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Capodanni

1 gennaio 2015

C’è questa cosa che mi stupisce ogni anno, proprio intorno a Capodanno, ed è questo continuare a urlare al mondo che dei festeggiamenti* a nessuno importa nulla, e che stare a ballare facendo il conto alla rovescia e stappando spumante è stupido inutile assurdo noioso.
Ecco, ogni anno io mi chiedo: ma perché? Cioè: è così necessario dire a tutti che del Capodanno non ci frega nulla e che quelli che festeggiano sono degli sfigati?
Io non vado a una festa il 31 di dicembre da tanto tempo, da prima ancora di diventare mamma, non sempre per scelta, spesso perché non ho avuto voglia di lasciare Guia a casa, altre volte perché non c’erano alternative interessanti, altre ancora perché sono andata in viaggio da qualche parte, e insomma, mi è capitato di non andare a feste con cappellini in testa e bicchieri pieni di bollicine.
Però.
Però mi ricordo con amore le feste in montagna quindici anni fa, con un metro di neve sulle strade, quelle feste in cui andavo dopo aver lasciato il piumino in macchina, stando poi in coda davanti alla discoteca con addosso solo un abitino bianco corto con le spalline che ora probabilmente mi potrebbe fare da scaldapolpaccio, rischiando di morire di polmonite la mattina dopo.
Mi ricordo benissimo quel Capodanno in cui ho lavorato come cameriera a una festa fuori Torino con tutta gente sconosciuta se non quel ragazzo che adoravo, e quei balli, alla fine, con l’alba che si arrampicava sulle vetrate, io, gli altri camerieri e lui, e sì, anche il trenino cantando AEIOUY, quello che ora non faccio nemmeno se mi pagano, ma si sa, quando sei una ragazzina innamorata faresti qualsiasi cosa.
Mi ricordo anche quell’altro Capodanno, quello con Sabrina e Simonetta, noi tre attorno a un tavolo a giocare a Trivial e a mangiare lenticchie, ognuna con il cellulare accanto e un nome in rubrica che avrebbe dovuto inviare un messaggio, e quella sindrome da telefono che, se vissuta insieme, fa ridere quasi alle lacrime.
Mi ricordo (e chi non se lo ricorda?) il Capodanno del 2000, con i miei genitori, mia sorella, mio cognato e i miei zii a Parigi, e quella camminata infinita dall’Arco di Trionfo al Marais in mezzo al gelo, e io arrabbiata nera con i miei perché non trovavamo nessun mezzo di trasporto per tornare a casa (che vuoi che siano due passi? Vale, cammina!), e gli Champs-Élysées pieni di luci e di sconosciuti che si abbracciavano e si baciavano.
Mi ricordo le primissime feste con Valeria, quelle in cui andavamo con l’ordine di tornare a mezzanotte e mezza, proprio quando tutti cominciavano a festeggiare, e io non so se ho mai vissuto momenti più intensi e divertenti di quei dieci minuti dalle 00.20 alle 00.30.
Mi ricordo l’eccitazione del truccarsi e del vestirsi, e anche quel periodo in cui andavano di moda i brillantini sulle palpebre e sugli zigomi, e i miei occhi che brillavano, ma forse non solo per i brillantini.
Mi ricordo con immenso amore quel secondo Capodanno io e lui, e Guia minuscola dentro la sua culla, un vassoio enorme di sushi ma senza spumante perché stavo ancora allattando, e quell’anno che stava nascendo davanti al nostro mondo ancora tutto in costruzione, illuminato solo dalla luce della tv accesa e dai piccoli versi di una neonata con gli occhi profondi.

Mi ricordo Capodanni pieni di allegria e Capodanni silenziosi, e ognuno di loro è stato un momento della mia vita e io so perfettamente che il 31 dicembre è una notte come ogni altra, ma c’è questa cosa speciale di quando le persone, tutte insieme, nello stesso momento, festeggiano e alzano lo sguardo e i bicchieri verso il cielo, che mi emoziona, ogni anno, e mi fa pensare, semplicemente: perché no?

*Precisazione: per “festeggiamenti” non intendo “botti”: quelli li ho sempre odiati e li odierò sempre.

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6 Commenti

  • Rispondi Pellegrina 2 gennaio 2015 at 14:27

    Cara Vale buon anno e anche se le feste che tu descrivi non mi si addicono molto, perché conti alla rovescia e piumini in macchina quando fa freddo decisamente no, penso che festeggiare insieme, ballare la musica che si ama senza imporla agli altri, bere una bella coppa di ottime bollicine, restare a naso in su per guardare i fuochi (che a me piacciono invece, ma non i petardi), quando fatto senza sguaiataggine sia una bellissima cosa. E questa ondata fustigatrice e punitiva che imperversa in rete riguardo al divertimento e alle feste mi trova molto scettica: nella vita esiste il piacere ed è un dono che dobbiamo saper accogliere, offrire e ricambiare, invece di volerlo controllare spasmodicamente riprovando i giorni eccezionali del tempo tra un anno e l’altro, della fine e dell’inizio. Che sia un vassoio di sushi (ma lo mangiavi allattando?) o il nostro corpo felice a suon di musica, magari abbracciato a un altro.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 3 gennaio 2015 at 11:54

      Ciao Pellegrina!
      Anche a me piacciono i fuochi! Anzi, mi commuovono proprio, e ogni volta torno bambina nel vederli. Per “botti” intendo i petardi, quelli che esplodono per le strade e fanno solo rumore e che mi spaventano da sempre…
      Sull’onda fustigatrice e punitiva mi trovi super d’accordo…è una cosa che non sopporto e che fra l’altro secondo me non serve proprio a nulla.
      A proposito: buon anno! Spero tu abbia festeggiato bene e ti auguro tantissima felicità!
      Un abbraccio.
      Vale.
      ps: sì, per il mio pediatra non c’erano problemi con il sushi…spero non si sia sbagliato! 🙂

  • Rispondi Ricomincio Da Quattro 4 gennaio 2015 at 16:55

    Ciao Vale,
    Buon anno!
    A me piacciono i capodanni, tanto, tantissimo! A casa o fuori è lo stesso, mi piace la magia che si respira, la gioia di finire l’anno vecchio e iniziare quello nuovo con le persone care, quelle che vorrei vicino per tutti 365 giorni del nuovo anno.
    Che sia un 2015 frizzante cara, dolcissima Valentina!

  • Rispondi la povna 7 gennaio 2015 at 21:36

    Assolutamente d’accordo con te: ma secondo me c’è molto di posa, in questo. E di gente che, poverina, si annoia tutto l’anno. L’ultimo giorno, semplicemente, se ne accorge. Tutto qui.

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