futuro

Io non voglio vincere

31 luglio 2014

«Avete scommesso sulla rovina di questo Paese e avete vinto»

Mi fa orrore ascoltare le parole di chi sta seduto alla sua scrivania o, peggio, in Parlamento ad aspettare che tutto vada in rovina, per poi provare la soddisfazione di dire «Io l’avevo detto».
Mi fa schifo la supponenza e la violenza di chi pensa di avere sempre ragione.
Mi fa schifo l’esultanza di chi non fa politica ma tifo.
Mi fa venire i brividi sapere che c’è chi ha figli, eppure spera nel default di questo Paese (a proposito, qua è spiegato cosa vuol dire davvero default, al di là dei proclami da social).
Mi fa vomitare sentire alcune persone lamentarsi, e poi vederle adagiate sui soliti privilegi, immobili, senza la forza di muovere un dito per aiutare chi sta peggio di loro.
Mi rivolta lo stomaco che il 90% dei post che leggo sui social siano contro qualcuno o qualcosa.
Mi sconvolge che così tante persone parlino di crisi e di povertà e così poche persone trovino il tempo per aiutare il prossimo facendo del volontariato.
Mi sconvolge che il volontariato da molti sia ritenuto una cosa da parrocchia e nulla di più.
Mi disturba profondamente che tutti pensiamo sempre di essere più furbi di tutti, oltre ogni ragionevole dubbio.

E penso ai racconti dei miei nonni. Ai loro racconti che parlavano di povertà, quella vera e grande della guerra e del dopoguerra, ma anche e soprattutto di speranza, che non era ancora stata declassata a parola da sfigati buonisti, ma era la forza che li faceva alzare dal letto per andare a lavorare nei campi o in fabbrica tutti i giorni, anche se poi a tavola c’era poco da mangiare, e non c’era nessuna certezza per il futuro.
Penso ai loro sorrisi, e al loro ottimismo: l’ottimismo di persone che avevano visto con i loro occhi – non attraverso uno schermo – la dittatura, la guerra, la fame e la povertà. L’ottimismo di persone che cercavano di costruire un mondo migliore per sé ma anche per la comunità in cui vivevano. L’ottimismo di persone che si aiutavano fra loro e conoscevano il significato della parola solidarietà.

E poi torno ai nostri giorni, pieni di rancore verso il prossimo perché così ci sentiamo più belli e perfetti, e mentre una parte enorme del mondo si muove veloce nella speranza, appunto, di uscire dalla povertà e di costruire un progresso duraturo, noi stiamo immobili sulle nostre seggioline a lamentarci di tutto, a litigare con tutti, a disquisire sul significato del progresso, e a fantasticare di mondi a crescita zero e di ritorni alla campagna come soluzione perfetta.
E sembra quasi che le persone normali, quelle che ogni giorno si alzano e nonostante tutto lavorano con onestà, senza fare polemiche, senza criticare il prossimo, senza lamentarsi, sembra quasi che quelle persone – che esistono, eccome se esistono – non abbiano voce.
E a me piacerebbe tanto che le voci più forti fossero le loro. Che cominciassimo a far parlare chi non si arrende al disfattismo, ma fa ogni giorno nel suo piccolo qualcosa per sé e per il prossimo.
E sì, lo so, c’è la crisi e la vita si sta facendo più difficile per ognuno di noi, ma continuare a piangerci addosso e a criticarci fra noi non è una misura economica anti-crisi, e anzi, può solo farci stare sempre peggio come singoli e come comunità.

Io non voglio scommettere sulla rovina di questo Paese. Non voglio vincere, non mi importa nulla di vincere. Voglio solo fare di tutto perché mia figlia e i figli di tutti abbiano la possibilità di crescere ed essere felici in questo posto meraviglioso – come arte e paesaggi, sì, ma non solo – che è l’Italia.

 

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9 Commenti

  • Rispondi Alice dalla nascita 31 luglio 2014 at 19:02

    Sottoscrivo tutto Valentina.
    Parlavo ieri con la psicologa del progetto di reinserimento nel lavoro a cui partecipo del fatto che se non avessi speranza non riuscirei ad alzarmi la mattina. Come si fa a stare li ad aspettate che arrivi il peggio senza fare il minimo sforzo per cambiare le cose? Cosa c’è di più difficile di ricostruire un paese dalle macerie? Eppure nel dopoguerra ce l’hanno fatta.
    Non sopporto chi vede tutto nero e magari sta anche abbastanza bene. E nemmeno chi ha problemi ma non riesce a capire che le risorse sono dentro di noi e che un cambiamento può essere occasione di crescita. Quanta energia sprecata a lamentarsi invece di costruire qualcosa.
    Sarò un’illusa ma credo che dalla positività e dall’impegno possano fiorire grandi cose

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 agosto 2014 at 10:09

      Ciao Alice! Scusa se non ti ho risposto prima ma ho avuto qualche problema di connessione. Sono d’accordo con te su tutto. E ti mando un abbraccio fortissimo!

  • Rispondi francesca rossi 3 agosto 2014 at 18:02

    d’accordo su tutto, come al solito. la soddisfazione di dire “te l’avevo detto io” soprattutto su queste cose è ben misera cosa… 🙁

  • Rispondi Mamma Avvocato 11 agosto 2014 at 23:46

    D’accordo ma….possibile che chi parla di speranza, dall’alto di quelle seggiole da cui si decide per noi, ne parli solo a vanvera, senza migliorare nulla e continuando a fare i propri interessi, salvo poi ammettere, ma solo nei programmi da mezzanotte in poi, “che forse e’ vero, siamo stati un po’ troppo ottimistici e poco realistici nei nostri proclami”?!!?

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 agosto 2014 at 17:44

      Ciao cara! Scusa se ti rispondo solo ora ma non ho avuto una buona connessione.
      Sai, io non credo che chi c’è al governo oggi faccia solo proclami e pensi ai suoi interessi. Anzi, penso che se fosse andato al governo un anno e mezzo fa, forse ora non saremmo in questa situazione. Ma in ogni caso (ognuno dà i voti a chi vuole, ovviamente), io trovo allucinante che ci siano delle forze politiche che contestano e basta. Che parlano di default e di decrescita senza sapere esattamente cosa potrebbero voler dire, realmente, nella vita di tutti noi. Che fanno opposizione senza proporre nulla di fattibile concretamente. Ecco, quello per me oggi è il lato decadente (e deprimente) dell’Italia…
      Ciao!

    • Rispondi Mamma Avvocato 8 settembre 2014 at 15:15

      Spero tanto che tu abbia ragione ma, per ora, io vedo solo PIL in caduta libera e tasse (dirette, indirette, travestite in aumento dei costi ecc.) in aumento, come la disoccupazione.
      Speriamo in bene!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 settembre 2014 at 10:36

      Speriamo, davvero…Un abbraccio!

  • Rispondi grazia 11 settembre 2014 at 10:37

    Cara Vale, ciao! Tu sai già come la penso in proposito e quanta fiducia ed entusiasmo tendo a dare al mondo…
    Ma… ma ….certe cose sono una spallata, un pugno in faccia che ti stende ma ti al contempo ti sveglia…

    Ti racconto un’esperienza recente.
    Domenica scorsa ero a piazza castello perchè c’era Belinelli, star internazionale del basket.
    Ricordi la mia petizione per riqualificare piazza arbarello a torino? per far mettere del verde, attrezzi per la ginnastica passiva per gli anziani, un campetto di basket per gli adolescenti, panchine e playground?
    Ebbene, pensavo che tra 150 persone appassionate di basket ed in attesa di avere un autografo dal famoso giocatore (nota bene, erano le 12.00 e lui avrebbe iniziato a firmare alle 13.30!) avrei raccolto moltissime firme!
    Me ne servono 300 (pensavo fosse una cifra irraggiungibile…invece!) per andare in delibera al consiglio comunale.
    Spiego bene a tutti la rava e la fava, do le garanzie necessarie perchè i fogli per la petizione sono quelli certificati e vidimati in originale dal Comune…ma…sai quante firme ho raccolto? DUE!
    Si, 2 firme. Perchè chi “non metto il mio nome per nessuno” (grazie, ben gentile!), chi “no guardi non ho tempo” (!!!! stai li senza far nulla ad aspettare una firma per più di un’ora e non hai tempo???), chi “non mi riguarda non è il mio quartiere” (quando si dice l’altruismo! suggerirò a mia sorella di dire “no non la curo, non mi è parente”), chi “e chi me lo dice che lei poi non le usa per altro?” (bhè, lo dice lo sbattone civile e l’impegno profuso, lo dicono i ragazzi che stanno con me ad implorare di avere un posto dove giocare, lo dice il fatto che ci sono 8 timbri del comune e la firma di due addetti dell’URP, il MIO cellulare, il MIO indirizzo, la MIA carta di identità sul modulo!!!).
    Ma questo non è che il metro della società in cui viviamo.
    Le associazioni sportive alle quali ho lasciato i fogli, ogni volta che sono passata a vedere se ne avevano di riempiti, mi dicevano “ehmm, mi sono dimenticato…mi spiace…non so nemmeno dove l’ho messo, me ne rilascia un altro?”.
    E io ci perdo un sacco di tempo a fare questi giri per far sì che la nostra città migliori.
    Oggi qui ma domani anche altrove!

    Capisci Vale? Capisci in quale squallore?

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