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Pane

2 settembre 2014

Lo incontrò per caso una notte d’estate in quel bar che non chiude mai. L’insegna verde, il cielo che da blu stava diventando viola, e gli occhi rossi di stanchezza.
«Sei in coda?»
«No, ho già pagato, passa pure»
Andò a sedersi sulla panchina dall’altra parte della strada.
C’è qualcosa di magico nel vedere la mattina nascere dopo aver ballato per ore, ed è qualcosa che ha a che fare con l’urgenza ragazzina di divorare con gli occhi tutto ciò che il mondo normale non può vedere.
«Vieni qui spesso da sola?» Di nuovo lui, quello in coda alla cassa. Troppo alto per i suoi gusti.
«Quando i miei amici sono stanchi io comunque faccio un salto»
«Non hai paura?»
«Di cosa?»
«Delle persone che potresti incontrare a quest’ora»
Lei sorrise e disse «Tipo di te?»
«Tipo».
Arrivò il rosa e poi il sole e l’azzurro, arrivarono le mamme trafelate con i bambini aggrappati alle mani, arrivò il frastuono del giorno, e loro parole smisero di rimbombare nel silenzio ovattato della notte.
«Possiamo rivederci, se vuoi. Questo è il mio numero. Però…»
«Però cosa?» chiese lei.
«Però io a quest’ora normalmente lavoro. Sto aiutando un amico che ha un forno qua vicino. Se vuoi passare, una volta»
«Magari».
Si salutarono con un gesto veloce. Nessun bacio, nessuna stretta di mano.
Di notte nascono amicizie vampire, pronte a sciogliersi al primo raggio di sole.
Poi una mattina, verso le cinque, lei passò davvero a trovarlo.
E anche la mattina dopo, e quella dopo ancora.
«Se c’è una cosa che non sopporto è il pane di pasta dura. Proprio non mi piace. Perché uno dovrebbe togliersi il piacere di mangiare il pane soffice? E poi mi ricorda quando ero piccola, e i miei nonni a colazione invece dei biscotti mi davano il pane di pasta dura con il latte. Mi sembrava di essere in carcere» disse lei appoggiata al muro davanti al bancone.
Quel giorno lo aspettò fino alla fine del turno, e poi andarono a casa insieme. Si baciarono e si dissero ti amo come si dice a vent’anni. Che ti importa del futuro, quando ne hai così tanto?
Una mattina si svegliò un po’ più tardi, e sul tavolo in cucina c’era un pacchetto di carta.
E un biglietto. Adesso però prova questo. 
Prese il pacchetto, uscì di casa e cominciò a camminare. C’era quel freddo delle mattine d’estate, quello che sa di montagna, e che scompare appena finisce l’ombra.
Mangiò tutta quella pagnotta di pasta dura, boccone dopo boccone, passo dopo passo. C’era l’azzurro, c’erano le mamme trafelate e c’era il frastuono del giorno.
E quel pane era croccante, soffice e perfetto, e allora prese il telefono e non gli disse nemmeno «Ciao», ma solo «Io non ho mai mangiato un pane così buono».
Lui le rispose «Io non sono mai stato così felice nella mia vita».
Continuò a camminare, arrivò a due passi dal fiume. Si appoggiò al parapetto e sentì il cuore scoppiare.
Esistono amori vampiri che sanno resistere alla luce del giorno.

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4 Commenti

  • Rispondi Il Frutto Della Passione 2 settembre 2014 at 14:07

    Da quando non vivo più in Italia, ho imparato a non dare per scontato il pane. Ti sembrerà una considerazione sciocca, ma è bello veder nascere l’amore dalle cose semplici.
    Bellissimo racconto. Ho i brividi.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 settembre 2014 at 15:48

      Sai che non mi sembra per nulla una considerazione sciocca? A me era capitata la stessa cosa a Lisbona.
      Grazie mille!
      ps: ti seguo sempre e mi piace tantissimo quello che fotografi e racconti!

  • Rispondi Mamma Avvocato 8 settembre 2014 at 15:12

    wow!

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