bontà riflessioni

La cattiveria è sexy?

25 settembre 2013

Scusate, credo di essermi persa qualcosa: a voi, quando eravate piccoli, non hanno insegnato che cattivo = male, buono = bene?

No, perché da un po’ di tempo non faccio altro che vedere – soprattutto in rete – persone che si divertono a dire cose cattive, con toni cattivi.
Io capisco il prendere in giro, capisco anche il sarcasmo – e spesso lo adoro – e capisco anche il criticare fatti e persone con la voglia di capire di più, di analizzare, di sviscerare.
Ci sono poi però tutte le parole che leggo e che non condivido, e che cominciano a farmi riflettere, e sono quelle scritte con rabbia, con la voglia di criticare qualsiasi cosa, e con la presunzione di saperne sempre una più di tutto il resto del mondo. Quelle scritte per prendere in giro chi è apparentemente più semplice. Quelle scritte per compiacersi della propria cattiveria.
Eppure quando ero piccola mi dicevano anche che essere buoni è bello, ed è divertente. Che cercare di capire le persone, mettersi nei loro panni e guardare il mondo da un’altra angolazione non solo aiuta gli altri, ma aiuta anche se stessi, perché essere buoni rende più felici.
E allora mi chiedo: perché sembra piacere così tanto la cattiveria?
Siamo ancora tutti bambini affascinati dal Franti della classe?
La bontà è meno sexy?
La bontà è da sfigati?
Tanti anni fa un mio amico mi disse «Questo è un mondo brutto, perché va di moda l’uomo che non deve chiedere mai, l’uomo senza debolezze, l’uomo che schiaccia gli altri».
Ma non dovrebbe essere il contrario? Non dovrebbero andare di moda la tenerezza, i toni pacati, il consiglio al posto dell’insulto? E non è strano che sia io che scrivo sia voi che leggete in questo esatto momento stiamo pensando «Eh vabbè Vale, ma che buonismo da suorina»?
Perché i buoni sentimenti vengono scambiati immediatamente per buonismo? Siamo tutti così imbruttiti da voler vedere il male dietro a tutto?
A volte mi viene in mente una vacanza di tanti anni fa. Ero con quello che all’epoca era il mio fidanzato e con un’altra coppia. Noi eravamo in super crisi, non ci amavamo più da tempo. In quei dieci giorni abbiamo passato il tempo a criticare gli altri due. A prenderli in giro, la sera, nella nostra camera, su ogni dettaglio. Eravamo cattivissimi. Eravamo tanto cattivi con loro quanto tristi per il nostro amore finito. Però, critica dopo critica, ci sembrava di amarci ogni giorno di più. Distruggendo loro, ci sentivamo migliori noi.
Un incantesimo durato poco: arrivati a Torino ci siamo lasciati, e non ci siamo mai più riavvicinati.
E allora mi chiedo: essere cattivi forse fa sentire meglio? Distruggere gli altri è un mezzo per amarsi di più? Ma alla fine non è un mezzo un po’ miope?

 

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28 Commenti

  • Rispondi marikalopa 25 settembre 2013 at 13:30

    Cara Valentina, penso esattamente la stessa cosa. Purtroppo la cattiveria ultimamente viene usata molto dai blogger con la speranza di dare all’articolo una parvenza più “intelligente”.Perchè se critichi sembri più arguto e comunque ridicolizzi chi, pensando in positivo, con piccole gocce di bontà a lungo andare riesce veramente ad apportare piccoli cambiamenti nel mondo. Magari non sono neanche articoli totalmente sinceri, magari non rispecchiano il pensiero del blogger, che finge di essere quasi un depresso che non si rende conto della propria intelligenza e bravura. Sta di fatto che queste persone sono generalmente narcisisti puri che non hanno assolutamente a cuore il prossimo, né capiscono la responsabilità della parola scritta. (Gli articoli “depressoidi” e sarcastici sono come dei virus, nonché totalmente inutili). In più il sarcasmo fa ridere e questa é un’ottima scorciatoia per sedurre il lettore, cosa che questi finti ingenui sanno bene. Forse non é esagerato a volte definire questo fenomeno come “cyber bullismo” della positività e piegarsi ad esso sarebbe sbagliatissimo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 13:52

      Marika, penso esattamente le stesse cose. Condivido ogni parola. E mi sto rendendo sempre più conto che dietro ad un post c’è nella stragrande maggioranza dei casi, prima di tutto, la voglia di essere condivisi e commentati. Il che è perfettamente naturale, ed è un bene, se questo desiderio non passa in primo piano e non va a scapito della spontaneità e dei contenuti. E’ un peccato: i blog sono nati come regno della spontaneità, luoghi nei quali sfogarsi, e ora stanno cambiando radicalmente. Ciao cara!

    • Rispondi Mamma Cattiva 25 settembre 2013 at 14:58

      Commentarti con il mio nick sembra quasi un paradosso ma tu sai bene da dove viene la scelta e mi conosci abbastanza per sapere chi c’è dietro. Ne abbiamo parlato tanto di questo argomento e quando ci siamo addentrate nel tema ci siamo anche date un po’ contro perché anche io cadevo nel tranello di leggerci del buonismo gratuito. Ci vedevo dell’ingenuità, dell’ottimismo sfrenato derivante dall’entusiasmo per la vita che tralasciava l’apprezzamento di chi sa argomentare, disquisire. Ricordi, ti dissi che non si trattava di cattiveria ma di acume, di capacità di contraddittorio, di espressione di opinioni contrarie a quello che dicono tutti. Ti dissi che infondo viviamo in un mondo anche di merda. Ma tu poi parlasti di viltà, di persone che ne sanno sempre più degli altri, di quello che hai riportato in questo post e capii che non eravamo poi così distanti. Ma la considerazione più importante a cui arrivammo è che in rete vive un eccesso di comunicazione, too “Much Ado About Nothing” e che il frastuono è tale che arriviamo a parlarci tutti addosso. E che spesso la soluzione è tirarsi un attimo indietro per non cadere nella trappola di questa cattiveria gratuita. Il mio blog nacque con lo scopo di contrastare i rumori di sottofondo fin quando poi quei rumori sono diventati eccessivi e ho scelto di tirarmi indietro. Eppure rimangono i social dove questo prosegue ed è un territorio pieno di insidie dove le persone ti affibbiano delle etichette, tipo quella di Mamma Cattiva e dove quello che dici può essere strumentalizzato. Dico sempre che la rete digitale non è altro rispetto alla rete fisica, questa è da sempre la mia scuola di pensiero, è un diretto proseguimento eppure non posso che osservare che nel digitale quello che si dice è maggiormente amplificato.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:25

      Lu, è verissimo: il frastuono sta diventando assordante. E mi dispiace tanto, perché come te sono sempre stata dell’idea che non ci fosse differenza fra vita reale e social. Ti abbraccio!

  • Rispondi Mamma Avvocato 25 settembre 2013 at 14:47

    io francamente non mi sono accorta di tutta questa cattiveria in rete, anzi, mi sembra che ci sia molta più comprensione e empatia che fuori. Forse anche perchè è più facile, non so.
    Vero che seguo per lo più blog mammeschi o di psicologia, sarà per questo?

  • Rispondi Loredana Gasparri 25 settembre 2013 at 15:01

    No, non lo è. La cattiveria è un’arma a doppio taglio: mentre ti sembra di colpire gli altri e umiliarli, colpisci e umilii te stessa. Qualcuno, prima o poi, ti renderà il favore con gli interessi, e allora come sarà essere dalla parte di chi subisce la cattiveria altrui?
    No, non penso che sia un modo per amarsi di più.
    Amarsi di più è anche prendere atto della propria cattiveria e fare qualcosa per trasformarla. Usare il proprio lato da stronzo per combattere per una causa giusta, per esempio, o per difendere qualcuno che non riesce a farlo, o che ne ha bisogno.
    Ho anch’io la stessa sensazione: nei social e in qualche blog, è di moda fare a pezzi gli altri, partendo da basi inesistenti, semplicemente per dimostrare e sbandierare che si ha gusti più elevati, si è migliori, ci si veste meglio, si mangia meglio, ecc. Oppure si invita gli altri all’umiltà, del tutto a sproposito. E da dove nasce questo bisogno di far vedere che si è più in alto, al punto da umiliare e offendere gli altri? Molto spesso dal fatto che le persone che lo fanno sono umiliate e offese, e non hanno un briciolo di amore ed empatia soprattutto per se stessi, perché sono stati educati all’odio e allo scherno.
    Buonismo cercare di capire e aiutare gli altri? No, non penso che sia quello il buonismo.
    Per come l’ho vissuto io, il buonismo è spesso la sopportazione e l’accettazione spropositate dell’invadenza e della maleducazione altrui, perché “poverino, sta male”, “poverino, è fatto così” scusando qualunque azione negativa in nome di un malinteso senso di comprensione e compassione. Spesso, la compassione è dire chiaramente: “mi stai facendo male, e sono stanco/a di sopportare questo da te” perché l’altra persona può capire che sta rischiando di perdere affetti o amicizie. Naturalmente, sempre con un atteggiamento deciso e di rispetto.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:27

      Loredana, grazie mille. Sono d’accordo con te, quoto tutto. Quello che davvero non sopporto è proprio quel “fare a pezzi” per sentirsi migliori. Ciao! 🙂

  • Rispondi Alice dalla nascita 25 settembre 2013 at 15:41

    Sono convinta anch’io che il tuo non sia buonismo. La cattiveria è cattiveria, e come tale riconoscibile da chiunque, soprattutto quando è gratuita e quando è rivolta contro persone che o per l’età (io stessa ne ho fatto una, forse, patetica descrizione in uno ei miei ultimi post) o perchè non sanno esprimersi, non possono e non riescono a difendersi.
    E’ giusto vedere il bello e il buono che ci sono anche se meno amplificati, però non sopporto di passare per finti moralisti quando ci si distanzia da certi spiacevoli comportamenti.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:28

      Infatti, Alice, il punto è proprio che sembra che ci si debba tutti allineare a quei comportamenti spiacevoli. Ed è un peccato, perché ci perdiamo tutti!

  • Rispondi La mia vita semplice 25 settembre 2013 at 16:35

    Distruggendo loro, ci sentivamo migliori noi: hai detto tutto.
    Criticando gli altri ci si sente migliori, e la cattiveria se vuoi è anche una forma di difesa di chi è insicuro: c’è chi i ha paura di farsi vedere debole, chi ha paura di mostrare i propri errori e di conseguenza attacca gli altri con, appunto, cattiveria per farsi forte. E poi c’è anche una buona dose di DNA che fa la sua parte.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:29

      Sì, la componente DNA fa la sua parte, ma credo davvero che ci sia in ballo tanta insicurezza. Per questo a volte leggo commenti, post, status cattivi e mi verrebbe da rispondere “Ma tu, esattamente, che problema hai per essere così cattivo?” Ciao!

  • Rispondi Sara 25 settembre 2013 at 17:46

    Allora a essere sciocche e ingenue siamo in due.
    Sono davvero tanto stanca di questo atteggiamento.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:30

      Bene, Sara, ci facciamo compagnia! 🙂
      Anche io sono stanca, tanto. E questo atteggiamento appanna un po’ il bello che trovo nel web, purtroppo…

  • Rispondi emmanuelecon2m 25 settembre 2013 at 18:00

    (secondo me) la cattiveria nasce dalla paura: paura di affrontare le cose, di vedere la realtà che sta dietro a ogni apparenza, di essere sinceri con sé stessi.. chi è “cattivo” solitamente ha solo tanta paura. è un piacere leggerti.. ciao!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:31

      Ciao Emmanuele (con 2m!)! Spesso è proprio così, purtroppo. In fondo una persona felice non ha bisogno di essere sempre, costantemente, tagliente con chiunque…

  • Rispondi ero Lucy 25 settembre 2013 at 22:20

    Non sai quanto sono d’accordo!! Che poi boh, sara’ l’eta’, ma ho smesso di seguire un po’ di blog che avevano l’insulto gia’ nel nome, figuriamoci nei contenuti. E mi trovi d’accordo anche sulla considerazione di Twitter. Anche secondo me e’ un mezzo negativo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 settembre 2013 at 0:09

      Ciao cara, io idem, e anche io mi chiedo “Sarà l’età?”. Forse sì, boh, so solo che certe cose non le sopporto più!

  • Rispondi francesca rossi 26 settembre 2013 at 9:50

    Verissimo. Tutto giusto. E non credo che sia buonismo il tuo, credo che sia guardare le cose da una prospettiva più bassa, sia guardare per capire, non avendo già un’immagine preconfezionata in testa.
    Io ce le ho spesso, le immagini preconfezionate con cui etichetto subito situazioni-cose-persone e non sai che lavoro mi ci vuole, ogni giorno, per togliermi gli occhiali e cercare di guardare solo con gli occhi, senza filtri.
    Per fortuna non bazzico così tanto la rete (o forse bazzico solo persone non-cattive, non lo so) ma non mi sono imbattuta spesso in situazioni come quelle che descrivi tu. Ma sì, sicuramente gente che si sente bene solo se gli altri stanno male – o se li fa stare comunque “sotto di sè” esiste, esiste eccome.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 settembre 2013 at 23:14

      Cara Francesca, secondo me fai bene a non bazzicare così tanto la rete. Forse il segreto è restringere un pochino il campo…Ciao!

  • Rispondi ElizabethB 26 settembre 2013 at 11:50

    Ciao Valentina, ho scoperto stamattina il tuo blog, complimenti è molto interessante e piacevole da leggere. Mi ritrovo in tante cose di cui scrivi: tua figlia, la tua precedente vita lavorativa…insomma, qui mi sento a mio agio. Su questo post sulla bontà, mi trovo d’accordo sul fatto che la cattiveria sia una forma di difesa da un lato, ma anche un modo “nuovo” e all’apparenza figo per catturare attenzione, il che è forse peggio. Non solo nei social, ma anche nella (orribile) tv moderna: va di moda l’insulto, l’arroganza, la prevaricazione, la maleducazione. I valori sono sovvertiti. Dobbiamo recuperare in fretta e invertire questa tendenza, o che mondo lasceremo ai nostri piccoli?

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 settembre 2013 at 23:15

      Ciao Elizabeth! Grazie! Sì, sono d’accordo, non è solo un problema dei social. E hai ragione, bisognerebbe cambiare tutti…Ciao e benvenuta!

  • Rispondi Gabriella Carofiglio 26 settembre 2013 at 21:06

    Credo che i buoni sentimenti vengano scambiati per buonismo solo quando dietro si nasconde la poca volontà (o meglio la quasi nulla volontà) di combattere per questi buoni sentimenti, o contro i cattivi sentimenti, e di sorridere solo per non complicarsi la vita. Credo ancora in buono=bello, poi leggere che non sono sola…:-)

  • Rispondi Pellegrina 26 settembre 2013 at 23:12

    Bella la chiusa e bella la domanda che pone. Non si sarebbe detto all’inizio del post. Non ho risposte, ci vorrebbe un(a) psicologo/a.
    I modi sono importanti, certo. Per me però quello che sembra totalmente latitare nelle relazioni umane è l’idea, la disponibilità a mostrare premura, cura, interesse a prendersi cura degli altri. Modi perfetti possono anche celare crudeltà e disprezzo e distacco infiniti.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 settembre 2013 at 23:17

      Sì, è vero, Pellegrina. Diciamo che i modi sono proprio solo il primo passo, ma poi ci vuole la sostanza, verissimo. E grazie mille, perché mi avete fatta riflettere con i vostri commenti!

  • Rispondi Sabina 27 settembre 2013 at 0:05

    Penso anch’io che la cattiveria sia frutto della paura… paura dell’altro, paura del confronto, di vedere che magari l’altro è migliore di noi. Sicuramente criticare gli altri ci fa sentire migliori, anche se spesso migliori non siamo.
    Forse, se riuscissimo a tornare a guardare al nostro orticello e a curare quello invece che puntare il dito contro gli altri, allora potremmo diventare migliori e lasciar andare la cattiveria che è davvero fine a se stessa!

  • Rispondi Anonymous 15 giugno 2014 at 20:08

    un’umanità perennemente in guerra, un miliardo di persone che fanno la fame, ogni venti secondi qualcuno che cerca di ammazzarsi, una disparità agghiacciante, enormi risorse umane ed economiche impiegate per assurdità distruttive o vaque.
    la cattiveria “infantile” (non per sminuirla) che si manifesta nelle società più agiate nel rapportarsi gli uni con gli altri, non è che una pennellata in un quadro drammatico e serio, un quadro che delinea il livello evolutivo umano, che è quello che è..
    la bontà individuale ha necessità di fondarsi sul vero, necessita consapevolezza, è una ricerca. non può prescindere dal reale, dimensionata nel reale infatti richiede una grande forza, la forza di tentare di vivere in accordo con la propria coscienza, svela a te stesso le tue debolezze, la tua ipocrisia e ti costringe a tentare di crescerti con grandi difficoltà, ti ridimensiona. spesso isola..

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