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Quell’attimo, prima che inizi

11 novembre 2013
Più di tutto, amavo il suono degli strumenti mentre si accordavano. Quell’insieme di suoni che però sembrano voci, e che non è confusione, ed è già un po’ musica. 
Le mie colleghe ed io eravamo in piedi fra i sedili rossi, e le persone entravano, chiedevano informazioni, ci salutavano. I maestri erano già sul palco. 
Io sentivo sempre, prima di tutti, il suono del violoncello. Chissà poi perché. 
Accompagnavo gli ultimi ospiti ai loro posti, e poi andavo a cercare un angolo in cui sedermi. 
E c’era quell’attimo di silenzio, fra l’accordarsi degli strumenti e gli applausi al direttore. 
Quell’attimo in cui sembrava che tutti, pubblico e orchestra, volessero trattenere il respiro, prima dell’inizio.
La meraviglia, quando ancora la stai aspettando. 
Quando cominciai a fare la maschera ai concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, a Torino, avevo 19 anni e una passione grande per tutti i tipi di musica, tranne per la classica. Mi annoiava quell’aggettivo, “classica”. Non sapevo nulla di Beethoven o Mozart, figuriamoci di Mahler o Shostakovich. 
Ma volevo un po’ di indipendenza, e lavorare due sere a settimana, con un gruppo di ragazze e ragazzi della mia età, mi andava bene.
Iniziai malissimo. Con un lunghissimo e noiosissimo Wagner. E la settimana dopo, Berio, con un tizio, forse il percussionista, che “suonava” schiacciando bicchieri di plastica.
Passai ore e ore raggomitolata al buio in uno di quei sedili rossi, a leggere un libro o a dormicchiare. Incurante delle note che mi giravano attorno, dei volti commossi a mezzo metro da me, e delle opere d’arte che mi passavano davanti agli occhi.
E poi ha fatto tutto lei, la musica. Senza imporsi, senza insistere. Semplicemente, era lì.
E lentamente io ho cominciato ad ascoltare. E a guardarle, quelle note. A leggerci una storia. 
E ho iniziato a guardare gli occhi dei maestri. A osservare i movimenti dei direttori. A vedere l’emozione addosso alle persone accanto a me. 

E poi, una sera, mi sono accorta che quella musica non era più un sottofondo, ma era nel mio cuore. 
Capace di farlo diventare triste, allegro, disperato o pieno di brividi. 

Bastava un pianoforte, un violoncello, o un’intera orchestra. 
Era il quinto anno di lavoro, e una sera, all’entrata, un anziano abbonato, con il viso tondo e gli occhiali spessi, mi disse «Io non mangio mai prima dei concerti. Preferisco cenare quando torno a casa, perché la musica mi emoziona troppo, e se sono a pancia piena, rischio di stare male».
E poi mi salutò abbracciandomi. Era l’ultima serata della stagione, e l’ultima della mia vita, con quella divisa blu.
A volte mi dimentico del potere straordinario che la musica classica può avere su di me e sulla mia vita. Poi però mi capita di vedere un video come questo, e allora mi ritrovo di nuovo con gli occhi scintillanti e il cuore pieno di bellezza. 

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9 Commenti

  • Rispondi Anonymous 11 novembre 2013 at 23:48

    fantastico!! ho capito quasi tutto eccetto l ultimo pezzo. Qual è il voto che ha fatto lei? che non avrebbe più detto cosa? mannaggia….lui è bravissimo…ora ho una curiosità pazzesca!
    cm hai ragione sulla capacità di emozionare e rivoluzionare il cassetto dei ricordi della musica classica…e non solo.
    grazia

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 12 novembre 2013 at 13:08

      Lei ha promesso che non avrebbe mai più detto nulla che non potesse essere l’ultima di tutta la sua vita…
      In effetti bisognerebbe sempre pensare così…Ciao Grazia! 🙂

    • Rispondi graziaballe 12 novembre 2013 at 16:02

      sacrosanto! ci potevo arrivare…in effetti sgridare un fratello e poi non vederlo più lascia il magone…ma erano giovani e non sapevano che sciagura li stesse attendendo.
      il mio bisnonno diceva che bisogna fare come non si dovesse morire mai e comportarsi bene come se si dovesse morire domani…
      🙂

  • Rispondi francesca rossi 12 novembre 2013 at 10:30

    bellissimo!!!! 😀

  • Rispondi ElizabethB 12 novembre 2013 at 13:30

    Io ho un amore viscerale per Beethoven (e per Lucy Van Pelt, ecco perché sono una contraddizione vivente ;-)) e risentirlo evoca ricordi stupendi, di pigri pomeriggi domenicali passati in casa ad ascoltarlo con mio papà, mentre mia mamma correggeva compiti in classe.

  • Rispondi Pellegrina 21 novembre 2013 at 22:09

    Ti invidio con tutte le fibre, sappi! La tua iniziazione musicale è paradigmatica. Il video, superbo. Che mattatore. E che occhi ben aperti sul mondo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 22 novembre 2013 at 0:45

      Bellissimo questo video, davvero! E come riesce a spiegare cose complesse in modo semplice, immediato. Lo riguarderei mille volte!

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