passato speranza storie

Bianco sbiadito

4 ottobre 2013
Sono entrata in un bar in centro e mi sono seduta a leggere La Stampa. Stavo leggendo l’articolo di oggi di Domenico Quirico, che racconta perfettamente la tragedia di ieri e le tragedie dei migranti di sempre, e poi ad un certo punto ho afferrato un discorso dal tavolo accanto.
«Quando i miei figli erano piccoli – raccontava quella voce anziana – io prendevo due tram e andavo a comprare il latte in un posto in cui costava meno che in altri. Andavo dall’altra parte della città, io sola con due bambini. Compravo quella bottiglia e poi tornavamo a casa, lo stesso tragitto lunghissimo, anche quando faceva freddo. E poi la sera a loro davo solo quel latte. Non avevamo soldi per mangiare altro. E poi li mettevo a letto, e sai come cenavo io, dopo? Riempivo la bottiglia di acqua, e bevevo quell’acqua che sapeva di latte.
Ora io non dico che non ci sia crisi, per carità. Ma noi all’epoca eravamo poverissimi.
Solo che non ci sentivamo in crisi. Noi lottavamo ogni giorno per avere da mangiare, e facevamo a volte due o tre lavori in un giorno, e proprio non avevamo il tempo di deprimerci o di sentirci “in crisi”. Noi andavamo verso qualcosa di meglio, e sapevamo che prima o poi quel meglio sarebbe arrivato. Ne eravamo convinti. Forse, chissà, avevamo la speranza della disperazione»
Mi sono girata e l’ho guardata. Un paio di occhiali azzurri quasi fosforescenti che non mi sarei aspettata su una voce così anziana, e un abito blu, bellissimo. Un caffè sul tavolino, e un’amica della stessa età seduta davanti a lei ad ascoltare.
Ho dato un’ultima occhiata alle foto sul giornale davanti a me, accanto alle parole di Quirico, e poi sono uscita, e non sono riuscita più a togliermi dagli occhi quei volti, e poi quel colore trasparente e un po’ bianco sbiadito dell’acqua che chissà in realtà quanto sapeva di latte.
E ho pensato a quelle due parole accostate, speranza e disperazione, disperazione e speranza.

Ti potrebbe interessare anche

25 Commenti

  • Rispondi Mimma Zizzo 4 ottobre 2013 at 14:44

    anche mio padre e mia madre sono stati poveri. Hanno solo 65 anni ma vivano al sud. A casa di mio padre 7 figli, si metteva un UNICO piatto in mezzo e da lì mangiavano tutti. Da mia madre due fette di pane e pomodoro e basta. La carne una volta al mese. entrambi hanno iniziato a lavorare prestissimo. mio padre a 8 anni mia madre 10. Mio padre tutt’ora non ha perso il sorriso, la voglia di fare, lavorare, anche se lui stesso ammette che ha vissuto gli anni del boom economico e il suo benessere deriva da lì. Però ora è innegabilmente più difficile, così come è quasi impossibile pensare al futuro. Io che vivo lontano penso sempre con tristezza se mai riuscirò a tornare, poi avendo per marito un economista i suoi scenari mi mettono paura. Sopratutto quelli del 2008…in poi. Detto questo è anche vero che avere sempre paura non va bene. E sulla tragedia di ieri preferisco non commentare. Ma stare in rispettoso silenzio. Troppi errori e non solo nostri.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 ottobre 2013 at 21:52

      Ciao Mimma, hai ragione, sulla tragedia di ieri bisognerebbe solo riflettere. Grazie del tuo racconto!

  • Rispondi Alice dalla nascita 4 ottobre 2013 at 14:51

    Dicono che la crisi di oggi sia come la guerra che hanno vissuto i nostri genitori/nonni. Ed è vero, ma quanto dovremmo imparare da loro e dal loro modo di affrontare la vita.

  • Rispondi Ciccola 4 ottobre 2013 at 17:07

    Bellissimo quello che hai scritto.
    L’altro giorno una signora anziana mi ha detto più o meno la stessa cosa, però ha aggiunto una cosa che mi ha fatto riflettere. “Avevamo niente, ma per quello che si poteva ci si aiutava. Oggi la crisi è magari anche peggiore, ma non c’è più solidarietà”.

  • Rispondi thesunmother 4 ottobre 2013 at 19:34

    Io vorrei che di persone come quella signora ce ne fossero migliaia, a ricordarci di mantenere sempre viva la speranza e di tirarci su le maniche.
    Io sento continuamente giovani uomini e giovani donne che si lamentano della crisi, che nessuno nega, ma che poi non fanno niente per superarla. Forse, credo, la crisi è diventata anche la giustificazione della propria mancanza di coraggio a prenderla per il bavero, questa vita che abbiamo.
    I nostri nonni hanno patito la fame, sono emigrati, si sono inventati i mestieri, e hanno trainato la crisi verso il boom economico. I giovani di oggi raramente trovano soluzioni per sé e per gli altri, si fermano allo sterile lamento.
    scusa lo sfogo, eh, ma io penso davvero che le cose non piovano dal cielo e che, soprattutto in periodo di crisi, si debba lottare con tutte le forze per ottenerle. Io non vedo tanta gente che lotta, a dire il vero.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 ottobre 2013 at 21:55

      Cate, hai ragione: il punto è proprio il lamento senza una spinta a fare e a inventarsi una via di uscita. E’ vero, la situazione è durissima e deprimente, ma secondo me la crisi peggiore è quella sociale, quella che toglie l’entusiasmo e la speranza. E devo dire che la situazione politica non aiuta…

    • Rispondi thesunmother 5 ottobre 2013 at 12:09

      Pienamente d’accordo. Anche secondo me la crisi è più sociale che economica, per non parlare della nostra specifica situazione politica, che è la cartina tornasole di quanto la società sia ormai povera di valori. La maggiorparte della gente che incontro è tesa a soddisfare i propri superficiali desideri, vivendo al di sopra delle proprie risorse e pretendendo che qualcuno li gratifichi per un valore che non hanno o non dimostrano. Queste persone non sanno cosa vuol dire entusiasmo e confondono la speranza con l’aspettare che le cose accadano senza che ci mettano dell’impegno. Tutte le altre persone che conoscono il significato di queste parole invece lottano tutti i giorni contro l’amarezza e la voglia di emigrare.

  • Rispondi robedamamma 4 ottobre 2013 at 19:45

    Meraviglioso Vale, grazie per averlo condiviso.

  • Rispondi Biancume 5 ottobre 2013 at 11:58

    mi mancava leggerti,
    amo la tua sensibilità

  • Rispondi Anonymous 5 ottobre 2013 at 12:01

    Ciao vale. Come sempre post che toccano il cuore. Bisognerebbe ricordarsi quello che hanno patito i nostri nonni sopportando con dignità e tirando fuori una gran volontà per cercare di migliorare le cose. Dobremmo imparare da loro.
    Grazie Vale sei sempre speciale.
    Ciao Alessia

  • Rispondi Moky 5 ottobre 2013 at 15:44

    Ieri non avevano niente, oggi molti di noi si lamentano perchè manca loro il superfluo e quelli a cui manca davvero qualcosa, passano in secondo, terzo, quarto piano…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 6 ottobre 2013 at 7:00

      Sì, Moky, è vero, a volte capita davvero così. Ho sentito alcuni lamentarsi perché non possono fare cose che – per dire – alcuni non si sono mai, mai, mai nemmeno sognati di fare…

  • Rispondi riruinglasgow 6 ottobre 2013 at 17:22

    Molto bello!mi ha ricordato un piccolo momento di vita della cugina di mia mamma,che mi raccontava che il cioccolato lo vedevano giusto a pasqua,e che l’uovo rimaneva impacchettato per mesi e se ne mangiava un pezzetto ogni domenica.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 6 ottobre 2013 at 23:27

      Sì, vero! Anche io lo sentivo raccontare dai miei nonni…Altri tempi davvero…Ciao! 🙂

  • Rispondi Grazia 7 ottobre 2013 at 10:07

    Mi è piaciuto tanto quel “non ci sentivamo in crisi” che ne ho fatto il mio mantra del week end.
    E, se ci riesco, lo conserverò ancora per tanto tempo.

  • Rispondi Beta 7 ottobre 2013 at 16:36

    Ti ho appena scoperta da Laura (Parola di Laura) e mi è piaciuta molto la lettura di questo tuo post, scritto con semplicità è andato dritto al cuore e mi ha lasciato, nonostante tutto e pur con la profondità dei temi di cui parli, un senso di serenità… grazie!

  • Rispondi Serena Semplicemente 7 ottobre 2013 at 23:30

    Bellissimo questo post, grazie!
    So che è banale da dirsi, ma, secondo me, oggi si sta perdendo di vista quali sono le cose veramente importanti. Conosco persone che fanno rinunce alimentari considerevoli ma non si fanno mancare lo smartphone di ultima generazione o la manicure all’ultima moda, lo trovo assurdo

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 8 ottobre 2013 at 11:09

      Sì, in effetti è abbastanza inquietante…probabilmente è il concetto di “crisi” che è cambiato rispetto a tanti anni fa…Ciao! 🙂

    Lascia una Risposta