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È sempre meglio ridere

11 febbraio 2014
Stamattina, accompagnando Guia a scuola, ho alzato gli occhi e ho visto il cielo dopo la pioggia, quel cielo che è azzurro ma ha ancora un po’ di nuvole, come quando smetti di piangere e sai che ci sono state delle lacrime, le senti, ma sono asciutte, e la tua anima è più leggera.
E mi sono detta che ci sono cose che mi fanno stare meglio, come guardare in alto e cercare un po’ di azzurro.
Parlare con le persone, dal vivo. Perché è bello entrare nelle storie guardandole negli occhi. Come poco fa all’edicola, dove un signore anziano con la barba lunga lunga e gli occhiali scuri parlava di politica con un ragazzo, e io mi sono fermata lì con loro, e abbiamo concluso con una risata, e con una voce con tanti anni addosso che diceva sicura «È sempre meglio ridere, credetemi»
Arrendermi alle storie belle (siamo circondati). E mettere da parte il cinismo.
Bere tè verde. E Pu-Ehr. E vino rosso.
La musica, e una radio in ogni stanza, persino in bagno. L’ho imparato a Bruxelles, dalla mia amica Paola, mamma di un bimbo di quattro anni e di due di due. Io, abituata alla tranquillità di una figlia sola, avevo la sensazione di essere dentro a un luna park quando eravamo tutti insieme in casa, e ho capito che il ritmo lo davano le radio. Il ritmo e l’allegria. E così, da quando siamo tornate, Guia e io abbiamo la radio sempre accesa. Sul canale della Rai che trasmette classica, principalmente, perché ci piace riconoscere il flauto-topolino, i violini-coniglietti, e l’oboe-lupo.
Avere dei gatti. Certo, bisogna amare i divani sfrangiati, i tappeti bucati e le serate con 4 chili addosso. E non è nemmeno una vita piena di affetto incondizionato, perché si sa, i gatti ti si avvicinano come e quando vogliono loro. Ma è una vita piena di vita, che come definizione fa ridere e sembra da bambina delle elementari, eppure è così. Perché un gatto, il tuo gatto, ti ama di un amore vero. Di un amore che sa starti addosso tutta la notte ma sa anche mantenere le distanze, e osservarti da lontano, con gli occhi verdi accesi di attenzione.
Chiamare e richiamare gli amici, anche quelli che non sento più da tempo e di cui non oso comporre il numero perché ho paura che mi mandino a quel paese. Ecco, magari iniziare da un sms o da un messaggio su whatsapp, in quel caso.
Avere sempre un libro in borsa. Sempre, anche quando esco per cinque minuti, un po’ perché mi sembra di uscire con un amico, un po’ perché mi piace tenermi strette le mie storie, e non vorrei mai che decidessero di continuare senza di me.
Contare fino a dieci, anche venti, prima di scrivere qualcosa su Facebook. Perché quando non ci si guarda negli occhi, non capirsi è facile e anche un po’ scontato. Perché rispondere a chi pensa il contrario di ciò che penso io a volte è utile solo al mio ego dilatato (e su questo punto devo lavorare ancora tanto, lo so), e poi può far stare male. Me e gli altri.
(Dis)obbedire. Con moderazione.
Spegnere il computer, o lasciarlo senza rete. Almeno solo per un po’. E scrivere.
Far pascolare i libri fuori dalla libreria, e metterli sul pavimento, sulla scrivania, sulla vasca. Perché i libri hanno una vita, e se li lasci liberi ti scelgono.
Perdermi nei disegni di mia figlia. E in quelle fantastiche mani con tre dita. Perché io ho sempre amato E.T.
Pensare di non sapere proprio nulla, tranne ciò che imparerò domani.
Vedere un film bellissimo, anche se è la quarta volta. La Mia Africa, qualche sera fa, mi ha fatta piangere per mezz’ora, e poi, dopo, ero felice.
Non credere alle bufale. O almeno, provare a verificare le fonti. Perché scoprire che la realtà è molto più semplice della naturale voglia di complotti ha un effetto euforizzante.
(Ri)leggere i grandi classici. Non i grandi classici stranieri: gli italiani, perché da lì è nato tutto. Io ho ripreso in mano I Promessi Sposi, e, fuori dal mio liceo, mi sono pure simpatici.
Svegliarmi presto. Perché tutto è più leggero, se riesco a regalarmi tempo.
Ridere. Di me, prima di tutto. E poi ridere, ogni giorno, almeno per un attimo. Me lo sono fatto tatuare su una spalla tanti anni fa, quando stavo annegando fra le lacrime. Perché trovare sempre un motivo per cui ridere vuol dire avere la forza di aggrapparsi al salvagente, e non lasciarsi andare giù.
E poi perché «è sempre meglio ridere, credetemi».

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20 Commenti

  • Rispondi francesca rossi 11 febbraio 2014 at 17:10

    Sottoscrivo tutto. Tranne forse la radio in ogni stanza, perché la musica mi distrae dalle parole e dal silenzio e mi piacciono entrambi. Per il gatto dobbiamo aspettare di trasferirci, ma prima o poi lo prendiamo anche noi. E ridere, certo. 🙂

  • Rispondi Ophelinha 11 febbraio 2014 at 19:24

    sempre bello leggerti Vale*

  • Rispondi Cate 11 febbraio 2014 at 23:11

    Adoro la tua positività.
    Disse la donna allergica con 9 kg di gatti addosso. Mi hai anche fatto venire in mente che dovrei comprare una radiolina per il bagno. Lo dico da sempre, chissà perché non l’ho ancora fatto.
    Baci!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 13 febbraio 2014 at 10:50

      :))) eh, la mia positività è scritta, e poi però mantenerla tutti i giorni è difficilissimo…Bacio!

  • Rispondi Vocetta 11 febbraio 2014 at 23:21

    Ti ho scoperta da qualche giorno, ma ti leggerò meglio (cioè dall’inizio alla fine)! Mi piace molto il tuo blog, e mi riconosco nei tuoi modi, è una bella sensazione… cmq BRAVA 🙂

  • Rispondi Mamma Avvocato 11 febbraio 2014 at 23:41

    Come sempre, cogli nel segno e colpisci nel profondo!

  • Rispondi Francesca 12 febbraio 2014 at 1:15

    Sottoscrivo tutto! Il gatto mio figlio me lo chiede ogni giorno ma da bimba campagnola con giardino pieno di gatti non riesco proprio ad immaginarmelo uno solo chiuso in un appartamento di città ;-))

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 13 febbraio 2014 at 10:53

      Questo è un problema che mi sono posta anche io. È per questo che i miei due li ho presi dal veterinario: erano stati abbandonati da piccoli (una con una storia tragica, fra l’altro) e vivevano in una stanzina (dal veterinario, appunto), e ho pensato che comunque sarebbero stati meglio con me, anche se in un appartamento. Però sogno sempre di andare ad abitare in una casa con giardino. Chissà, magari un giorno!

  • Rispondi mammapiky 12 febbraio 2014 at 8:18

    Non potrei mai stare in casa senza musica, anche se di baccano ne facciano già tanto da soli e rido tanto, mi e’ sempre piaciuto ma da quando sono mamma lo faccio molto di più, e’ uno dei tesori che mi hanno regalato i miei figli.

  • Rispondi grazia 12 febbraio 2014 at 10:11

    Ridere è proprio una necessità terapeutica per me! 🙂
    Tant’è che mentre molti detestano gli smile io non posso quasi mai farne a meno.
    Anche scrivendo mi piace che ci si possa immaginare il sorriso alla fine, come se ci si stesse appunto parlando dal vivo.
    Quanto ai gatti…nu. Meglio la compagnia di un cane per me! 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 13 febbraio 2014 at 10:56

      Guarda, io non ho esperienza di cani, ma sono sicura che sia fantastico vivere insieme a loro! Non so perché 8 anni fa io abbia scelto di avere dei gatti, forse è stata un’attrazione naturale, boh? Ciao Grazia! 🙂

  • Rispondi grazia 17 febbraio 2014 at 13:20

    Ah ma Torino è invasa dai gattari!
    tanto che all’inizio pensavo il Comune desse dei premi a chi ne avesse o che avesse emesso una norma che vietasse avere i cani in appartamento! 😀

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 17 febbraio 2014 at 13:23

      😀 Ho parlato qualche giorno fa con una gattara vera (ne cura 80!) e mi ha detto che a Torino ci sono 12.000 gatti randagi! Io non me ne ero mai accorta…

  • Rispondi Francesca 5 marzo 2014 at 14:21

    Ohh mi hai veramente commossa perchè mi rispecchio completamente nelle tue parole… al 100%… riga per riga. Un post meraviglioso 😀

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