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Controsensi

15 dicembre 2014

Quando diventi mamma ti trovi di fronte ad alcuni controsensi dei bambini che impari poi a conoscere e ad accettare. Ricordo che uno dei primi è stato il vederla lottare per addormentarsi, quando era troppo stanca: pensavo «Se sei stanca, lasciati andare e dormi, no?».
Un altro è arrivato con le prime influenze, quando fra le mie braccia avevo un esserino di poco più di un anno con la pelle rovente e la vitalità di un gruppo di circensi adolescenti. Le misuravo la febbre, il termometro mi diceva 40, lei sgambettava di qua e di là ridendo come una pazza e io pensavo a me malata, tanti anni prima, commettendo l’errore di arrivare solo fino a dove arrivavano i miei ricordi: io seienne, nel lettone dei miei genitori, a guardare i film in bianco e nero e poi Il pranzo è servito, mangiando riso bianco e patate bollite sul vassoio con le gambe e lo spazio per il bicchiere, fatto apposta per i malati. Il mio papà arrivava e mi portava il Corriere dei Piccoli e io non mi alzavo mai dal letto e guardavo la mia famiglia con aria supplichevole – sperando che la febbre non mi finisse mai.

A un tratto, senza che potessi accorgermene, mia figlia è diventata una bambina grande, e in questi mesi lo capisco da ciò che dice e fa, ma soprattutto l’ho capito in questi giorni di influenza: ha abbandonato quei circensi adolescenti, passa il tempo a impanarsi nel nostro piumone a guardare cartoni animati e programmi di cucina in tv, e poi arriva a tavola con i riccioli arruffati, all’ora di pranzo e di cena, con passo lento, come a dire «Scusa, dov’è andato a finire quel vassoio con le gambe e il posto per il bicchiere di cui mi raccontavi?».

È stato qualche giorno fa, fra un lamento e una fronte infuocata, che l’ho sentito. Mi sono sentita davvero MADRE. Non la mamma incapace e tenera, non la mamma che perde la pazienza e la sgrida e poi dopo un minuto si dimentica di essere arrabbiata. Mi sono sentita MADRE, e ho sentito l’essere madre scorrere nelle mie vene mentre le tenevo la mano e cantavo, a mo’ di coro da stadio, «Febbre vai via, vieni da me».
Lo facevo per farla ridere e poi però mi sono accorta che avrei dato tutto quello che ho per ammalarmi io al suo posto. Non per tornare a leggere un Corriere dei Piccoli che non esiste più, ma perché essere madre è anche questo strano istinto masochista di voler soffrire al posto della persona che non vorresti mai vedere soffrire.

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14 Commenti

  • Rispondi bimbiuniverse 15 dicembre 2014 at 14:44

    sante parole le tue!

  • Rispondi Alessia Faccio 15 dicembre 2014 at 15:20

    Non c’è amore più grande.
    ciao cara Vale
    Alessia

  • Rispondi Gabriella Carofiglio 15 dicembre 2014 at 16:15

    quando la guardo, ultimamente, penso le tue stesse cose. Soprattutto quel senso masochista che ti coglie quando ami qualcuno, e che fa sentire “grande” anche te
    😉

  • Rispondi Mamma Avvocato 17 dicembre 2014 at 17:51

    Proprio vero, proprio quello strano istinto masochista.

  • Rispondi Ciccola 17 dicembre 2014 at 21:08

    Mia mamma ha lo stesso (bellissimo) istinto ancora adesso che sono grande e grossa 🙂

  • Rispondi Pellegrina 22 dicembre 2014 at 19:16

    Cara Valentina ho la mail fuori uso quindi rubo un po’ di spazio qui per augurarti buon Natale – so che per te è importante realmente – a te e alla tua famiglia di oggi e di domani. Nonché per augurare la pronta guarigione alla piccola malata un po’ mesta 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 dicembre 2014 at 22:06

      Ciao Pellegrina! Scusami, non ho risposto subito agli auguri perché sono rimasta un po’ disconnessa…Grazie mille! Tantissimi auguri a te! La piccola per fortuna è guarita in tempo per Natale! Ciao!

  • Rispondi Silvana Barbero 25 dicembre 2014 at 1:26

    Ho terminato ora il tuo libro,mi è piaciuto molto brava! Attendo il prossimo , Buon Natale!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 dicembre 2014 at 22:07

      Ciao Silvana! Grazie di cuore, sono felice che ti sia piaciuto! Il prossimo…è quasi pronto! 🙂
      Grazie mille, buon Natale a te!

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