storie

Ti ho baciato in un secondo

24 ottobre 2014

C’era questa nebbia che sembrava latte, e a me sembrava così strano avere di fronte un sipario fatto di latte, e poi la nebbia – tu lo sai meglio di me – è come una bambina che gioca a nascondino: la rincorri e si dissolve, e allora tu corri ancora più forte, quasi perdi tutto il fiato, e lei è sempre lì, sempre due metri avanti a te, sempre irraggiungibile, sempre perfetta, bianca come latte.
Bianca come una bambina.
Io non so perché proprio in quel momento ho deciso di chiederti quella cosa, giuro, non lo so. Che vuoi che sia un film, ho pensato, eppure ho detto, se l’ha visto pure lui, allora forse c’è qualcosa che può essere chiamato destino dietro a questa nebbia.
«Certo che l’ho visto. Avevo sette anni, forse otto».
Siamo rimasti lì, seduti su quello scoglio scivoloso, a chiacchierare ancora.
«Da piccolo, quando avevo la febbre, guardavo sempre quei film nel lettone dei miei genitori: Totò, Ciccio e Franco, e altri in bianco e nero che manco mi ricordo più».
Non c’erano i cartoni animati ventiquattro ore su ventiquattro, ti ricordi?
Abbiamo ricordato, siamo tornati bambini anche noi, insieme a quella nebbia, e poi – proprio come i bambini veri – abbiamo cominciato a correre, e la sabbia era bagnata, ci affondavamo dentro, e i nostri vestiti erano pesanti di salsedine e di notte, e poi, alla fine, ti sono caduta addosso.
I miei capelli ci facevano da sipario, da qualche parte il sole stava cercando di arrampicarsi sulla nebbia, io sentivo solo i raggi caldi addosso ma non li vedevo.
Ti ho baciato in un secondo.
Sapevi di salsedine e di notte.

(Questo non è un ricordo: a volte scrivo minuscoli racconti, o pezzi di racconti)

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2 Commenti

  • Rispondi Sabina 25 ottobre 2014 at 17:24

    Di giochi di bimbi e di bimbi diventati adulti… mi è piaciuto tanto leggere le tue parole, davvero immaginifiche!

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