Paolo Cognetti Salone del Libro

Le storie da ascoltare e i viaggi da fare

18 maggio 2013
Più passano le ore qua al Salone del Libro, più continuo a pensare che tutti abbiamo bisogno di storie da ascoltare, nelle quali nuotare, e nelle quali, forse, anche credere. Tutti, anche quelli che sostengono di non amare leggere.
Poi non deve trattarsi per forza di racconti epici, di donne o uomini che hanno realizzato sogni fantasmagorici: devono essere  – credo – storie che un po’ ti fanno salire a bordo, come diceva giovedì Daniele Gaglianone. Forse devono essere storie raccontate bene, e non importa l’oggetto, non importa da dove prendi l’ispirazione, se da una guerra mondiale o dalla macchinetta del caffè che una mattina smette di funzionare e tu stai a osservarla con gli occhi ancora incastrati nel sonno. Quello che importa forse è accompagnare chi legge in un viaggio, prenderlo in un posto e scaricarlo in un altro. Possibilmente lasciandogli addosso il profumo – o l’odore – di quell’automobile. 
Tutto questo solo per dire che oggi ho ascoltato Paolo Cognetti, e so perfettamente di aver già parlato di lui in questo blog raccontando un suo libro che fra l’altro ora è candidato al Premio Strega 2013, Sofia si veste sempre di nero, ma non ci posso fare nulla se leggere lui è proprio come fare quel viaggio in macchina, quello in cui l’autore ti prende e ti fa arrivare a destinazione in qualche modo cambiato, dopo averti fatto vedere e ascoltare il mondo fuori dal finestrino. 
Oggi ha parlato di Il ragazzo selvatico, il suo ultimo libro: il racconto di un periodo passato in montagna, immerso nella natura, nel silenzio e nella solitudine. In una solitudine che “nessuno può amare fino in fondo“. Un viaggio dentro di sé, e dentro un passato che a volte va raccontato per essere capito, e amato.
Alla fine gli ho chiesto come si fa a scrivere di passato e famiglia sapendo che si verrà letti proprio da quelle persone che ci amano e ci conoscono profondamente, e lui mi ha risposto leggendo ciò che ha scritto in questo libro sul suo papà, e poi ha tirato fuori il cellulare, e io ho pensato «Ma che fa, risponde ai messaggi mentre parla con me?», e invece ha letto l’sms che il suo papà gli ha scritto, dopo. Un sms che faceva sorridere e commuovere, e capire.
E io ho pensato che la bellezza dell’incontrare gli autori sta anche in queste porte che a volte si aprono, e nei pezzetti di cuore e di vita che riesci a scorgere, e a leggere, nascosti dietro alle pagine. 

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4 Commenti

  • Rispondi Biancume 18 maggio 2013 at 18:50

    ti ho seguita su twitter e instagram in questi giorni e mi sarebbe piaciuto tanto essere lì con te, di sicuro nella mia tappa italiana della prossima settimana ci sarà il tempo per comprare il libro di Cognetti

  • Rispondi Francesca Patatofriendly 18 maggio 2013 at 21:06

    Che meraviglia Vale ti ho seguita su twitter e sul blog e mi hai fatta vivere un pezzettino del salone!grazie!

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