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In viaggio di nozze in 3, parte 1: Vancouver

29 agosto 2013
Tutto è iniziato a Milano. Era prestissimo, Guia era mezza addormentata, e io pure, perché ora non mi ricordo nemmeno l’aspetto del gate di Linate dal quale siamo partiti.
Ricordo però molto bene il terminal 5 di Heathrow al quale siamo arrivati, e le due ore di attesa, compreso il sushi mangiato alle 10 del mattino: se già normalmente io ho sempre fame, non so per quale motivo, in viaggio mi prende la smania di dover assaggiare TUTTO.
Avevamo molta paura per le 9 ore Londra – Vancouver con Guia. Temevamo si annoiasse.
E invece una cosa che ho imparato è che i bambini si nutrono di novità molto più di quanto ci aspettiamo. E che sì, è importante giocare, ma il vedere orizzonti nuovi, anche a quasi 4 anni, li diverte, e li tiene occupati. E che quegli stessi orizzonti, per loro, possono diventare un gioco.
Per lei era tutto nuovo: l’aereo grandissimo, lo schermo nel sedile davanti, e in generale, l’idea di viaggio così diversa dalle solite vacanze vicine.
Ha guardato i Croods in inglese senza capirci ovviamente nulla, ha giocato con tutto ciò che avevamo portato (sticker, pennarelli, ipad), e poi, quando le luci si sono abbassate, si è raggomitolata fra noi, e si è addormentata. Nel frattempo io ho visto due film, ho consumato il pranzo di tutti e tre, e ho tentato di dormire senza riuscirci.

Siamo arrivati a Vancouver nel pomeriggio, abbiamo affittato un’automobile all’aeroporto e siamo arrivati in hotel.
A proposito di hotel, fondamentale è stato l’aiuto dell’agenzia del mio amico Claudio, Xplore, che è specializzata in viaggi in USA e Canada. Sono stati loro a pianificare tutto, spingendoci ad andare a vedere posti che non sempre vengono in mente quando si parla di Nord America.
Quando ho detto a Claudio che mi sarebbe piaciuto vedere il nord ovest degli Stati Uniti, lui mi ha risposto «Non puoi non cominciare dal Canada, da Vancouver».
Aveva ragione, perché Vancouver è bellissima.
È bellissima perché è una città che sembra appoggiata alle montagne, seduta a guardare il mare. E perché, come tanti grandi centri affacciati sul Pacifico, è un mix di culture, pur restando profondamente canadese. Ed è bella perché lì – sarà il profumo di sale che arriva dall’oceano, o l’aria frizzante che arriva dalle montagne – sembra di respirare un futuro più colorato.
A Vancouver abbiamo camminato tanto, senza una meta precisa (quanto ha camminato Guia nella prima parte di questo viaggio lo sa solo lei, dato che appena arrivata alle Hawaii ha dormito per due giorni di fila).
Abbiamo – come sempre – guardato in alto.

Ci siamo riempiti gli occhi di colori. E di profumi.
Ho scoperto in me la passione per le insegne dei negozi, e me la sono portata dietro per tutto il viaggio.

Abbiamo passeggiato per le strade di Davie Village, il quartiere gay con le strisce pedonali più belle che io (ma soprattutto Guia) abbia mai visto.

Siamo passati davanti ad un locale, Lost + Found, e siamo entrati perché abbiamo riconosciuto, proiettato sul muro, uno dei nostri film preferiti, Exit Through The Gift Shop, di Banksy, e subito mi sono innamorata: scaffali (uno diverso dall’altro) pieni di libri e riviste di viaggio, mappamondi ovunque, poltrone e sedie come a casa, scritte e quadri sui muri, il wifi per tutti e il proprietario che, vedendo Guia, ha tolto dal proiettore Banksy per mettere un documentario sulle tartarughe “for the little girl” (introducendoci alla grandissima attenzione che questa parte del mondo riserva ai bambini nei luoghi aperti al pubblico).

Abbiamo mangiato un sushi indimenticabile vista oceano da Miku, e uno dimenticabilissimo, vista semaforo.

Abbiamo visto tantissimi ciclisti, e autobus di linea e metropolitana con spazi dedicati alle biciclette.

Abbiamo scoperto che per una bambina di quasi 4 anni abituarsi al cambio di fuso è molto ma molto più facile che per due neosposi fra i 37 e i 45.

E poi, dopo due giorni, abbiamo salutato questa città sospesa fra montagna e oceano e siamo partiti. Direzione Stati Uniti.

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21 Commenti

  • Rispondi mammapiky 29 agosto 2013 at 7:37

    Io amo gli Stati Uniti, ci sono stata molte volte e li ho girati molto in lungo ed in largo, con un auto a noleggio e percorrendo la ruote 66 l’ho visti da parte a parte quindi leggendo il tuo post mi vengono i brividi al solo ricordo e vorrei”sequestrarti” per un po’ di giorni per farmi raccontare questo viaggio nei minimi particolari, per guardare tutte le foto e sentire le emozioni che di sicuro questo paese vi ha regalato. Bellissimo. Mi raccomand, non farmi aspettare troppo per la prossima tappa eh?!?!?! ;-))))))

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 agosto 2013 at 21:04

      Ooooh, la Route 66! Voglio farla anche io!!! Non vedo l’ora!

    • Rispondi mammapiky 2 settembre 2013 at 6:07

      E’ una strada magica fuori dal tempo. Pensa che sciocca che sono? Non riesco a ricordarmi quel viaggio senza piangere! ;-)))

  • Rispondi Moky 29 agosto 2013 at 10:12

    Non sono mai stata a Vancouver, ma dalle foto che hai postato è bellissima, un posto davvero singolare.
    Nel 2008 siamo stati in USA e con noi c’era Miciomao, aveva un anno. Anche noi eravamo preoccupatissimi x quanto riguarda il viaggio, il fuso orario, ecc, ma come hai detto tu i bambini si abituano subito a tutto.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 agosto 2013 at 21:05

      Sì, Moky, Vancouver è proprio singolare! Comunque hai ragione, i bambini si abituano subito a tutto…molto più di noi! 🙂

  • Rispondi Marta 29 agosto 2013 at 10:28

    Ah Vancouver, lì ho lasciato un pezzo di cuore. Mi fa piacere che ti sia piaciuta!

  • Rispondi Federica MammaMoglieDonna 29 agosto 2013 at 10:57

    Bello!! Godetevelo!!

  • Rispondi akari 29 agosto 2013 at 12:31

    e ora però voglio leggere la parte 2 🙂

  • Rispondi Alice dalla nascita 29 agosto 2013 at 12:55

    Bello! Anche a me è piaciuta Vancouver anche se il fatto di essere con parenti ha un po’ condizionato il mio viaggio in Canada. 🙁
    P.S. Anch’io mi sono sbizzarrita con le foto dei palazzi riflessi in altri palazzi!

  • Rispondi Mamma Che Paura! 29 agosto 2013 at 13:55

    accidenti, anni negli States e Vancouver me la sono persa… buon motivo per tornare quanto prima al di là dell’oceano. Per vacanza si intende… (oppure no, chissà)

  • Rispondi Mamma Avvocato 29 agosto 2013 at 14:46

    mi fai sognare!!!

  • Rispondi Anonymous 29 agosto 2013 at 15:57

    mi sono persa un po’ di post ma ho recuperato!!!
    anche se in ritardo vi auguro di vivere insieme
    le avventure più fantastiche del mondo!
    spero di non essere in ritardo per un regalo
    che non avrai difficoltà a tradurre!
    A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o visitante sentou na areia da praia e disse:
    “Não há mais o que ver”, saiba que não era assim. O fim de uma viagem é apenas o começo de outra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na primavera o que se vira no verão, ver de dia o que se viu de noite, com o sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para repetir e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. (J.Saramago)
    buona giornata!! riccio pasticcio

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 agosto 2013 at 21:10

      “O fim de uma viagem é apenas o começo de outra”…che meraviglia! Cerco di pensarlo anche io, sempre (anche se a volte non è facile). Grazie di cuore del regalo, grazie davvero! Un abbraccio!
      ps: mi hai fatto venire voglia di rileggere Saramago! grazie anche per questo! 🙂

  • Rispondi francesca rossi 30 agosto 2013 at 10:51

    quell’arcobaleno sulla strada credo sia la cosa che mi ha emozionato di più… che idea geniale, camminare sopra le nuvole invece che in mezzo alle macchine!!! 😀

  • Rispondi Francesca 2 settembre 2013 at 10:36

    Ho fatto un’unica viaggio negli Stati Uniti quando avevo sedici anni e devo dirti la verità, apparte New York, che ho semplicemente adorato, non ho mai avuto voglia di tornarci. Forse perché preferisco i paesi pieni di storia, e ho un debole per il mondo arabo e per l’Oriente . Ora però i tuoi racconti e le tue foto mi stanno facendo venire una voglia di partire…..

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