Salone del Libro

Il Salone Internazionale del Libro e i bambini che osano

16 maggio 2013
Il vocabolario allargato del Bookstock Village
Bambini che corrono di qua e di là. Sempre raggruppati per classi, ovviamente. Bambini piccolissimi con i nasi all’insù a osservare le illustrazioni di Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak. Ragazzi che inventano nuove parole. “Sovravvivenza”, e tu ti chiedi se sia una cosa bella o brutta. Ma loro, seduti sul palco con addosso l’emozione spavalda dei 16 anni, loro lo sanno. E lo spiegano a Michele Serra. Bambini seduti in un angolo, tutti insieme, a mangiare un panino portato da casa. E tu passi di lì e ti sembra di avere in mano quel pane che non andava mai bene, o troppo secco o troppo rammollito, e quel suono della carta argentata mentre la riduci a una pallina con cui giocare a calcio. E poi, poco prima di salire sulla scala mobile, osservi le facce delle loro maestre. Stanche. E ti verrebbe quasi da dire “ma chi ve lo fa fare?”, e poi però ti rendi conto che la loro è la professione più bella e difficile del mondo
Questo è il Salone Internazionale del Libro di Torino, pieno di classi, di zainetti che quasi fanno scomparire le personcine che li portano, pieno di piccoli occhi desiderosi di guardare, ascoltare, stupirsi.
E io oggi mi sento privilegiata perché sono qua, sto osservando tutto, e mi emoziono – sì, lo so, sono ridicola – a vedere così tanti bambini e ragazzi che guardano i libri. Li toccano, li sfogliano, li studiano. E sì, poi li vedo anche rincorrersi e tirarsi l’acqua addosso, però io mi ricordo bene l’atmosfera della gita, e allora mi dico che è bellissimo che scherzino e facciano i pazzi in mezzo ai libri piuttosto che in altri posti.
Oggi Diego De Silva parlando a una platea di ragazzi ha detto:
Quando pensate di fare qualcosa che rischia l’incomprensibilità ma questa cosa vi diverte e vi appassiona, fatela. Osate.
Ecco, i libri servono anche a questo. A trovare in mezzo a tante pagine il coraggio di osare. 

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