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Il sogno di ogni bambina anni ’80

2 ottobre 2013
Lei aveva sempre le trecce. Due splendide trecce biondissime legate da due fiocchi rossi o rosa o azzurri, a seconda dei giorni. Era la tipica bambina perfetta: bravissima a scuola, ordinata in casa e precisa nel vestire. Mai un capello fuori posto, mai un angolo di camicia fuori dalla gonna.
Io avevo una scodella di capelli castani in testa, e avevo anche una sorella più grande, paninara, e quindi a volte andavo a scuola con le vans senza lacci. Camera mia era un disastro, e la mia camicia due minuti dopo essere uscita da casa era già disperatamente fuori dai pantaloni con i quali mi rotolavo nell’erba per giocare alla guerra.
Spesso andavo da lei a giocare. Mi apriva la porta la sua mamma, e in un attimo ero in quel mondo di bambole e trecce perfette.
Lei, la mia compagna di scuola, era molto simpatica, ma il suo essere prima della classe non tanto. E non sopportavo il suo nome, ripetuto ogni santa mattina dell’anno come esempio di bravura e intelligenza da quella maestra con gli zoccoli di pelo e il foulard con i ferri di cavallo stampati sopra.
Eppure adoravo andare da lei.
Perché lì, in quella camera che sembrava uscita da una pubblicità anni ’80, c’era quella cosa. Quella cosa che sognavo ogni notte. Quella cosa con cui avrei potuto giocare tutta la vita. Quella cosa così grande, così bella, così perfetta. E non erano le torte buonissime che la sua mamma ci preparava per merenda, non erano le mille Barbie perfette, precise, sedute tutte una di fianco all’altra sulla cassapanca rosa confetto. Non era nemmeno il cavallo di Barbie, o la macchina cabrio di Ken.
Era quella cosa che in realtà è rimasto il sogno proibito di ogni donna italiana. Quella cosa che aveva sempre la compagna di classe, o la cugina, e aveva il fascino della tv nei bar negli anni ’50.
Quella cosa della quale ho parlato un giorno per venti minuti con Paola e Margherita, e che ognuna di noi ha descritto senza tralasciare nemmeno il più piccolo dei particolari.
Quella cosa che senza l’ascensore che andava su e giù, forse non sarebbe stato il sogno di ogni bambina anni ’80. Perché il bello era quella scatolina che faceva sembrare tutto più vivo.
E io non so, non ne sono proprio sicura, ma credo che la casa di Barbie dovrebbe entrare nei libri di storia e di marketing. E penso anche che alla Mattel per Natale dovrebbero mettersi una mano sul cuore, e far arrivare a tutte noi, mamme 30-40enni di oggi, almeno, dico almeno quel favoloso ascensore che andava su e giù. Perché altro che Biancaneve, altro che Cenerentola, altro che rosa che puzza: le nostre vere frustrazioni sono nate da lì, cari signori del marketing dei vitini da vespa.
Ah, e per favore, dovreste farlo arrivare a tutte, tranne alla mia amica con le trecce bionde e perfette, ovviamente. A lei nulla, al massimo un vestitino per Skipper che, dai, diciamocelo, era la più sfigata di tutte.

 

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30 Commenti

  • Rispondi Ale B. R 2 ottobre 2013 at 12:53

    ahahahahah! intanto complimenti per la suspance! Mi hai lasciato con il fiato sospeso fino alla fine e poi, che dire? Condivido in pieno tutto, ogni singola parola. A me sarebbe bastata anche solo la casa senza l’ascensore e invece avevo solo la cucina e un armadio. La mia Barbie mangiava e dormiva senza avere un tetto. Ed è vero, per questo motivo mi è rimasta un pò di frustrazione, per colpa di quelle compagnette che invece avevano la casa e anche 50 Barbie. A me la Barbie, non so perchè, la regalavano solo quando avevo la febbre. Pensa un pò…che trauma! Se la Mattel ti risponde, per favore, dai pure il mio indirizzo. Ci giocherò da sola, e ogni tanto farò giocare mia figlia…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 ottobre 2013 at 21:19

      Ecco, in effetti io mi sto sfogando con mia figlia: quando me ne chiede una (di Barbie, non di casa!) non riesco a dire di no! Ciao!

  • Rispondi Squa 2 ottobre 2013 at 13:47

    Io ne ho in mente due di case. Una geande e bassa e una che pzreva una libreria. E forse ce l’avevo, non riesco a spiegarmi com’è possibile che io non ricordi bene. Deve essere colpa di 2 fratelli maschi e dei sequestri della mia sola barbie sul galeone dei playmobil….

  • Rispondi Moky 2 ottobre 2013 at 15:04

    Oddio, ma ti pare il caso di scoperchiare il vaso di Pandora…adesso sono in crisi…
    Mai avuta la casa della Barbie, mai avuta una Barbie, se non una trovata da mio nonno alla discarica, che tenevo come un trofeo!!!
    Avevo la macchina della Barbie, ma è ancora nuova in scatola, mia mamma nn me la faceva usare altrimenti potevo romperla…son traumi questi!!!!!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 ottobre 2013 at 21:21

      E’ davvero un vaso di Pandora!!! Comunque sì, quando hai un giocattolo e non te lo fanno usare per non rovinarlo può essere un trauma! Ciao Moky!

  • Rispondi Drusilla Galelli 2 ottobre 2013 at 15:07

    Ahahah!!! Fantastica!
    Non ho preso respiro fino all’ultima riga….
    Anche a me sarebbe bastata la casa senza l’ascensore, purtroppo avevo solo due o tre barbie che dividevo con mia sorella ma nulla di più.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 ottobre 2013 at 21:22

      Ecco, io idem. Però mi ricordo che avevo anche la Barbie nera, con i capelli lunghi bellissimi, e ne andavo molto orgogliosa!

  • Rispondi Loredana Gasparri 2 ottobre 2013 at 15:45

    Io avevo bagno, cucina e sala da pranzo(riadattate, in realtà, perché erano giochi non dell’Area Mattel), salone di bellezza, mentre la mia amica del cuore aveva la macchina, il camper, forse persino il cavallo (ma non ne sono sicura), e la casa a due piani con quell’ascensore. Quando ci vedevamo, creavamo la Barbie Estate…un appartamento di 350 metri quadrati, di cui la dependance era la summenzionata casa a due piani. Architettura creativa. Erano oltre trent’anni che non ripensavo più a quell’ascensore, ma ora che mi ci fai pensare, dopo aver letto il tuo post, mi trovo a concordare con te. 😀

  • Rispondi ElizabethB 2 ottobre 2013 at 16:38

    Io ero privilegiata. Non avevo la casa di Barbie con l’ascensore (me la ricordo, però!), ma avevo un bisnonno che era un mago a lavorare il legno. Mi aveva fatto salotto e camera da letto. Tutte le mie amiche impazzivano per i miei mobili di legno e stoffa, intagliati, levigati e dipinti a mano!

  • Rispondi Gabriella Carofiglio 2 ottobre 2013 at 16:42

    anche la mia amichetta più piccola, figlia unica, l’aveva! o aveva la villa? non ricordo…però mio nonno me la costruì, ed era bellissima: tre piani di compensato, con tanto di tetto spiovente e mansarda, per i momenti no della skipper. E mi fece anche l’ascensore, che aliva e scendeva veramente! di cartone, con porticine che si aprivano…solo che prese male le misure, e lo fece ad altezza skipper (sempre lei), così che barbie e ken ci potevano entrare, sì, ma un po’ “sacrificati” 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 ottobre 2013 at 21:24

      Ma anche tuo nonno? Caspita che bravi nonni! Adesso lo devo proporre al mio papà, per Guia!

  • Rispondi Cristiana 2 ottobre 2013 at 22:34

    Io l’ho comprata alle mie figlie, ma mica per loro… Per me, che così ora mi sento arrivata, avendo in casa la casa di Barbie 😉

  • Rispondi acasadiclara 2 ottobre 2013 at 23:05

    io ci penso spesso al catamarano della barbie che non ho mai avuto (la casa nemmeno me la potevo sognare). il catamarano campeggiava – a volte alternato al camper – sulla IV di copertina di topolino . è vero per anni c’è stata la bburago ma potrei giurare che ogni tanto ci mettevano il catamarano della barbie. quello che volevo io. quello che costava 9.000 lire e che mai ottenni. e mi chiedo: se io mi faccio in quattro perchè Babbo Natale porti ai miei figli quellom che hanno chiesto (comprandolo in anticipo, comprandolo su inernet, dividendolo con i nonni, etc) perchè non potevano fare così anche con me? noj avrò mai risposta perchè i miei erano così fuori da queste logiche che se glielo chiedevi non sapevano nemmeno cos’era il catamarano della barbie. in più a coronare il tutto avevo una sola barbie: barbie ballerina, con la corona piantata sulla testa e il tutù. l’ho odiata a lungo (ne avevo chiesta un ‘ altra ovviamente ma nessuno aveva voluto fermare mia nonna a cui invece piaceva quella lì). sono cresciuta bene lo stesso, ma certi traumi rimangono.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 3 ottobre 2013 at 23:58

      Il catamarano della Barbie!!! Clara, erano tipo 30 anni che non mi veniva in mente! Ma certo, sì, era sul Topolino, me lo ricordo! Sai, credo che i nostri genitori avessero un’impostazione e un rapporto con i regali diversa dalla nostra, e non so se migliore o peggiore…Un abbraccio, cara!

  • Rispondi lipstikanddummy 3 ottobre 2013 at 13:14

    “Figurati se spendo dei soldi per una cosa fatta tutta di cartone”….” Ma mamma, l’ascensore è di plastica rosa…”. Questo rimane un irrisolto della mia infanzia; la sintesi di quel senso pratico di mia madre, che ora ritrovo in me. Mattel pensaci tu!

  • Rispondi Pikata 3 ottobre 2013 at 15:42

    Noi siamo 4 sorelle e i nostri genitori di solito ci regalavano un regalo unico per tutte, solo alla befana. Un anno è arrivata lei, la casa con l’ascensore. Fu amore a prima vista. Forse mia madre la conserva ancora!

  • Rispondi Mamma Avvocato 3 ottobre 2013 at 16:57

    Io ero una delle fortunate bambine con la famosa casa di cartone e l’ascensore rosa…peccato che non me ne fregasse più di tanto!!!! L’avevo ereditata da una cugina più grande e non l’ho tenuta per molto perché mio fratello usavano,ascensore per fingere di far morire le barbie schiacciate e io l’odiavo….in compenso invidiavo da matti il camper rosa di un’amica!!!!
    E di barbie avevo solo quelle vecchie ereditate e la ballerina…

  • Rispondi Ciccola 3 ottobre 2013 at 20:25

    La mia compagna di classe aveva il papà che lavorava alla Mattel, non so se mi spiego.
    Io la casa di Barbie l’ho fatta in una piccola libreria a tre piani. L’ascensore l’ho ricavato da una scatola (di Barbie), gli ho legato uno spago sulla parte superiore e lo facevo andare su e giù. Ma no, non era la stessa cosa!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 ottobre 2013 at 0:01

      No vabbè la compagna di classe con il papà alla Mattel è una tortura, bisognerebbe vietarlo!!! 🙂

  • Rispondi Mamma Cattiva 7 ottobre 2013 at 12:36

    Per me è stata la piscina di Barbie, nel senso che ha rappresentato motivo di guerra aperta con mia madre. Un giorno ho usato la tattica sbagliata, quella che se adottata oggi dai nostri figli, ha lo stesso esito di allora. Cominciai a urlare, a piangere, a dire “La Voglio” e ancora più grave mi chiusi a chiave, sottolineo a chiave, nella mai camera e passai sotto la porta un bigliettino con scritto che se non mi comprava la piscina di Barbie non sarei più uscita. Che affronto, che errore. Mia madre ci mise un secondo. Le bastò bussare forte alla porta e dirmi di uscire immediatamente o le avrei anche prese e non so come andò ma io aprii subito e dichiarai definitivamente il fallimento del mio obiettivo. Ovviamente mai più vista la piscina e chissà cosa altro. Allora le cose costavano molto più in proporzione e i bambini privilegiati erano l’eccezione, quelli appunto che invidiavamo. Il resto del mondo, quelli che sbavavano erano la maggioranza e quindi per i genitori era più semplice dire di no. Oggi tutti hanno tutto e se tuo figlio/a non ce l’hanno sono gli unici “sfigati”. Per quanto mi trovi tra quelli che ancora provano a dire di no, il nostro mestiere in questo campo è davvero duro.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 8 ottobre 2013 at 11:07

      Luisa, è verissimo: una volta era più semplice dire di no. Ora davvero a me sembra che tutti abbiano tutto (anche se poi so che non è così)…Comunque sei stata molto coraggiosa con quel bigliettino!!! 🙂

  • Rispondi thesunmother 8 ottobre 2013 at 0:13

    Caro Signor Mattel, io potrei avere la mega stalla dei mio mini pony, quando ancora si chiamavano mini e non little? Graaaaaazie!

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