scrivere storie

Parole marinate

7 febbraio 2014
Ho scoperto che scrivere quando piove è difficile. Continuo a osservare i segni sul palazzo di fronte. È umidità ma sembrano colline.
E poi torno con gli occhi allo schermo, e mi rendo conto che ci sono momenti nei quali le parole semplicemente non escono. O forse hanno bisogno di restarmi dentro per giorni, per diventare qualcosa di più grande e più buono.
Ho le parole che si stanno marinando nell’anima, insomma.
Questa mattina c’era una pioggia diversa, era quella piccola che quasi non ti bagna, e c’erano i portici a un passo.
Non sono andata a ripararmi, sono rimasta in mezzo alla piazza a guardare la via della sua scuola.
Ho immaginato lei con le ciabattine rosse, il grembiule a quadretti e quella voglia di giocare che hanno solo loro. Ho immaginato le sue dita lunghe e bianche e gli occhi che inseguono sempre qualcosa.
E non avevo uno scopo, non dovevo ricordare, organizzare, o fare.
Ho cullato con l’anima mia figlia, che non posso più cullare la sera, come qualche anno fa, perché ormai è una ragazzina che mi saluta, si gira e si addormenta da sola.
Ho cominciato a camminare e mi è venuta voglia di scrivere. Ho ripensato a tutte le storie che ogni giorno mi segno sul telefono e sull’agenda, quelle storie che prima o poi acquisteranno una casa, una carta d’identità e una voce.
Quelle storie che per ora se ne stanno nella mia anima, a dondolarsi come sull’altalena.
Forse succede così a tutti, forse ci sono periodi nei quali il volume è troppo alto, tutti parlano, e allora ci si trasforma in criceti che accumulano colori e racconti nelle guance, in silenzio.
Forse è il freddo che fa fuori, e le storie che senti o immagini ti scaldano il cuore, e allora ritardi il momento nel quale le lascerai andare via dal nido con le loro ali insicure.
O forse ci sono giorni piovosi fatti apposta per leggere e non per scrivere, perché è solo leggendo, riempiendoti la testa e l’anima di parole scritte da altri che riesci a nutrire quelle storie, e a convincerle che possono davvero prendere il volo.

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3 Commenti

  • Rispondi Silvia A. 7 febbraio 2014 at 18:28

    E’ proprio vero: il problema spesso è il frastuono intorno, che impedisce di ascoltare quella storia che ti si racconta dentro, e di lasciarla uscire.

    Silvia

  • Rispondi graziaballe 7 febbraio 2014 at 21:10

    è il tempo di sedimentare, non bisogna avere fretta quando si parla con l anima.
    🙂

  • Rispondi Anonymous 11 febbraio 2014 at 20:11

    Cullare con l’anima! Frase piena d’amore così delicata. Un abbraccio Alessia

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