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Quando nasce una mamma?

13 maggio 2015

Ostetriche

C’è stata una puntata di Ostetriche, quando nasce una mamma, il docureality realizzato in collaborazione con Chicco, per la precisione la terza, in cui i genitori della piccola Andrea hanno detto «Chissà quando Andrea ci chiamerà “mamma e papà”, chissà che emozione».
È vero, ti emoziona. Ti emoziona pensare che un giorno quella cosina piccola che ti guarda con gli occhioni spalancati e che ancora non sa comunicare con te se non attraverso il pianto e i sorrisi, ti dirà «Mamma, ho bisogno di questo», o «Mamma, ti voglio bene», o «Mamma, tu non mi capisci». Fa impressione sapere che quelle labbra piccine che oggi si avvicinano a te solo per bere il latte, un giorno pronunceranno parole, discorsi, ragionamenti.
Ma quello che non sai, quando hai un neonato in braccio, è che questa cosa – il fatto di essere chiamato mamma o papà – non smetterà mai di emozionarti.
Non smette di emozionarmi Guia quando comincia una frase con la parola mamma, o quando si rivolge al suo papà con quella parola che mi ricorda sempre Pinocchio: babbo.
Il punto sta proprio nel titolo della trasmissione:

Quando nasce una mamma?

Non smette mai di nascere. Non smette mai di imparare, stupirsi, sbagliare e ricominciare.
Una mamma – come un papà – nasce quando incontra per la prima volta quegli occhi profondi e liquidi che ancora non hanno deciso di che colore diventare. Ma nasce e rinasce ancora, e sempre, ogni giorno che passa: al primo sorriso, al primo passo, alla prima altalena, ma anche al primo compito a casa, al primo litigio e alla prima porta sbattuta.
Perché se così non fosse – se una mamma o un papà smettesse di nascere ogni giorno – quel miracolo della vita che si crea e si trasforma continuamente smetterebbe di essere stupore, di essere sorpresa, nel bene e nel male.

Un bambino ha fretta di crescere, ha fame di giorni e di mesi e di anni, ed è proprio quella la linfa che fa nascere i genitori e le famiglie. La fame dei bambini, da quando si attaccano al seno di una mamma emozionata e un po’ imbranata, a quando arrivano da scuola lanciando lo zaino in un angolo e sedendosi a tavola imbronciati, «Cosa si mangia oggi?».

Nasco e rinasco io ogni giorno, quando ascolto i ragionamenti di Guia, quando la immagino a scuola a disegnare o a imparare quelle quattro parole in inglese di cui va molto orgogliosa, così come sono nata cinque anni e mezzo fa quando, tornata a casa dall’ospedale, mi sono disperata perché pensavo di non essere in grado di farle il bagnetto, e poi, per fortuna è arrivata la mia ostetrica, Maria, che mi ha capita, confortata e poi mi ha insegnato un gesto che ho ripetuto mille volte senza più lacrime, senza quella sensazione iniziale di non essere in grado.
E rinascerò fra due mesi, quando Benedetta deciderà di uscire da me per osservare il mondo, e sarà difficile, lo so, ma emozionante, rinascere insieme sempre, con l’aiuto di Guia.

Ho amato molto tornare a studiare il mondo dei neonati attraverso Ostetriche. Quando nasce una mamma, e anche grazie al blog di Chicco, e ho imparato e ripassato cose che avevo totalmente dimenticato, dalle più piccole alle più grandi: il bagnetto con i fiori suggerito da Sara, la sensazione che anche i momenti più difficili e duri prima di tutto siano comprensibili e poi affrontabili, la dolcezza del tenere in braccio un esserino che hai avuto nella pancia fino a pochi giorni prima, senza dover sempre seguire una regola, seguendo l’istinto, e quel canale di comunicazione speciale che si crea fra un bambino e i suoi genitori fin dalla gravidanza.

Continuo a non sentirmi pronta perché è il mio modo per essere anch’io in un liquido amniotico in cui imparo qualcosa ogni giorno. Continuo a emozionarmi quando mi fermo a osservare quelle labbra di cinquenne che mi chiamano mamma.

E aspetto questa bambina che nuota nella mia pancia, aspetto di nascere e rinascere insieme a lei ogni giorno, e preparo fiori colorati e bellissimi per il suo primo bagnetto.

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