passato storie

Rosa azzurro antenne e navi

24 settembre 2013
Il profumo dell’aglio che ti rimane fra le dita, soprattutto quando è fresco e rosa, che fa estate e mare e serate all’aperto.
Il vino rosso d’inverno, quando torni a casa e fuori fa freddo e quel sapore è come un abbraccio stretto con i maglioni di lana e il collo alto.
Le banane fritte del riso alla cubana che i miei amici spagnoli cucinavano a Lisbona, e le chiacchiere fino a notte fonda, in quella cucina di legno, azulejos, fumo e risate.
L’acqua che, nonostante il caldo, rimaneva sempre fresca nella borraccia di latta ricoperta di stoffa verde, e la sensazione di avere scalato l’Everest, e invece era solo una piccola montagna. Ma ero io ad essere piccola, e ancora mi sembra di sentire la voce di mio padre, quando chiedevo «Siamo arrivati?»
«Sì sì, dopo quella curva», e di curve ce n’erano sempre mille altre, e il bello era, alla fine, sentire i polmoni pieni di montagna e di fatica.
La Sagres ghiacciata del Miradouro di Santa Catarina, e quel panorama così strano, fatto di rosa azzurro antenne e navi, e il suono delle voci attorno e no, non le conosco tutte quelle persone, ma in fondo un po’ sì, se stiamo tutti guardando dalla stessa parte.
La sensazione che l’acqua negli Stati Uniti non riesca a far andare via il sapone dalle mani, e la mia solita domanda, ogni volta che sono lì «Sarà l’acqua diversa, o il sapone?», e dire che basterebbe portarsi una saponetta in Italia e verificare, ma in fondo è bello proprio quel momento, ed è come se una voce mi dicesse «Benvenuta in America».
Il cielo viola e azzurro di Largo do Carmo, il profumo del sole sulla pelle e quella domanda che mille anni fa mi girava nella testa «E se mi fermassi a vivere qua?»
Il caffè americano, lunghissimo, nella tazza che diventava rovente e che però mi serviva, perché anche in piena estate mi scaldava le mani e mi difendeva dal freddo dell’aria condizionata negli hotel di New York.
Il profumo che usciva dalla moka al mattino quando eravamo piccole, e tutti i profumi di quando sei piccolo, che diventano un guscio e rivestono le pareti di casa e la fanno diventare ancora più calda.
Il primo spritz dopo la cerimonia, sotto la pioggia, con tutti gli invitati che cercavano di ripararsi, e io lì a guardare quel cielo su Torino che ho fotografato in mille azzurri diversi e invece il giorno del mio matrimonio ha deciso di essere grigio, ma in fondo è andata bene così, perché con quella luce l’arancione dei bicchieri brillava, e illuminava gli occhi di tutti.
Il profumo del cuscino della mia mamma quando mi svegliavo di notte e correvo da loro, e quando Guia viene a dormire nel mio letto mi chiedo sempre se anche lei, sprofondandoci dentro, senta tutto quell’amore e quel senso di protezione e di infinito che sentivo io.
Il rendersi conto che un blog può diventare un barattolino di vetro pieno di profumi, di sapori e di storie, e che a volte basta alzare un pochino il coperchio, respirare e stare ad ascoltare.

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14 Commenti

  • Rispondi elle 24 settembre 2013 at 15:41

    Gli jacarandás…il colore della primavera che lascia il posto all’estate.
    I profumi di quando ero piccola…grazie a questo post per un attimo ho risentito le scale di casa mia come quando aprivo la porta ed entravo dalla strada, e mi sembrava che nulla avesse un odore più buono.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 11:38

      Bellissimi quegli alberi, vero? Sono unici, davvero. Che nostalgia di Lisbona!!!!

  • Rispondi francesca rossi 24 settembre 2013 at 16:47

    e la casa di tua nonna? aveva anche quella un profumo tutto suo?
    adoro i percorsi olfattivi, andando all’università ne seguivo uno tutto mio, tutti i giorni uguale eppure diverso, occhi bassi a terra e naso pronto. 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 11:39

      Ah sì sì, la casa di mia nonna aveva un profumo tutto suo, e sapeva di grissini nel caffelatte! Me la sono dimenticata!

  • Rispondi thesunmother 24 settembre 2013 at 22:47

    è l’effetto dell’acqua dolcificata! se vuoi rivivere un po’ di USA in Italia ti invito a casa dei miei suoceri!+
    (che mi fai sempre sognare lo sai)

  • Rispondi Parola di Laura 25 settembre 2013 at 10:39

    Lo sai che questo è uno dei miei angoli del web preferiti?

  • Rispondi Giorgia 25 settembre 2013 at 11:06

    Hai ragione sai, un blog è proprio un barattolino di ricordi da aprire quando ne abbiamo bisogno…. oppure da chiudere per conservare a lungo

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 11:41

      Sì sì, me ne sono resa conto scrivendo questo post. E’ un tesoro soprattutto per questo. Ciao Giorgia!

  • Rispondi Alice dalla nascita 25 settembre 2013 at 15:27

    C’è l’ammorbidente al profumo alla violetta della nonna T. e l’odore delle scale del condominio di zia M. A questi e altri profumi sono associati i miei ricordi di bambina. Ed è una sensazione bellissima.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:41

      Ah sì, Alice, anche i detersivi racchiudono tanti ricordi. E spesso contraddistinguono un’intera famiglia!

  • Rispondi Annalisa Guarelli 30 settembre 2013 at 8:23

    Che bella carrellata di profumi e sensazioni e immagini! Uhm…vediamo….il profumo di vaniglia del laboratorio di pasticceria sulle scale del medico condotto da cui andavo da piccola. L’odore della cera d`api che mia madre estendeva sul parquet dove io scivolano con le pattine. Bello.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 ottobre 2013 at 0:02

      Bello, Annalisa! La cera d’api mi ricorda la lucidatrice anni ’50 che mia nonna passava a casa sua. Tutta bombata, azzurra. Ora sarebbe un fantastico oggetto di modernariato! 🙂

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