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Studiare non serve a niente

12 dicembre 2013
Sono stati giorni difficili a Torino. Giorni di sassi lanciati, ambulanze bloccate, saracinesche abbassate e lacrimogeni che hanno colorato questo splendido cielo di un rosso cupo e doloroso.
Non voglio parlare delle motivazioni della protesta, in parte comprensibili, né delle violenze, inaccettabili.
Voglio raccontare ciò che ho visto questa mattina.
Un gruppo di studenti delle superiori si è avvicinato al palazzo della Regione e io stavo attraversando piazza Castello. Mi sono fermata a guardarli. Erano tutti giovanissimi, sembravano bambini.
Hanno cominciato a urlare “Cota, Cota, vaffanculo”. Tutti con le braccia alzate, come allo stadio.
A un certo punto un ragazzino accanto a me ha detto a una ragazza «Ma se tu nemmeno sai chi è Cota», e io allora ho detto a quel gruppetto «Davvero non sapete chi sia Cota?»
Una di loro – saranno stati otto o nove – mi ha risposto «Certo che lo so, è il presidente del Piemonte»
E poi ci siamo messi a chiacchierare. Ho chiesto loro il perché di tutte le violenze di questi giorni.
Mi hanno detto «I violenti non li vogliamo, i violenti stanno rovinando queste manifestazioni».
Li ho osservati meglio e mi sono detta che è facile giudicare tante persone tutte insieme, molto più difficile farlo quando le guardi negli occhi, e poi ho chiesto cosa avrebbero votato alle prossime elezioni. Mi hanno risposto «Nessuno».
Ho detto loro che votare è importante, e mi hanno risposto «Tanto sono tutti uguali».
E poi una ragazza con i capelli lunghi mi ha detto «Noi non abbiamo soldi. Non abbiamo futuro», allora io le ho detto che il futuro dipende da loro, e lei mi ha risposto «E cosa possiamo fare noi?», e io le ho risposto «Prima di tutto, studiare».
E lei mi ha detto «Ma studiare non serve a niente».
Tutti gli altri si sono allontanati, sono tornati a dire vaffanculo al palazzo della Regione, e noi due siamo rimaste a parlare.
Aveva una riga nera perfetta sulle palpebre e mi ricordava l’attenzione con la quale mi mettevo l’eyeliner io, 20 anni fa, prima di andare al liceo.
«Non è vero che non serve a niente. Serve a trovare un lavoro, ma serve anche a capire il presente, a farsi un’idea di ciò che succede nel mondo»
È rimasta in silenzio un secondo, e poi mi ha detto «I miei genitori sono separati, mio padre non passa niente a mia madre, io la scorsa estate ho lavorato in un ristorante in nero e alla fine della stagione il tizio mi ha dato metà di quello che mi aveva promesso. Io non avrò mai i soldi per l’università. Per me studiare non serve a niente»
E io ho saputo solo dire «Mi dispiace. In bocca al lupo», e poi ci siamo salutate, e un pezzo di me, quella stessa me che in questi giorni ha criticato aspramente le violenze e gli estremismi di questo movimento, è rimasto in piazza, accanto a quella ragazza con i capelli lunghi.
Poi, camminando in una Torino intontita e ferita, ho incrociato una classe della scuola elementare in gita, mi sono fermata e li ho fatti passare tutti, ed erano così belli, a due a due mano nella mano, e avevano gli occhi felici di chi va a scoprire qualcosa e di chi sa che quella è una giornata speciale.
E ho pensato che stiamo correndo un rischio grandissimo, se stiamo insegnando ai nostri ragazzi solo a urlare “vaffanculo” quando qualcosa non va bene, e se stiamo raccontando, o dimostrando, che studiare non serve a niente.

 

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27 Commenti

  • Rispondi Marta 12 dicembre 2013 at 13:09

    Li ho visti anche io gli stessi ragazzi. Non so se ho fatto bene, questo clima mi ha un po’ esasperato, ma gli ho urlato: “Tornate a scuola. E’ lì che vi costruite il vostro futuro”. Però ora che ti leggo e penso che anche io avrei detto le stesse cose a quella ragazza, non so … mi sembrano tante parole al vento! Perchè la consapevolezza dello studio la raggiungi quando sei grande e unisci tutti i punti lasciati indietro. Questi ragazzi sembra non sappiano guardare avanti, vedono nero e forse è anche colpa nostra se gli facciamo vedere solo quel colore. Qualcuno gli ha ficcato in testa che alla Regione e in Parlamento qualcuno sta rubando il loro futuro, ma nessuno gli dice come invece quello stesso futuro è una responsabilità individuale. Se lo devono costruire, anche prendendo le distanze dai modelli dei loro genitori.

  • Rispondi Marina 12 dicembre 2013 at 13:19

    difficile davvero rispondere a quella ragazza: spero che lei, e tanti altri ragazzi che la pensano come lei, si convincano che ‘investire’ su se stessi con l’istruzione e la formazione non sarà mai inutile. Sembra di camminare su lastre di ghiaccio, però.

  • Rispondi cily75 12 dicembre 2013 at 13:47

    Cara Vale, conosci la mia storia. e io che ancora studio a quasi 40 anni e lotto (o forse ho lottato e finalmente sono sulla via della resa) per fare un lavoro che è importante per tutti ma che in questo paese non conta nulla, ti dico che qui, in questo paese io non lo so se serve studiare. nell’Italia che c’è oggi forse serve a poco. e allora io sono con quei ragazzi, e con tutti quelli che hanno la voglia di alzarsi a gridare vaffanculo a un sistema che insegna solo ad essere furbi, fin da piccoli, e a pensare ai fatti propri. Ai miei figli insegno tutto il contrario di quello che gira intorno, e farò di tutto perchè vivano una società migliore, lottando sempre e facendolo in modo razionale, non urlando e basta, non lanciando bottiglie…ma non so se sarà possibile che quella società che io mi aurspico sia qui.

  • Rispondi graziaballe 12 dicembre 2013 at 13:57

    E’ un ventennio di ignoranza quello che abbiamo vissuto.
    Di tv commerciali e di stato che propongono zero etica, zero ideali, zero morale, zero cultura, zero riflessione e zero passione. Solo parlarsi addosso, pensiero populista, idea di guadagno facile ed esaltazione dei forti e dei furbi e della politica come mezzo di potere e intrallazzo.
    Non tutti i ragazzi sono fortunati come i nostri figli, dove questo gap è recuperato (nonostante tutto a fatica!) dalla famiglia, dalla possibilità di viaggiare nello spazio ma anche nei libri nei pensieri nel dialogo quotidiano.
    Una cosa che ho imparato guardando certe trasmissioni cd spazzatura, è che c’è un’Italia media che non ha niente in testa se non la propria famiglia e la propria affermazione sociale, che passa ovviamente non per la cultura ma per il possesso degli status symbol proposti come socialmente tali (quante ragazzine di buona famiglia scodinzolano con le loro scarpettine e borsettine bonton ma con il vuoto pneumatico negli occhi?).
    Sull’importanza del voto arrivo – e mi scuso se d’istinto lo faccio sul tuo blog! – a dire che io ho votato.
    Alle primarie di un partito che da tempo non era più il mio ma che non riuscivo a lasciare perchè…perchè…perchè non c’è nulla di meglio, perchè il mio credo politico era nato lì.
    E ho votato Renzi, prevalentemente per le sue promesse di riforma culturale di questo paese.
    Spero non deluda, che di delusioni ne abbiamo abbastanza tanto che inizia ad essere dura darsi delle motivazioni giorno dopo giorno anche per chi ha una coscienza sociale sviluppata!
    Spero anche io insomma che al primo posto torni ad esserci cultura=capitale, perchè per ora il principio Borbone del popolo ignorante ha quasi ucciso questo paese, che ha tutto per essere meraviglioso ed invidiabile.

  • Rispondi Anonymous 12 dicembre 2013 at 14:17

    Mi dispiace rispondervi duramente, ma io sono con quei ragazzi. In Italia studiare non serve a niente. Se non sradichiamo tutti, e dico TUTTI, i nostri attuali governanti, questi giovani e i meno giovani non otterranno nessun lavoro e nessuna possibilità di programmare il loro futuro (intendo casa, matrimonio, figli…), nè tantomeno potranno coltivare la speranza di realizzare i propri sogni. Parlo per esperienza personale. Io ho investito nella mia istruzione e sono rimasta disoccupata. Ho una laurea in Ingegneria Informatica con 110 e lode, un dottorato in Informatica, diversi anni di precariato accademico e adesso…fuori! A casa. Da sola…

    • Rispondi grazia 12 dicembre 2013 at 16:43

      Mi permetto di risponderti… poi magari Valentina mi bannerà a ragione dal suo blog! 🙂
      Però penso che la tua situazione di disoccupata non dipenda dalla laurea, giusto? E credo che l’esigenza di studiare derivi anche dall’interesse personale oltre che dalla volontà di trovare un certo tipo di posto di lavoro. La formazione culturale (che non sempre va di pari passo con il conseguimento della laurea) serve per farci capire il mondo e essere anche allenati a reagire.
      Il problema del lavoro in Italia è legato a motivi ben diversi e di lungo corso e se non avessi studiato la tua situazione non sarebbe certo migliore! Intanto chi ha studiato può pensare anche a lavorare all’estero. Ma io amerei che le persone migliori restino per fare un’Italia migliore!
      E poi cultura è anche impegnarsi nel sociale e capire che votare è scegliere, anche con il naso tappato ma scegliere, è non lasciare che le cose vadano come capita, non farsi abbindolare da gente che urla slogan anche giusti e allo stesso tempo è intrisa di contraddizioni (davvero possiamo credere che Grillo e i suoi vaffanculo insieme ai dictat da fascista che elimina dal partito tutti quelli che non fanno ciò che pensa lui sia una soluzione?). Astenersi dall’esercizio critico e politico (anche se è vero, in questi anni di bassa levatura è capitato anche a me di pensarlo), non serve a nient’altro che a mantenere esattamente le persone che tu dici di voler sradicare ben salde al loro posto. Bisogna esserci, uniti e compatti, per ricordare loro che non siamo scemi, non siamo tutti dei dudù affascinati dalla bella vita ma anche gente che vuole una buona vita, che è diverso.
      Perchè o è rivoluzione, ma quella francese, di tutti tutti tutti contro il re sole, pronti a versare il nostro sangue – e l’Italia, con i suoi due secoli abbondanti di ritardo davvero non la vedo in lista! – oppure si torna a cercare la buona politica, a credere che ognuno possa fare la propria parte, pagando le tasse, mettendo un mattone giorno dopo giorno per i servizi e per la comunità (e quindi anche alla ragazza con cui parlava Vale), pensare non “la mia famiglia” ma “la mia città”. Io ci spero. E spero tu non perda le speranze e ce la metta ancora tutta per non farti scegliere… In bocca al lupo 🙂

    • Rispondi Mamma Avvocato 12 dicembre 2013 at 18:46

      E se la tua parte continui a farla, lavorando sodo e pagando le tasse onestamente e intorno a te solo chi frega sopravvive?
      se ti dicono che siccome non hai debiti perché invece di farli hai rinunciato a tutto il superfluo! comprese vacanze! vestiti, cene, auto nuova ecc., che siccome hai una casa perché lavori 10 ore al giorno in regola con le tasse anziché chiedere le 35 ore settimanali, se siccome i tuoi genitori hanno fatto sacrifici per lasciarti del denaro in eredità…posti senti dire che sei ricco e devi dare dare, dare agli altri sempre di più e quando hai bisogno tu non ottieni nulla?
      Io nutro solo tanta amarezza per questa “buona politica” che chiede sempre agli stessi di fare la loro parte, senza però mai toccare chi non l’ha mai fatta, senza ridurre nessuno dei propri privilegi, aiutando sempre e solo certe categorie.

    • Rispondi grazia 13 dicembre 2013 at 10:02

      Sono d’accordo e credimi, io sto nelle tue medesime condizioni! Mia sorella lavora all’estero da 25 anni e di sacrifici ne abbiamo fatti molti perchè mio padre e mia madre non avevano potuto studiare, nessuna famiglia alle spalle dunque.
      Solo che io sento che nonostante i sacrifici non potrei essere diversamente. Me ne infischio di chi sta accanto a me e ruba. Si, accanto a me. Perchè colleghi che affittano da anni al nero come li chiameremmo? Io da studente ho cercato una casa da chi mi offrisse un contratto. Pagavo non molto di più, forse ero solo più lontana dall’università ma la casa era tenuta decorosamente e il proprietario era onesto, oppure sono andata con delle signore anziane in cambio del presidio serale. Anche alimentare chi ruba è una mentalità da debellare. Basta una sola cosa per avere la forza di affrontare a testa bassa ma come arieti non solo queste scelte ma anche le prese in giro degli altri: la consapevolezza di essere nel giusto e di fare qualcosa nel modo che si crede sia quello che vorremmo facessero tutti.
      E io vivo nel tuo stesso mondo, Mamma Avvocato, non in altri. Lavoro, sono separata ed ho un solo stipendio con un figlio. Ma ancora non me ne pento perchè non ho nessuna invidia per chi si arricchisce in quel modo. Quanto alla politica è il frutto di chi fa le scelte di cui sopra! Ma spero che si cambi verso (! 🙂 ) piuttosto che diventare come loro. Non potrei mai e il disfattismo non porta da nessuna parte!

  • Rispondi marta 12 dicembre 2013 at 15:32

    in questi giorni, presente per lavoro, ho visto qualcosa di simile anche nella mia città, Milano. E’ emozionante ciò che racconti e come. condivido molto del tuo sentire. Bisogna fare qualcosa, non accettare tutto ciò in generale, non condannare in generale, avere il coraggio di non ragionare con “in generale”.

  • Rispondi ElizabethB 12 dicembre 2013 at 15:33

    Agghiacciante il pensiero di questa ragazza, anche se pensandoci bene, nei suoi panni è comprensibile, anche se non condivido.
    Che cosa vedono i ragazzi oggi? Vedono persone che si sono rotte la schiena all’università e al lavoro che di punto in bianco restano con un pugno di mosche. Vedono ragazzi poco più grandi di loro che passeggiano a vuoto per anni, portando a spasso i loro diplomi, senza trovare uno straccio di lavoro.
    Vedono persone di dubbio talento diventate famose e ricche grazie ai realty show, vedono che la bellezza e l’esteriorità, aprono la porta alle grandi occasioni.
    Il benessere, la fama e la ricchezza sono i valori maggiormente urlati. Serve studiare? Per questi obiettivi sembra di no. E se come nel caso di questa ragazza, manca alle spalle la famiglia a trasmettere valori diversi…beh, la frittata è fatta.

  • Rispondi Marina 12 dicembre 2013 at 15:51

    se posso aggiungo una cosa: è davvero difficile dire a questi ragazzi che studiando e impegnandosi otterranno qualcosa di meglio che un vacuo contratto in nero: la generazione del dopoguerra ha fatto sacrifici (ma veri, come quelli della signora di cui tu hai scritto sul blog e che mi è rimasta impressa perchè nutriva i figli a stento e si accontentava di latte annacquato) per far studiare i figli, sapendo che avrebbero avuto un riscatto in termini sociali ed economici. Per quanto tempo il figlio ingegnere, medico, insegnante, è stato il miraggio di molte famiglie italiane? Oggi avere una laurea si sta quasi rivelando un boomerang, e comunque non mi sembra più il lasciapassare per trovare un lavoro.

  • Rispondi Gabriella Carofiglio 12 dicembre 2013 at 16:24

    voglio avere fiducia, sai, in questi giovani…perché penso che di rivoluzioni e vaff gridati ce ne sono stati tanti, anche nei nostri anni di superiori, contro l’allora presidente-ministro-politico-guerra, dcc. però delle belle teste sono uscite anche da lì, anche da chi sembrava facesse di tutto per non andarci, a scuola…voglio avere fiducia e incrociare le dita.

  • Rispondi Mamma Avvocato 12 dicembre 2013 at 18:40

    Cara Valentina, io che amo Torino e tutto il Piemonte, io che mi sono laureata con 110 lode e menzione in quella che rimane una delle migliori facoltà di giurisprudenza d’Italia, Torino! appunto! io che credo nella giustizia e faccio l’avvocato perché lo sono perché e’ una passione ed una vocazione oltre che una professione, io che colmo la casa di libri e evito le cene fuori per non tagliare mostre e musei, io che mi sforzo di portare mio figlio in biblioteca ogni settimana, io che credo fermamente che studiare sia un diritto, un dovere, una porta per la comprensione ed il futuro.
    Questa volta, anche io sto con la protesta.
    Non con chi ne fa un pretesto per distruggere ciò che non gli appartiene, ovviamente.
    Non parlo di loro.
    Parlo dei ragazzi che citi dei disoccupati, degli occupati, dei bambini e degli adulti che sono li ad urlare e protestare perché, in fondo, una speranza ce l’hanno ancora.
    Perché studiare serve solo a trovare la strada per fuggire, ormai.
    O forse, per una volta, a scegliere di non votare perché non si vuole nessuno di quelli.
    Ed il fatto che a Roma stiano continuando a discutere di riforma del sistema elettorale e di fiducia al Governo, dimostra che quei ragazzi hanno ragione, almeno in parte.
    Studiare serve ma non basta.
    Non oggi non in Italia.

  • Rispondi Anonymous 12 dicembre 2013 at 23:39

    Studiare serve a farsi una coscienza critica, a capire il presente ea dare un senso alle cose , peccato che tutto questo non lo insegnino a scuola dove tutto è banalizzato e semplificato,non nelle università pubbliche dove l’importante è mantenere il numero dei frequentanti (e le relative tasse ),non nelle scuole dell’ obbligo dove invece di porre basi solide gli insegnanti devono cercare di barcamenarsi fra le richieste dei dirigenti scolastici, e genitori pronti a difendere ad oltranza i loro “bambinoni”.La cultura serve,ma te la devi cercare da te! Comunque nel nostro ” belpaese” non serve a darti un lavoro e un reddito.

  • Rispondi francesca rossi 13 dicembre 2013 at 19:44

    Sinceramente io mi sono arrabbiata tanto per le proteste, per come sono state condotte e strumentalizzate. Su alcuni punti, presi dalle proteste delle ventimila categorie che partecipavano, sono anche d’accordo. Ma gli obiettivi che vengono sbandierati di più, i vaffanculo e tutti a casa con l’obiettivo di un regime transitorio militare che dovrebbe guidarci a nuove elezioni, farci tornare alla lira e farci uscire dall’euro sinceramente mi fanno rabbrividire.
    Penso che chi sta strumentalizzando e cavalcando l’onda di queste proteste, semplicemente per divertirsi a sfasciare o per raccogliere voti, sta facendo (e ha già fatto) un danno grandissimo: invece di guardare al futuro in maniera positiva e propositiva, perchè soprattutto quando si è toccato il fondo si può solo pensare di poter risalire, queste persone stanno incoraggiando tutti e soprattutto i ragazzi a vedere solo nero, a pensare che la colpa è solo di una casta e che mandandola via (sostituendola con chi?!?) si risolvano tutti i problemi. il problema è il comportamento quotidiano di ognuno di noi, il cambiamento credo parta dall’individuo.
    certo è difficile pensare positivo quando si viene da una famiglia disagiata come è per quella ragazza, ma è comunque possibile farlo. è tuo dovere farlo perchè non puoi e non devi aspettarti che sia tutto pronto e tutto facile. tu per primo devi darti da fare per cambiare le cose e per scrivere il tuo futuro. l’università sicuramente non è indispensabile ma studiare, leggere e informarsi sì. e soprattutto è importante non delegare e scaricare sugli altri responsabilità e impegno.

    • Rispondi Pellegrina 14 dicembre 2013 at 18:16

      Il danno più grande l’ha fatto chi ha creato le condizioni per queste proteste, impoverendo una, anzi più nazioni a vantaggio di pochi e non ignorando, anzi mettendo in conto e infischiandosene tanto c’è la polizia, che lo sbocco di tali disagi economici e di mancanza di considerazione delle esigenze di dignità e sopravvivenza è sempre il populismo (o peggio). La nostrana casta non s’è affatto opposta, bensì ha aderito entusiasticamente a tali pratiche, pur di conservare denaro e potere.
      E no, non è questione di individui. Quell’ideologia dell’individuo onnipotente è la più riuscita operazione di marketing mistificatorio che la nostra epoca abbia prodotto, e le conseguenze di averci creduto a testa bassa si vedono oggi nel peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione.
      Perché avere un padre che vien obbligato a pagare gli alimenti dovrebbe essere “avere tutto facile”?
      Perché avere un diritto allo studio decente come qui in Francia dovrebbe essere “avere tutto facile”?
      Perché un paese in cui i datori di lavoro in nero vengono sbattuti nella galera dove si meritano di stare dovrebbe essere “avere tutto facile”?
      Perché politici che rubano pubblico denaro o lo distribuiscono secondo interesse privato e finiscono in galera dovrebbe essere “avere tutto facile”?
      Perché aziende complici di tali politici devono continuare a funzionare e aver appalti o consulenze, anche quando ragazzi come quelli sono finiti sotto le macerie delle loro costruzioni farlocche?
      Questi sono i principi di dignità e di coesione di una società.
      Altro che “avere tutto facile”.
      E comunque: perché studiare dieci anni e poi svolgere il lavoro che si è imparato a fare in condizioni di dignità economica e personale che permetta di progettare un futuro dovrebbe essere “avere tutto facile”?
      Perché la vita dev’essere solo una punizione, un flagello, una fatica (per alcuni, ovvio, mica per tutti)? La sofferenza non fa star meglio nessuno, e i nostri antenati che di fatica, di stenti, di freddo, malnutrizione, mancanza di cure (eh, mica dobbiamo “avere tutto facile”!!), alcolismo per dimenticare una condizione insopportabile s’ammazzavano erano vecchi a 40 anni e morti a 60. Era più bello-etico-riuscito perché “non era facile”?
      Meglio il “facile” di una scuola accessibile e di un lavoro che non uccide (peraltro in un paese come l’Italia che ha un record di omicidi bianchi) di quel mondo lì.
      Dopodiché, quei manifestanti stanno dicendo esattamente quanto predicato: “Vogliamo provare a cambiare le cose. Abbiamo bisogno di un futuro”. Non entro nel merito perché ne so troppo poco. Ma a questo punto, una volta che lo stanno facendo, non si può zittirli solo perché “vorrebbero tutto facile” e non protestano come e contro chi NOI abbiamo deciso che LORO (non noi, eh) dovrebbero fare.

      Mammavvocato: capisco ogni virgola del tuo discorso e lo condivido in pieno per aver provato e star provando da decenni tutto quello che tu hai descritto così bene. In Italia il lavoro qualificato semplicemente non c’è, ci sono gli scantinati di Barletta, piuttosto. Non a caso diversi politici hanno più volte detto che bisogna incentivare i diplomi sulle lauree (e sugli orizzonti mentali e comparativi che gli studi universitari possono dare…). Ma questo passano le patrie aziende come il patrio Stato e chi prova a uscire dal seminato, o a fare da sé onestamente stenta e molto spesso muore. “Non oggi non in Italia”: no, se non hai la rete di relazioni giusta e se non vieni dall’origine giusta. Il feudalesimo, sia di nascita o di cooptazione, nel nostro paese è moneta corrente. Su questi antichi disastri se ne stanno incistando altri, e la situazione non va certo verso il meglio. Auguri, comunque.

  • Rispondi Vale - Bellezza Rara 14 dicembre 2013 at 11:19

    Grazie a tutti, di cuore. Condivido tantissime cose di ciò che avete scritto, e su questa protesta continuo ad avere idee contrastanti: odio le violenze che sono state fatte, le intimidazioni e, appunto, i “vaffanculo”, ma soprattutto non capisco il voler “mandare tutti a casa”, perché è un obiettivo irrealizzabile, miope e facilmente preda di derive estremiste e populiste. Però, dopo questa settimana passata a parlare con le persone scese in piazza, ho capito che c’è un disagio enorme, che secondo me prima ancora di essere economico è sociale, e qualcosa bisogna fare. E la politica secondo me dovrebbe occuparsi proprio di questo: di ridare speranza, di diffondere cultura, di comunicare alle persone che non deve arrivare tutto dall’alto, ma deve esserci uno scambio continuo fra chi governa e chi è governato. E per fare tutto ciò, deve iniziare rinunciando ai suoi privilegi assurdi.
    Vi ringrazio di tutti questi commenti: sono stati uno scambio molto interessante!
    ps: Grazia, figurati se ti banno!!! 🙂

    • Rispondi Pellegrina 14 dicembre 2013 at 18:32

      Cara Vale, vedo adesso il tuo commento e volevo farti i complimenti per avere avuto l’iniziativa di avvicinarti a quelle persone e parlare. Senza farti scoraggiare né dalle urla né dall’eye liner :- ).
      Il caso familiare che descrivi è terribilmente tipico dei problemi accumulati dell’Italia, che oggi si sommano drammaticamente a una situazione generale creando un ingestibile amalgama in cui si perdono di vista, o proprio non si sono mai colte, le diverse cause in gioco. Di nuovo, in Italia, la mancanza di cultura e la realtà a reti unificate non hanno certo aiutato a sviluppare capacità di analisi e coscienza critica…
      Non sono certa che la pensiamo allo stesso modo. Per me una società che spinge verso la disuguaglianza sociale e la miseria come da tempo accade in tutta Europa – basti pensare ai minijob tedeschi, o a quello che succede a Amazon, ( http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/02/16/news/amazon_germania-52784160/
      (il linguaggio di questo giornalista è illeggibile! dovrebbe rimettersi a studiare)
      http://www.huffingtonpost.it/2013/05/11/amazon-un-giornalista-infiltrato_n_3259905.html ) – rappresenta una violenza micidiale e disumana, pervasivamente diffusa e inaccettabile a qualsiasi costo, ma sei stata proprio brava. Per le persone in buona fede, quanto meno, parlarsi è l’unico modo per riuscire a capirsi, o se non altro a incontrarsi, prima o poi.
      Buon Natale a te e ai tuoi cari.

    • Rispondi grazia 16 dicembre 2013 at 12:59

      😀 bhè, grazie…mi sembrava di essermi un pò allargata!
      Il fatto è che mi appassiona molto il tema (non si era capito!) della disillusione e del disincanto della gente.
      Proprio adesso, proprio in tempi come questi è importante, è urgente, che le persone tornino ad impegnarsi, a credere, ad esserci!!! L’aspettare che arrivi tutto da un x-file non bene identificato non ci salverà dal declino. E io spero che la passione nel contribuire a fare del nostro paese un paese dal quale non andaresene, possa essere contagiosa!
      Grazie dunque a te di affrontare questi temi e di condividere un bello scambio di opinioni.

  • Rispondi Claudia 15 dicembre 2013 at 20:20

    Cara Valentina, scriverò qualcosa fuori dalle corde.
    Io purtroppo a 30 anni, di cui 15 passati a sudare sui libri, sono arrivata alla stessa conclusione di quella ragazzina. Studiare non serve a niente. E’ importante, come dici tu, per capire quello che abbiamo intorno (ma quello che abbiamo intorno lo studieremo da adulti, da “piccoli” è molto difficile: io ho ripreso in mano molti libri perchè solo negli ultimi anni ho capito che dovevo rileggerli per capire il presente) ma al momento per cercare un lavoro no, non serve. Servono alcuni tipi di laurea, molto specialistici, ma io che ho studiato Lingue ad esempio e che non ho una laurea, mi trovo con in mano un pugno di mosche. Spesso penso che sarebbe stato meglio fare un istituto professionale.
    Altra cosa, di cui parli spesso quindi so che capirai, sono diventata mamma… e non mi chiama più nessuno. Fai i colloqui e l’unica cosa che ti chiedono è se con i bimbi puoi organizzarti. Non importa nient’altro.
    Tanto che, a 30 anni, lascio perdere i miei 15 faticosi anni di studio e decido che alla fine mi conviene rimanere a casa, che tanto i 1200 euro (se arrivi a tanto) non coprono nemmeno tutte le spese dei tuoi figli.
    Io non lo so, davvero. Io non riesco nemmeno più a farmi un’opinione. Sono un po’ delusa, ecco.
    Un abbraccio,
    Claudia

  • Rispondi Claudia 15 dicembre 2013 at 20:22

    PS. Non che io creda al “vaffanculo” come metodo migliore eh.

  • Rispondi verdeacqua 16 dicembre 2013 at 13:35

    brava. E grazie. Come sempre.

  • Rispondi Arianna 16 dicembre 2013 at 16:55

    Io sono ancora una studentessa ventenne, quindi sai…di come va il mondo ne so fino a un certo punto. L’impressione che mi sono fatta è che studiare serve…l’università un po’ meno, e spesso neanche le superiori. A me il liceo ha insegnato moltissimo, non mi lamento certo. L’università però si sta rivelando una delusione, un po’ per com’è fatta la mia in particolare e un po’ per com’è (bis)trattata dal nostro Governo. La laurea è inutile nella maggior parte dei campi, e il modo in cui la si ottiene è spesso ridicolo. La mia facoltà è piena di lezioni che si sovrappongono, posso seguire solo la metà dei corsi (di qualità spesso bassa), e non posso lavorare per ripagare un minimo i sacrifici che i genitori stanno facendo.
    Anche a me poi sembra di capire che, almeno per il momento, il voto alle elezioni non faccia molta differenza, lo schifo è troppo grande e troppo diffuso.
    A vent’anni, quindi, sto pensando di lasciare l’università. Non significa che penso che lo studio sia inutile, e non ho la minima intenzione di smettere di studiare: voglio solo farlo da sola, con i mezzi migliori per me. Quindi tanti libri, corsi online, seminari e magari altro, e intanto lavoro… non so se è quello che farò, ma capisco senz’altro chi dice che lo studio, o per lo meno quello che ci vogliono far passare per tale, è inutile.

  • Rispondi Vale - Bellezza Rara 17 dicembre 2013 at 0:19

    Grazie di nuovo a tutti, anzi, a tutte. Mi avete dato tanti spunti di riflessione.
    Io comunque spero davvero che in questo Paese qualcosa stia cambiando, e nonostante tutto, un po’ ci credo, e mi piacerebbe che i ventenni di oggi, come Arianna, ci credessero.
    Grazie ancora!

    • Rispondi Arianna 17 dicembre 2013 at 14:17

      Ci voglio credere, e soprattutto nel mio piccolo cerco di spingere verso questi cambiamenti 🙂
      Quello che fa arrabbiare è dover lottare per cose che dovrebbero essere garantite, e magari sentirsi anche dare dei cazzoni a prescindere solo perché si partecipa a una manifestazione.
      Non so dire molto su questa protesta perché non la “conosco” davvero, ma so per esperienza che quello che hanno detto i ragazzi che hai incontrato è vero: spesso alla TV fanno vedere solo i momenti di tensione e violenza, e si ignora completamente il cuore della protesta, quello pacifico e propositivo, tutte le persone (la stragrande maggioranza, ma questo non lo dicono mai) che sono lì perché credono in qualcosa e non solo per attaccare briga.

  • Rispondi Ricominciodaquattro_Adriana 13 gennaio 2014 at 19:45

    Bellissimo, brava Vale come sempre.
    bacio

  • Rispondi Monica 14 gennaio 2014 at 11:36

    Condivido il pensiero della ragazza che ti ha detto che studiare non serve… in realtà serve tanto… ma non tutti possono permetterselo!!! Ho i goccioloni!!!

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