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La sindrome della festa per cui non hai l’invito

25 febbraio 2015

Oltre alla sindrome della lacrima facile (che in gravidanza raggiunge livelli patologici, tipo qualche giorno fa quando ho pianto per tutte – e dico TUTTE – le premiazioni degli Oscar), ho sempre sofferto della sindrome della festa per cui non hai l’invito.
Qualcuno la conosce?
È una sindrome che in realtà ne racchiude due:
– la tristezza infinita quando per caso vengo a sapere che non sono stata invitata da qualche parte
– il disagio di quando sono a una festa, a un evento o semplicemente a una cena e mi sento quella che non c’entra nulla, e mi chiedo se per caso non mi sia arrivato l’invito per sbaglio.
Ho persino scritto un racconto che inizia con la protagonista che osserva i suoi amici dalla vetrina del ristorante, e non è esattamente un racconto allegro. Inizia più o meno così:

Da qua sembrano tanti pesci in un acquario. La neve attorno a me risucchia l’idea delle voci e delle risate, e poi il silenzio. E io fuori, a osservarli attraverso il vetro con la scritta rossa. 
Io fuori, con le scarpe zuppe e gli occhi truccati, non sento nulla. 

Comunque.

Ho sempre avuto questa sindrome, sempre. Mi ricordo il dolore, il dolore vero, profondo, di quando ero piccola e magari un compagno di scuola decideva di organizzare una festa solo con i suoi quattro amici maschi. Io seduta al banco e lui che nell’intervallo distribuiva i biglietti di invito. A loro e NON A ME.
E poi, crescendo, le mille volte in cui non sono stata invitata da qualche parte, e sono rimasta a chiedermi perché, immaginando mille motivi diversi, uno più grave dell’altro.
Oggi ho 38 anni, a ottobre ne compio 39. Non pensavo che questo momento sarebbe arrivato, ma davvero il tempo che passa, il lavoro, i viaggi, una figlia, tanti amori finiti male e un amore meraviglioso hanno contribuito a cancellare molte delle insicurezze che hanno caratterizzato la mia adolescenza. Per dire, ho pure imparato a rispondere «No, è troppo calda», quando la parrucchiera mi chiede se l’acqua con cui mi sta lavando i capelli va bene (una volta dicevo con voce flebile «Va benissimo» e nel frattempo mi si ustionava il cuoio capelluto).
In questo superare le mie insicurezze e le mie sindromi non avevo però fatto i conti con un incontro: quello con mia figlia. Quella figlia che per nove mesi è stata uno dei miei due cuori, e ora è il mio cuore in trasferta.
Succede che non venga invitata a una festa. Perché magari il suo compagno ha deciso di festeggiare con i suoi quattro amici maschi, esattamente come il mio compagno di scuola di tanti anni fa.
Succede che venga invitata e non conosca nessuno, e se ne stia lì in un angolo a mangiare la sua fetta di torta anche se i dolci non la fanno impazzire. A guardare gli altri bambini con i suoi occhioni grandi che sembrano dire «Facciamo amicizia?» ma non lo dicono.
E allora capisco che quella mia sindrome di tanti anni fa non era nulla a confronto con ciò che provo ora, quando lei mi chiede «Ma Tizio non mi ha invitata alla sua festa?».
Ho capito da poco che un cuore in trasferta può farti soffrire molto di più del tuo cuore di ragazzina. E vorrei riempirle il diario di inviti, farla sentire amata da tutti, far trasferire in Botswana quel compagno di scuola che non vuole giocare con lei perché è femmina e persino testare un vaccino contro l’insicurezza.
E poi mi viene in mente come finisce quella frase, quella di Ligabue, quando dice
E ti senti ad una festa per cui non hai l’invito
per cui gli inviti adesso falli tu.
 
Gli inviti, piccola Guia, ma anche piccola Tu che stai arrivando, adesso e sempre, falli tu. Soffrirai, certo, per quegli inviti che non arriveranno e per quei momenti in cui non ti sentirai amata, desiderata, riempita d’affetto.
Ma, te lo prometto, anche quando non ti sembrerà vero, avrai sempre, SEMPRE, in tasca una penna, e un foglio di carta, e la possibilità di scegliere a chi mandare i tuoi inviti, il tuo bene, il tuo amore.

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22 Commenti

  • Rispondi Anonymous 25 febbraio 2015 at 14:16

    Ti leggo spesso, e mi commuovo a quasi tutti i tuoi post (sì, ho anche io la lacrima facile). Tu sei in grado di scrivere pensieri che io ho, ma che non sono in grado di far uscire.
    Grazie, sei un dono!
    Veronica

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 febbraio 2015 at 22:35

      Veronica, grazie mille! Grazie di cuore di questo commento. E “sei un dono”, giuro, non me l’aveva mai detto nessuno. Sono onorata.
      Ciao!

  • Rispondi Ophelinha 25 febbraio 2015 at 16:33

    Spero di arrivarci anch’io, a dire che l’acqua dal parrucchiere è sempre troppo fredda (che poi in Francese lo dico con la voce ancora più bassa, ancora più sottile)
    😉
    Bacini a Guia e Stellajunior

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 febbraio 2015 at 22:37

      Manu, caspita è vero, non ci avevo pensato: in un’altra lingua potrei tornare a dire «Tutto benissimo, grazie!», con la testa che mi va a fuoco 😀
      Baci a te!

  • Rispondi Anonymous 25 febbraio 2015 at 17:08

    Anch’io ti leggo spesso, anch’io mi commuovo quasi sempre, ma mai ho commentato un tuo racconto…però questa volta si, perché mi sono riconosciuta dalla parrucchiera, perché mi sono riconosciuta piccola a chiedermi 1000 volte come mai non ero stata invitata e sopratutto…sopratutto…perché oggi ho due bimbi piccoli e sto provando sulla mia pelle il dolore più profondo che descrivi a meraviglia…quello di una mamma per i suoi cuccioli (perché a qualsiasi età, saranno sempre i miei cuccioli) che ogni tanto non sono invitati…
    Grazie davvero per le tue parole

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 febbraio 2015 at 22:39

      Grazie di cuore a te! Ed è proprio come scrivi tu, è il sentimento della mamma che vede maltrattati o semplicemente non invitati i propri cuccioli. E hai ragione: saranno cuccioli per sempre.
      Ciao! 🙂

  • Rispondi raffaella 25 febbraio 2015 at 17:39

    Ogni volta che vengo qui, scopro di avere qualcosa in più da raccontare a mio figlio quando avrà ferite che non saprò curare. Buon tutto, cara.
    Raffaella

  • Rispondi Ciccola 25 febbraio 2015 at 19:33

    Mi sono riconosciuta anch’io in queste tue parole, è sempre bellissimo leggerti.

  • Rispondi Anonymous 26 febbraio 2015 at 9:47

    Ciao non ti commento mai ma ti seguo sempre…prima di tutto auguri per tutto e poi grazie infinite perché hai espresso alla perfezione ciò che si prova a rimanere fuori. Non sai quanto ci ho sofferto e quanto ho sofferto con la mia bambina grande (il piccolo ancora non ci è arrivato) a causa di queste cose.sono anche stata trattata male da una madre che convocata dalla maestra per dirle che sua figlia stava esagerando ad escludere sempre la mia, mi ha detto di essere libera di invitare tutte quelle che voleva sempre…! Non ti dico che mia figlia e la sua fanno pallavolo ad alto livello e che la mia era stata scelta da una squadra più importante mentre lei no. Due volte a settimana si è messa ad invitare tutte le femmine della classe tranne la mia e preparare the e pasticcini per le mamme.ho vissuto un periodo tristissimo perché non sapevo cosa dire a mia figlia e il dispiacere mi faceva troppo male al cuore!!!!
    Bianca

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 febbraio 2015 at 20:01

      Bianca, mi dispiace tantissimo! Immagino il tuo dispiacere! Ha fatto un po’ male il cuore a me leggere le tue parole…
      Un abbraccio forte a te e uno anche alla tua bambina, che saprà sicuramente imparare da queste esperienze!
      Ciao!
      Vale.

  • Rispondi Francesca 26 febbraio 2015 at 11:25

    la sindrome di cui parli me la ricordo benissimo e mi ricordo quanto ci rimanevo male….però credo sia più di noi femminucce. I maschi se ne fregano e non si fanno le paranoie che ci facciamo noi da sempre. Parlo almeno per mio figlio, che sembra fregarsene degli inviti alle feste dei suoi amici. Avendo in casa un cinquenne mi rendo sempre più conto che davvero maschi e femmine vengono da pianeti diversi.;-))

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 febbraio 2015 at 20:02

      :))) Ciao Francesca! In effetti hai ragione…o meglio, immagino tu abbia ragione perché non ho esperienza con figli maschi. Però ecco, dall’esperienza con amici e fidanzati…sì, gli uomini vengono proprio da un altro pianeta!!!
      Un bacio!ì

  • Rispondi Anonymous 26 febbraio 2015 at 13:08

    purtroppo le più grandi esclusioni, a volte, arrivano proprio da dentro la famiglia ( nonni, zii ) che organizzano feste per bambini, escludendo altri bambini.
    con i miei figli purtroppo va così….e ci soffro ancora di più.
    grazie per tutte le bellissime cose che scrivi sempre, dai sempre ottimi spunti di riflessione. e colpisci al centro!!

    Maria Teresa

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 febbraio 2015 at 20:04

      Ciao Maria Teresa, grazie a te.
      Sì, capita anche in famiglia purtroppo. E purtroppo sai cosa capita anche? Che le persone non si rendano conto di escludere. E forse questa è la cosa peggiore.
      Ti abbraccio!
      Vale.

  • Rispondi Mamma Avvocato 27 febbraio 2015 at 17:37

    Come al tuo solito, un post che colpisce al cuore!!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 3 marzo 2015 at 14:45

      Ciao cara, scusami! Non ti ho risposto subito e poi mi è sfuggito. Grazie mille! 🙂

  • Rispondi Anonymous 4 marzo 2015 at 0:49

    Ciao Vale.
    In quarta elementare non sono stato invitato alla festa di compleanno di una mia compagna, mentre tutta la classe si. Credimi… tutta la classe (e dico tutta) ha restituito al mittente l’invito minacciando di non partecipare se non avesse invitato anche me. Ovviamente mi invitò e ovviamente io e tutta la classe andammo: sono certo che a sentirsi veramente “estranea” a quella festa sia stata proprio la festeggiata.
    Oggi, mio figlio non viene invitato alla festa di un suo compagno di asilo, mentre gli altri bimbi della sua classe si. Capita che la festa si svolga all’inaugurazione di un locale ludico per bambini aperto da una nostra amica (in comune) che, ovviamente, ci invita a partecipare all’evento con tanto (e soprattutto) di prole al seguito. Ignari che lì si stava svolgendo anche la festa di compleanno incriminata ci siamo presentati. In questo caso parlerei di “imbarazzo”, ma non di mio figlio, ancora una volta del festeggiato (o meglio dei genitori).
    Un saluto da Giorgio Demichelis

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 6 marzo 2015 at 12:24

      Ciao Giorgio! Scusa se ti rispondo solo ora!
      Ma che bel gesto ha fatto la tua classe! Bellissimo. Dovrebbero tutti fare così.
      Ciao!
      Vale.

  • Rispondi Antonella 25 luglio 2016 at 1:59

    Cara Valentina, non so chi sei, non ti stavo cercando ma hai praticamente tolto le parole dalla mia bocca, e tutte le emozioni dal mio cuore con quello che hai raccontato. Sono arrivata a te digitando su google “cosa fare se tuo figlio non è invitato ad una festa” e dallo smarrimento sono passata al sollievo di non essere l’unica a sentirmi così. Mi ha colpito in particolare la frase:”Quella figlia che per nove mesi è stata uno dei miei due cuori, e ora è il mio cuore in trasferta”. Sono stata un’adolescente con mille insicurezze che mi sono trascinata dietro per tanto tempo, riuscendone a superare gran parte solo intorno ai 30 anni. Felice dell’equilibrio conquistato sono diventata mamma e con mio enorme stupore mi son trovata a fare la tua stessa scoperta. Nessuna delle mie paure, delle mie sofferenze, delle mie paranoie è stata nulla a confronto di quelle che vivo attraverso la vita dei miei bimbi. Dicono che sia il mestiere di mamma, dicono che sia il più duro del mondo, dicono che malgrado gli alti e bassi s’impara prima o poi a farlo con un certo decoro. Ma io oggi e qui sono felice soprattutto di aver capito di non essere sola!

    • Rispondi Valentina Stella 25 luglio 2016 at 21:07

      Ciao Antonella! Ti capisco perfettamente. Questo post l’ho scritto più di un anno fa ma non è cambiato nulla. Continuo a soffrire molto di più (ma anche a gioire, ovviamente) per quel cuore in trasferta. Mi sa che questo è proprio l’essere genitori.
      Pochi mesi fa una compagna di scuola di Guia ha fatto una festa invitando poche compagne, e non ha invitato lei. Quando l’ha saputo, con le lacrime agli occhi mi ha detto «Ma io a Laura volevo fare un bel regalo». Sono rimasta senza parole perché io in mente avevo la rabbia per il non invito, e lei invece ha pensato alla non possibilità di fare un regalo all’amica.
      Per fortuna sono forti e si riprendono in fretta: a lei è bastato andare a pranzo fuori per dimenticarsi della festa 😀

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