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Viaggiare

19 agosto 2014

È arrivato un signore alto, con i capelli bianchi e una polo celeste. È sceso da un’automobile grigia enorme, ha aperto la porta del bar, si è guardato attorno, è rimasto un attimo fermo, e poi si è girato ed è uscito. Era domenica, e lui aveva qualcosa di importante da fare.

La ragazza era davanti a me. Eravamo tutti in fila al La Guardia Airport. Fuori dalla fila, una signora con il viso segnato dalle mille rughe che compaiono sulle pelli chiarissime, le teneva un braccio sulle spalle. Noi avanzavamo verso la hostess di terra, e lei – la signora – avanzava con noi, al di là della corda. Quando è stato il momento di entrare nel finger, si sono abbracciate strette, la corda fra loro e io a un centimetro.
Si sono dette qualcosa nell’orecchio, e poi la ragazza si è staccata ed è andata avanti. Ma solo per un attimo, perché proprio mentre stavo entrando nel finger anche io, l’ho vista tornare indietro, di corsa, con le lacrime sulle guance.

Ogni mattina, a New York, andavamo a fare colazione in una pasticceria siciliana piena di paste, croissant e marzapane. Appese ai muri, fotografie in bianco e nero di Brooklyn e di Porto Empedocle. Ogni mattina, dicevo «Un caffè nero e un cappuccino», e poi restavo a osservare i proprietari. Ad ascoltare le loro chiacchiere in quell’italiano misto al siciliano misto all’inglese. Ogni mattina, puntuale, lui – Vincenzo – usciva da dietro il bancone e restava fermo a osservare i vassoi con i suoi taralli glassati, le sue cassate e i suoi cupcake. Passando accanto a noi, diceva «Buongiorno» a mezza voce, sorridendo.

Alla fermata della metro Carroll Gardens, a Brooklyn, c’è ogni giorno un signore con i capelli grigi che sta seduto su un gradino e scrive. Ha tantissimi quaderni, e scrive sempre. Scrive con quella grafia che è tipica degli americani, e che mi stupiva quando avevo i primi pen pal, alle medie («Mamma, ma in America scrivono tutti uguale?»). L’ultimo giorno, l’ultima volta che l’ho visto, l’ho superato, mi sono girata e ho sbirciato il quaderno che aveva sulle ginocchia. Sulla pagina a destra il titolo era Robin Williams. Sotto, tante parole che non sono riuscita a leggere, ma che un po’ ho immaginato.

Per tutto questo – per queste microstorie – amo viaggiare.

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16 Commenti

  • Rispondi Moky 19 agosto 2014 at 16:49

    Spaccati di vita….
    Grazie per averli condivisi

  • Rispondi Nella Crosiglia 19 agosto 2014 at 18:08

    E per la maniera che hai di raccontarle cara Vale queste microstorie sono come tante foto che ti danno l’esatta sensazione delle persone e del momento..
    Bellissime.
    Mi sono scritta e sarei felice in un tuo ricambio ..
    Grazie e un abbraccio!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

  • Rispondi Il Frutto Della Passione 19 agosto 2014 at 22:18

    Sono queste storie a dare vita ad un luogo e tu Valentina sei bravissima nel raccontarle!!

  • Rispondi Ophelinha 21 agosto 2014 at 0:38

    sei come il viaggiatore di baudelaire: cuori leggeri come palloncini, e una freschezza di sguardo e prospettiva da fare invidia
    doppio abbraccio

  • Rispondi MammaInSE 22 agosto 2014 at 23:14

    Che quasi quasi mi viene voglia di tornare…

  • Rispondi Anonymous 26 agosto 2014 at 21:09

    Cara Vale con te viaggiamo anche noi. I tuoi post sono meravigliosi.
    Chissà quanti quaderni avrai tu!!
    Ti abbraccio Alessia

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 settembre 2014 at 11:36

      🙂 In effetti ho un po’ di quaderni, tutti iniziati e pochissimi finiti (non riesco mai a finirne uno, devo sempre iniziarne uno nuovo…). Un abbraccio forte!

  • Rispondi Mimma Zizzo 2 settembre 2014 at 19:52

    quanto mi piace il tuo sguardo sul mondo, trapela dalle foto che post, da qs microstorie. sei davvero brava…

  • Rispondi Mamma Avvocato 8 settembre 2014 at 15:13

    Mi lasci sempre senza parole!

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