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Nulla sarà mai come prima

19 marzo 2015

Era un pomeriggio di settembre, avevo quasi 25 anni e stavo dormendo in camera mia. Mi ero addormentata sulle ultime scene di Ally McBeal – come ti addormenti quando frequenti l’università e non hai delle vere scadenze che ti assillano e ti tolgono il sonno – e a un tratto mi svegliò mia sorella.
«Si è schiantato un aereo su una delle Torri Gemelle», mi disse. I suoi occhi verdi spalancati, il mio non capire assolutamente nulla.
Non feci domande, mi bastò spostare lo sguardo, perché il televisore era rimasto acceso, e lì c’erano quelle immagini che nessuno potrà mai dimenticare. Il fumo grigio, il cielo azzurro, e le persone che correvano.
Restai ore a guardare quello schermo, senza parlare, senza nemmeno avere il coraggio di provare a capire. Continuavo a pensare all’anno prima, a quel viaggio al Cairo, al mio perdermi nel suk e all’emozione che avevo provato ogni volta che avevo sentito il muezzin risuonare nel cielo. E a poco a poco cominciai a pensare «Ci sarà un prima di oggi, e ci sarà un dopo. Nulla sarà mai come prima».
Arrivò la sera, e con lei la mia voglia di stare vicina alle persone che amavo. I programmi in tv riproponevano le stesse scene, gli stessi interrogativi, le stesse testimonianze. E io avrei voluto impacchettare la mia famiglia, il mio fidanzato e i miei amici e portare tutti in una baita in montagna, lontano da tutto.
«Fermate il mondo, ché voglio scendere» aveva detto mia cugina al telefono, e io avrei voluto seguirla di corsa.

Poi la vita – che è testarda come un bambino di due anni – ricominciò, e con lei arrivarono le mattine a chiacchierare davanti all’università, le sigarette fumate parlando di estremismo, di Bin Laden, di chissà cosa succederà domani.
E con quelle parole arrivò anche il terrore. Perché migliaia di persone erano uscite di casa baciando coniugi e figli per andare a lavorare in un normale giorno di cielo azzurro, e non erano più tornate, per colpa di altre persone che in un normale giorno di cielo azzurro avevano deciso di rubare la vita togliendosi la propria.
Ci sentivamo tutti in pericolo. E tutti sapevamo che nulla sarebbe mai più stato come prima.
Poi, in una di quelle mattine di chiacchiere, la mia amica Silvia mi disse «Sai, ho parlato con il professor S. Mi ha detto una cosa semplice. Mi ha detto che non bisogna avere paura. Che terrorismo non vuol dire tanto ammazzare cento o mille persone, ma vuol dire seminare terrore. Vuol dire togliere al mondo il sonno, la serenità e la voglia di continuare a vivere, amare e sorridere. E che l’unica cosa da fare in questo momento è non avere paura. Perché se avremo paura, allora avranno davvero vinto loro. Allora avranno davvero seminato terrore».

Ieri a Tunisi migliaia di persone sono scese in strada per dire che non avranno paura. E così è stato a Parigi e in tutta la Francia, poco più di due mesi fa. E così dovrebbe essere sempre, per far capire a chi vorrebbe seminare il terrore che il nostro terreno non farà mai germogliare nemmeno un rametto delle loro piante malate.
È vero, nulla sarà mai come prima. New York, Madrid, Londra, Boston, Parigi, Tunisi: ogni volta abbiamo un prima che non tornerà mai più. Ma abbiamo anche un’arma che non dovremmo deporre mai, nemmeno per un secondo: il non avere paura.

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4 Commenti

  • Rispondi sempremamma.com 19 marzo 2015 at 18:49

    Di fronte alla violenza non si riesce a non aver paura, è impossibile. Tutti coloro che hanno manifestato hanno avuto un gran coraggio

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 20 marzo 2015 at 12:51

      Sì, è vero. Ma la miglior dimostrazione di forza nei confronti di chi compie questi atti sarebbe proprio il non avere paura…

  • Rispondi AliceOFM 20 marzo 2015 at 13:13

    Il professor S. ha detto una cosa giusta a cui non avevo mai pensato.
    Non aver paura credo sia quasi impossibile, però sono convinta sia necessario impegnarsi per trovare il coraggio di sconfiggere il terrore dell’inaspettato; il coraggio di unirsi per supportarsi, per eliminare i pregiudizi che nascono da questi atti. Per riuscire ad andare avanti.
    Questo post mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista.
    A presto.

    Alice

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 24 marzo 2015 at 11:44

      “Il coraggio di unirsi per supportarsi, per eliminare i pregiudizi che nascono da questi atti”. Che bello, Alice, è verissimo. Grazie.
      Ciao!
      Vale.

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