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Il tempo di una fermata

23 maggio 2013
La metro a Torino è bellissima. Piccola, minuscola, una sola linea, ma bella. Non c’è conducente, e all’inizio del vagone c’è una scritta “posto pensato per i bambini”, perché in effetti lì sembra di stare al luna park, sulle montagne russe. Davanti il tunnel nero. E tu puoi pure fare finta di guidare.
Lunedì mattina ero a Porta Nuova. Lui si è chinato, sembrava quasi dovesse spezzarsi, avrà avuto 85 anni. Ha raccolto lentissimamente un mozzicone di sigaretta. E io ho pensato “la crisi”, e poi però ha preso anche un minuscolo pezzo di carta. E un altro ancora, un po’ distante. E li ha buttati nella spazzatura. Poi si è raddrizzato, per quanto possibile, ed è andato verso la scala.
L’ho osservato fino all’ultimo momento, fino all’ultimo frammento di mocassino marrone. 
Sono rimasta lì, su una banchina straordinariamente pulita. E mi è venuta in mente quella scritta che vedevo a Salvador de Bahia su ogni cestino dell’immondizia: QUEM AMA CUIDA. Io ero giovane, in viaggio da sola per sfuggire a un addio torinese. Mi ero appena scottata una spalla sul traghetto da Morro de São Paulo, perché sì, tutti si mettevano la crema ma no, io no, io dovevo stare lì, sul ponte, a guardare l’oceano con aria truce ascoltando canzoni brasiliane tristi ma allegre e quindi no, io la crema non la metto, figuriamoci, sono solo le 10 del mattino, e poi il sole è basso, arriva solo da un lato, ma chi se ne importa.
E quel QUEM AMA CUIDA mi era sembrata una rivelazione, come qualsiasi altra cosa quando vuoi trovare delle risposte: la vedevo scritta sui cestini ma non era quello il punto. Chi ama si prende cura. E giù a scrivere parole tristi su pagine anche loro quasi ustionate dal sole. Ferma alla stazione degli autobus, seduta su una panchina di pietra, con la sensazione di essere bloccata nello stesso punto da anni, con tutti gli altri che mi sorpassavano correndo. 
Poi però il tempo si sblocca sempre, e ho ricominciato a correre anche io. È arrivato il mio treno, lunedì, e sono salita in direzione Lingotto per l’ultimo giorno di Salone del Libro. Guardavo davanti a me, seduta nel posto dei bambini, in un vagone quasi vuoto. E ho pensato alle mille cose di cui ci si può prendere cura. Città, amori, figli, sogni, strade. Se stessi. E avrei voluto fermare di nuovo tutto, andare a cercare quell’uomo, solo per dirgli grazie. Perché quel giorno lui ha amato anche un po’ me. 

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32 Commenti

  • Rispondi paolina 23 maggio 2013 at 11:45

    parole dritte dritte al cuore…prprio mente leggevo un ritratto di Don Gallo…e stavo appunto riflettendo su…l’ottavo vizio capitale, l’indifferenza.
    Che un po’ l’antagonosta dell’I care…di me, degli altri.
    grazie come sempre degli spunti

  • Rispondi Silvietta 23 maggio 2013 at 12:00

    Tre parole che aprono un nuovo Giorno. grazie Vale, un abbraccio 🙂

  • Rispondi il nido del ben-essere 23 maggio 2013 at 14:02

    MERAVIGLIOSO ARTICOLO!
    Grazie anche a te che hai condiviso con noi questo meraviglioso momento!

  • Rispondi Francesca 23 maggio 2013 at 15:16

    Mi piace il modo curioso che hai di osservare la gente, il mondo.
    D’altronde, perché lasciarsi sfuggire tutte queste piccole meraviglie?

    Bacio grande.

  • Rispondi Loredana Gasparri 23 maggio 2013 at 18:16

    Ho fatto anch’io un viaggio in metro proprio seduta in quel posto dei bambini (assicurandomi che non ce ne fossero, in modo da non togliere loro il diritto). Mi sono meravigliata di come qualcuno si fosse svegliato con un’intuizione d’amore come questa. Qualcuno la farà passare come operazione di marketing, ma è amore e cura verso gli altri esseri umani. Ed è qualcosa che, in questi periodi di cuori chiusi e terrorizzati, mi stupisce sempre, e molto. Così come mi ha stupito, piacevolmente, e fatto riflettere, l’esempio dell’ottantacinqueenne che si china per amore della sua città. E se iniziassimo a fare tutti piccolissimi gesti come questo? Il potere dell’odio si attenuerebbe?

  • Rispondi Lu 23 maggio 2013 at 18:53

    Quante vite hai vissuto, e continui ad averne fame.
    Brava Vale, continua a farci esplorare la bellezza coi tuoi occhi generosi

  • Rispondi Alice 23 maggio 2013 at 22:07

    “Chi ama si prende cura”. Oggi ne avevo proprio bisogno. Grazie.

  • Rispondi thesunmother 23 maggio 2013 at 23:06

    Sei una persona speciale perché hai scelto di sederti nel “posto pensato per i bambini”.
    Quem Ama Cuida. Lo ricorderò!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 24 maggio 2013 at 0:26

      Quando vieni a trovarmi ci sediamo insieme in quei posti e ci facciamo un giro sulla metro, ok?

  • Rispondi annamaria gimigliano 23 maggio 2013 at 23:12

    Brava Vale, proprio un bel post. Mi hai emozionata con l’immagine dell’uomo, già curvo per l’età, che si china a raccogliere il mozzicone. Mi hai emozionata perché questo post l’hai scritto proprio bene ma anche perché questa storia è diversa ma assomiglia tanto a quella dell’uomo che ho incontrato qualche giorno fa. Vecchio per la fatica di vivere e non per l’età, fruga nei cassonetti poco lontano da casa mia e si illumina quando trova una confezione di otto yogurt scaduti. Li pulisce con cura e se li mette in un bel sacchetto di carta e se ne va contento, fermandosi ad accarezzare un cagnolino al guinzaglio senza nessun malanimo nei confronti di quella bestiola che molto probabilmente vive in una situazione più dignitosa della sua…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 24 maggio 2013 at 0:27

      Grazie Annamaria. Forse è osservando attentamente ciò che succede attorno a noi che pian piano si inizia a cambiare, a piccoli passi, il mondo…Un abbraccio!

  • Rispondi Pellegrina 24 maggio 2013 at 11:35

    Difficile non approvare. La metro di Torino però mi manca, ma so come brillano gli occhi dei bimbi quando scoprono il posto pensato per loro, la prima volta (in verità anche i miei, quando mi è successo, a Copenhagen).

  • Rispondi Anonymous 24 maggio 2013 at 13:28

    Grazie Vale, quanto mi piace quello che scrivi… soprattutto quando parli della nostra Torino… Domenica ero al salone e ti ho pensata…
    Stefania

  • Rispondi verdeacqua 25 maggio 2013 at 7:50

    quante volte ci dimentichiamo di avere cura in nome della fretta e del troppo da fare. Oggi sarò più attenta. Grazie a te e grazie un po’ anche a lui.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 27 maggio 2013 at 9:08

      Mi dimentico spesso anche io. Per questo un gesto del genere mi ha toccata così tanto. Ciao cara!

  • Rispondi Mary playgroundaroundthecorner.com 26 maggio 2013 at 14:00

    post emozionante, le parole ritraggono perfettamente l’anziano signore e descrivono la lentezza dei sui gesti. speriamo che trasmettendo ai nostri figli che QUEM AMA CUIDA questi abbiano anche più di noi accortezza e sensibilità verso le piccole cose a discapito della frenesia e indifferenza che troppo spesso dilaga. molto bello leggerti, a presto. Mary

  • Rispondi TOMETOO... 27 maggio 2013 at 10:40

    Ho sempre ammirato le ragazze che partivano da sole fino all’altro capo del mondo, per dimenticare un amore o per misurare sè stesse o per quel senso di fuga che ad un certo punto prende quando l’università ti fa venire la nausea.
    Confesso che non ne avrei avuto il coraggio. Non da sola intendo.
    Però quell’uomo l’avrei abbracciato subito!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 28 maggio 2013 at 9:05

      Ecco, io invece sono rimasta lì a guardarlo ma niente, non sono riuscita nemmeno a dirgli “grazie”…Riguardo al viaggiare da sola, ti dirò, ho capito proprio dopo quel viaggio che se si vuole andare dall’altra parte del mondo da soli, è meglio non farlo quando si è tristi (almeno per me), perché si rischia di intristirsi ancora di più…Ciao!

  • Rispondi TOMETOO... 28 maggio 2013 at 10:16

    Succede di rimanere bloccati dalla bellezza. Dei gesti, delle parole, delle persone!

  • Rispondi Squabus 28 maggio 2013 at 22:06

    Io mi prendo cura anche di continuare a leggerti… perché mi fai bene 🙂

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