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In viaggio di nozze in 3, parte 2: Seattle

2 settembre 2013
Non vedevo l’ora. Non andavo negli Stati Uniti da 5 anni, da Novembre 2008. L’ultima volta era stata con la mia mamma e mia zia, noi tre in giro per New York per una settimana. Era da poco iniziata la mia storia d’amore più bella, e dopo poco avrei scoperto l’arrivo di Guia. L’ultima vacanza con la sensazione di essere un individuo indipendente da tutto: dopo qualche mese avrei cominciato a vivere con un pezzo del mio cuore in quello di una piccola bambina che mi stava crescendo nella pancia.
Non vedevo l’ora, ed ero emozionata. Perché, pur con tutte le contraddizioni e i difetti che inevitabilmente questa terra ha, a me gli Stati Uniti piacciono tantissimo. E non saprei nemmeno elencare qua i motivi (ce ne sono tantissimi), perché in fondo forse è tutta una questione di affetto misto ad ammirazione mista alla sensazione, quando ci metto piede, di essere in un posto fatto apposta per me.
Siamo partiti in automobile da Vancouver, e io mi sentivo un po’ come quando vai ad una festa che hai aspettato tanto. Il verde del Canada ci ha accompagnato fino all’ultimo, diventando prima il verde dello stato di Washington, e poi, dopo poco, l’azzurro del cielo di Seattle.
Seattle varrebbe più di un post, e molto più dei due giorni che abbiamo speso lì.
Forse non è bella come New York, o elegante come San Francisco. Non è nemmeno immensa come Los Angeles.
Il punto è che, dopo mezza giornata, Seattle mi è entrata nel cuore.
Ho una passione profonda per tutto ciò che non è bello alla prima occhiata. Adoro le città timide, che non ti mostrano subito il loro splendore, ma ti spingono ad andare a cercarlo negli occhi delle persone, nei banchi del mercato del pesce, o nelle stradine lontane dal centro.
Seattle è così. È una città che va su e giù e poi va ad appoggiarsi sull’acqua, alternando strade tirate a lucido a vie che sembrano uscite da un piccolo villaggio di marinai.
È una città che pare dare spazio a tutti, e non ti stupisce pensare che lì sia nato il grunge. Perché è una città che suona, letteralmente. Di voci, di musica, di facce. Di manifesti che annunciano concerti, appesi ad ogni albero. E non so, forse è la mia passione per i posti non perfetti, ma io a Seattle avrei voluto viverci. Tanti anni fa, magari durante l’università, o subito dopo. Avrei voluto essere giovane lì, un po’ come sono stata giovane a Lisbona.

Il cuore di Seattle è Pike Place Market: un mercato coperto, arrampicato sulla collina, pieno di colori e di fiori e di storia. Pieno di persone strane e di musicisti, e di turisti (anche io, ovviamente) che fanno la coda per entrare nel primo Starbucks, datato 1971.

Un mercato che comprende anche botteghe di giovani artisti e ristoranti come il Lowell’s, affacciato sul blu del Pacifico. Buonissimo il pesce, perfetto l’ambiente, bellissimi tutti i ragazzi seduti ai tavoli, con le borse piene di frutta e verdura e la bicicletta parcheggiata fuori.
Abbiamo vagato come sempre senza meta, abbiamo incontrato le londre marine (cit. Guia) all’Aquarium, abbiamo scoperto un quartiere poco fuori dal centro, Ballard, fatto di casette di legno con il tetto spiovente, e abbiamo osservato strade e persone di tutti i colori.
E quando, dopo 48 ore, siamo ripartiti, ho pensato: buffo innamorarsi di un luogo e sognare non di andare un giorno a viverci, ma di averci già vissuto.

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14 Commenti

  • Rispondi mammapiky 2 settembre 2013 at 6:05

    Sto viaggiando con te e concordo sulle città che sanno farsi scoprire…ebbi questa sensazione di Chicago ed in genere me l’hanno lasciata tutti i posti “di passaggio”, quelli che fungono da tappe di transizione, spesso snobbate, ma che si rivelano il clou di un viaggio.

  • Rispondi Mamma Avvocato 2 settembre 2013 at 10:40

    I tuoi post mi regalano un pò dell’emozione del tuo viaggio….io ho sempre sognato di vedere Seattle, anche se non saprei dire perchè e ora tu mi confermi che sarebbe una meta da non perdere..
    Ti ci vedo, a scoprire le città “timide!..

  • Rispondi limoncino 2 settembre 2013 at 10:45

    “Adoro le città timide, che non ti mostrano subito il loro splendore, ma ti spingono ad andare a cercarlo negli occhi delle persone, nei banchi del mercato del pesce”… dovesse piacerti passeggiare per Bruxelles un giorno!

  • Rispondi Sabina 2 settembre 2013 at 17:50

    Non vedo l’ora di capitare a Seattle! Me la gusto nelle puntate di Grey’s Anatomy per il momento, ma… come dire… non è proprio la stessa cosa! E il tuo post aumenta la voglia di visitarla asap!

  • Rispondi havasflugilojn 2 settembre 2013 at 18:14

    ciao! vivo a Seattle da un anno e ho adorato il modo in cui l’hai descritta. Solo ora, dopo le difficoltà a ambientarmi, riesco a vederla con i tuoi occhi per quello che davvero è, una città timida come la definisci tu. Anche se io ancora faccio fatica, perché abituata a una metropoli, posso confermare che la qualità della vita qui è molto alta. Non la scambierei mai per una città del Nord Europa però un periodo vissuto qui ne può valere la pena 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 settembre 2013 at 9:05

      Ciao! Immagino sia davvero bello viverci! Che fortuna hai! Cosa fai? Studi? Lavori? In ogni caso…bello!!! 🙂

    • Rispondi havasflugilojn 6 settembre 2013 at 3:47

      Mio marito ha trovato lavoro qui come insegnante alla Seattle University 🙂 Io al momento non ho il permesso di lavoro…appena arriverà vedremo se uscirà fuori qualcosa. 🙂

  • Rispondi gra 3 settembre 2013 at 12:16

    Mannaggia, ora si che mi dico “ma cosa aspetto”?. Ho un amico che sta a Seattle e non ho mai approfittato della sua ospitalità!!! 🙂

  • Rispondi Anonymous 8 settembre 2013 at 22:05

    Ciao Vale. Che post che ci regali! Si ha la sensazione di viaggiare con voi. Non vedo l’ora di leggere gli altri. Grazie e buon proseguimento.
    Ciao Alessia

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