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Pioggia

18 novembre 2013
Ha abbassato la saracinesca e poi si è guardata attorno. L’inverno un po’ ti abbraccia. Con il buio, e la voglia di stringerti nelle spalle, e la sciarpa dentro alla quale sparisci, fino agli occhi.
È passata accanto al bar dove ogni mattina beve il caffè, ha salutato, e poi si è messa in cammino.
Dieci anni fa non usava l’ombrello perché non le sembrava un peccato fare una doccia di pioggia. Oggi a volte ne avrebbe voglia, ma non ha l’abitudine, ne ha uno nascosto da qualche parte in casa e se lo ricorda sempre e solo quando ha già attraversato la strada.
Oggi ha venduto un Simenon, un Carrère e tre Open. Ha avuto due ore per finire il fumetto che aveva iniziato, e poi ha intrattenuto la vecchina della latteria, quella più gobba delle due, che è passata a raccontarle di quando da giovane aveva provato a sposarsi. Le ha risposto per l’ennesima volta che no, lei non ha un marito. E per l’ennesima volta ha aggiunto che no, non lo sta nemmeno cercando.
I passi d’inverno rimbombano.
O forse è il buio.
Ha un pacchetto in mano, leggerissimo. Non è fatto di carta, ma dentro ci sono carta e parole. Fuori, un tessuto verde e un nastro blu, in realtà traballante.
Non è sicura di sapere esattamente dove sia la strada che lui le ha scritto nella mail, ma ha tanto tempo e un paio di scarpe comode.
«Sono solo da tre mesi, e non riesco a farmene una ragione. Lei è andata via una mattina. C’era il sole e io avevo un uovo nel piatto. Me l’aspettavo, ovvio. Sai bene quando smetti di essere amato. Solo che a volte fai finta che il giallo del tuorlo sia più importante di quelle ultime parole.
Lei è entrata in cucina già vestita, la giacca addosso e la voce delle grandi occasioni.
E io ho fissato quel giallo come se potesse accecarmi.
E poi non ho più alzato lo sguardo, nemmeno quando mi ha salutato.
Io non so se lei potrà aiutarmi, ma spero tanto di sì».
Il portone era facile da trovare, e anche il citofono.
«Glielo lascio nella buca?»
Ha sentito l’esitazione in un attimo di silenzio. E poi, subito, un «Sì, sì, grazie. Grazie davvero»
Quando piove, il mondo vive anche un po’ al rovescio, ha pensato, saltando una pozza.
Magari là dentro, in quella vita ribaltata e bagnata, lui non è stato lasciato, io ho un marito da raccontare a quella vecchina, e le domeniche non sono noiose.
Magari là dentro i quadri nascono già appesi al muro e la spazzatura si porta fuori da sola.
E poi è arrivata alla fermata, e ha potuto osservare la pioggia da fuori.
Per un attimo si è pentita di non aver detto «Vengo su a portarglielo».
Non bisognerebbe lasciar andare le parole senza accompagnarle, soprattutto quelle che devono accarezzare.
O forse sì, forse è giusto che viaggino da sole, perché ormai sono grandi.
È arrivato l’autobus, è salita, e ha pensato che poi, a un certo punto, bisogna imparare a lasciar andare un po’ tutto.

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17 Commenti

  • Rispondi Silvietta 18 novembre 2013 at 11:17

    ..sappi che, qualsiasi cosa tu stia facendo, la stai facendo nel modo giusto.
    Arrivi. Arrivano.
    Grazie a te Vale e alle Tue parole.
    Un abbraccio, di quelli in cui ci vogliamo stringere senza pensare!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 novembre 2013 at 15:21

      grazie Silvietta! ho un po’ di storie in testa, sto cercando di scriverle…Un abbraccio a te!

  • Rispondi Sabina Montevergine 18 novembre 2013 at 11:42

    Bello.

  • Rispondi grazia 18 novembre 2013 at 16:37

    spero sia solo il capitolo uno! 🙂
    cosa gli ha portato? lo aiuterà?

    bello! quanta strada ragazza! 😉

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 novembre 2013 at 23:14

      Sì sì, è il capitolo uno! Sul mio foglio di word sono al tre. Vedremo…Ciao Grazia!

  • Rispondi francesca rossi 18 novembre 2013 at 19:42

    bella. molto. 🙂

  • Rispondi MammaInSE 18 novembre 2013 at 21:01

    Sai che stai scrivendo la cosa giista quando…lasci con il sospiro del “e poi cosa succede?”

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 novembre 2013 at 23:13

      …ecco, devo capire ancora cosa succederà, ma una mezza idea ce l’ho! ciao cara!

  • Rispondi Francesca 18 novembre 2013 at 22:58

    Mi piace moltissimo come scrivi e tu lo sai, ma questo tuo post in particolare mi ha colpito molto e l’ho proprio sentito scorrermi dentro. È dolce e amaro e carico di speranze. È un tutto.
    Leggerti mi fa venire voglia di non smettere mai di scrivere e per questo ti ringrazio.
    Un abbraccio amica mia.

  • Rispondi Francesca 18 novembre 2013 at 23:00

    …e di questo ti ringrazio.
    Un bacio amica mia
    (m’è partito l’invio rovinando il pensiero serio. Ma io sono una cazzona e tu lo sai.
    Cosa vuoi che ti dica.)

  • Rispondi Robedamamma 19 novembre 2013 at 9:22

    Bello Vale! Aspetto il seguito, ti abbraccio e brava, brava, brava!

  • Rispondi ...ma la notte no! 19 novembre 2013 at 14:05

    bellissimo brava!

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