io trovi in quell’orizzonte il cielo più bello del mondo). 

Lui ha ragione, ma soprattutto la cosa bella è che se mi fermo a guardare indietro e non avanti, vedo che in questi 39 anni sono stata fortunata e felice. Felice, o serena. Ché poi, alla fine, spesso sono sinonimi.
E quei sogni, sì, avevano la patina glitterata e scintillante dei sogni. Visti da fuori.
Ma chissà poi come sarebbero stati, vissuti da dentro.

Ora ho di nuovo sete. O forse è lei, nella mia pancia, che ha sete. Vado a bere un bicchiere d’acqua, e poi, fra qualche ora, andrò a pranzo da sola con Guia. L’ho invitata ieri ufficialmente, le ho detto «Domani dopo la scuola di francese vieni a pranzo con me? Solo noi due».
Lei mi ha guardata con quegli occhi che ridono e chissà se ha capito che l’ho fatto per vivere un momento che fra qualche giorno sarà difficile e raro. Lei, con quegli occhi che ridono, sa guardare l’orizzonte proprio come sa fare suo padre. Mi ha risposto sì senza nemmeno pensarci. Sorrideva felice.

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4 Commenti

  • Rispondi verdeacqua 20 luglio 2015 at 11:48

    Ci sarà un periodo in cui sarà dura tornare solo voi due, poi ci sarà un’evoluzione e ci sarà un nuovo modo di stare solo voi due. E sarà bellissimo.

  • Rispondi SILVIA 20 luglio 2015 at 12:45

    ” una persona che sa davvero guardare verso l’orizzonte, sapendo abbracciarmi – senza stringermi troppo – in modo che io trovi in quell’orizzonte il cielo più bello del mondo ”
    – non potevi usare parole migliori per descrivere un amore.

    Dai che ci siamo!
    Ti porto nei miei sguardi al cielo! 🙂

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