passato storie

Stanze

14 novembre 2013

A volte lei si addormenta con lui, e allora io entro nella sua cameretta, accendo l’abat-jour, chiudo le imposte e mi sdraio su quel letto bianco e rosa.
Abito con altre 13 persone, e ho una stanza tutta mia, quaggiù, in fondo al corridoio.

Capita che io torni tardi, dopo una serata al Bairro Alto, e poi al Lux e poi al forno a mangiare le bolas de Berlim. Capita che io non possa accendere la musica, perché quei 480 metri quadrati di casa a due passi da Marques Pombal sono pieni di silenzio. E capita anche che l’accenda lo stesso, a volume bassissimo. Sussurrato.
A Lisbona la mia stanza è gialla e azzurra. Le pareti sono ricoperte di foto, perché quando ti allontani dalla tua vita, la prima cosa che fai è appiccicarla ai muri che trovi.
Qua invece, questa stanza nella quale mi capita a volte di dormire, è tutta un turbinio di rosa, rosso e fucsia. E non ci sono ancora poster o fotografie, chissà cosa sceglierà poi lei, vedremo.
Ma la luce, quella è uguale. La luce in un angolo, il buio attorno, e i miei pensieri che parlano.
Stare qua, in questo letto perfetto per una persona sola, in questo silenzio illuminato solo da una lampadina, è la favola preferita raccontata per l’ennesima volta. So già il finale, e lo aspetto felice.
È sentirmi di nuovo sola nel mondo, immersa nel silenzio e nella vita che sta iniziando. È spogliarmi delle liste di impegni, e di tutto ciò che è adulto, per sentirmi ancora quella ragazza con il futuro da raccontare.
È avere come unica preoccupazione quella di provare emozioni, fotografare con gli occhi, registrare con il pensiero.
È giocare con i ricordi, annusare la solitudine e amarla follemente forse proprio perché non c’è più.

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7 Commenti

  • Rispondi Mamma Avvocato 14 novembre 2013 at 18:16

    “annusare la solitudine e amarla follemente forse proprio perché non c’è più.”
    Forse sì, proprio per quello.

  • Rispondi mammapiky 15 novembre 2013 at 0:13

    Hai scritto una cosa molto profonda…ci devo riflettere su!

  • Rispondi Sabina Montevergine 15 novembre 2013 at 0:29

    Non ho un angolo in casa in cui sentirmi così. E’ da costruire, insieme ad altre cose. Bella Lisbona.

  • Rispondi Anonymous 18 novembre 2013 at 2:57

    siamo fatti anche di passato. Un passato che torna e si deposita un po qui e un po li…anche sui letti…
    🙂
    grazia

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