New York passato storie

Cantare a Manhattan

9 maggio 2013

Ho aperto Vanity Fair, il nuovo, quello con Di Caprio in copertina, quello che è cambiato, e in effetti è cambiato in meglio e anche non fosse cambiato in meglio in realtà mi piacerebbe lo stesso perché ci ho trovato dentro un racconto inedito di Francis Scott Fitzgerald, e Francis Scott Fitzgerald, insieme a Ernest Hemingway per me rappresenta la parola “scrivere”, e comunque ho aperto Vanity e c’era un servizio sul Tribeca Film Festival e c’erano tante foto di attori famosi nelle strade del Meatpacking e del Village e subito ho fatto un sospiro grande, proprio da film, quelli che puoi fare solo se sei in casa da sola, un sospirone lunghissimo, e poi mi sono fermata a guardare non gli attori, ma gli sfondi, i taxi gialli, i muri rossi, e mi è sembrato di vedere laggiù una ragazza di 28-29 anni con i capelli castani lunghi, un po’ mossi, con gli occhi bene aperti, spalancati, sulla pelle il profumo della doccia appena fatta in hotel, e addosso quell’aria di chi non sa esattamente cosa le capiterà domani, perché è ancora tutto da decidere, tutto da scegliere.

E mi sono chiesta. Come si fa a non far fuggire i ricordi?

Perché io ne ho tanti, come tutti, e però più passa il tempo più mi rendo conto che certe cose proprio scivolano via, certi dettagli che prima avevano dato un senso a un episodio, puff, scompaiono, e non c’è modo per farli tornare indietro, soprattutto se erano dettagli solo miei, pezzi di cielo, sguardi notati di nascosto, profumi improvvisi.

E mi sembra di essere su questa strada che porta a cose, facce, vite meravigliose e che però si lascia indietro la mia storia, i miei 36 anni che fortunatamente sono stati bellissimi, e proprio per questo mi verrebbe da camminare con la testa voltata un po’ indietro, con la voglia di trascinare con me tutto, esattamente come faccio in casa, dove non riesco nemmeno a buttare uno scontrino, se è il pezzettino di un momento felice. E mi sento qua, su questa strada, con la voglia di sapere cosa sarà domani e la tentazione di prendere per mano tutti quei ricordi e portarli via con me, non lasciarli lì, fermi, ché chissà domani quando mi sveglierò se mi ricorderò come si chiamava quel club a Tribeca dove ho chiacchierato per la prima volta con E., o come si intitolava la canzone che ascoltavo durante la fiera del Licensing del 2007, e come stavo io canticchiandola in giro per le vie che dal Javits Center mi riportavano in hotel (stavo bene, molto bene: questo me lo ricordo).

E non so, non so come si faccia a trattenere tutto, forse non è possibile, forse è umano lasciar andare pezzettini di vita, abbandonarli sulla strada, e forse dovrei accettarlo, dovrei riuscire a salutarli con la manina, dovrei guardare davanti a me e cercare di vedere la bellezza che ci sarà domani, non la normalità di ciò che è stato ieri.

O forse, semplicemente, scrivere vuol dire proprio questo. Vuol dire continuare a camminare, vuol dire osservare il futuro e l’orizzonte, ma vuol dire anche non lasciare proprio tutto indietro. Vuol dire fare piccole fotografie con le parole, chiuderle in una scatolina e non abbandonarle più.

E non importa se tutto il mondo leggerà di un uomo, dei suoi crampi alla mano che tiene la lenza e del marlin che lo trascina per il mare dei Caraibi e magari invece solo io leggerò del mio cantare a Manhattan. L’importante per me è mettermeli in tasca, questi pezzi di vita, e portarli verso quell’orizzonte laggiù.

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21 Commenti

  • Rispondi Silvietta 9 maggio 2013 at 22:37

    Bellezza Rara.
    🙂

  • Rispondi mammapiky 9 maggio 2013 at 23:05

    Manhattan fa sempre molte “vittime” e non si riesce più a farne a meno. Se provo a ricordare sento ancora forti brividi!!!

  • Rispondi Alice 9 maggio 2013 at 23:24

    La memoria…questa sconosciuta. Io ci scherzo sempre, ma in realtà la mia memoria è selettiva. Non ricordo niente di cose che probabilmente non mi hanno colpito, ma ricordo le parole esatte dette in un particolare momento da persone che mi stanno a cuore (e che a distanza di anni non si ricordano di aver detto!)
    Perciò anche per me scrivere delle cose andate “vuol dire fare piccole fotografie con le parole, chiuderle in una scatolina e non abbandonarle più”

  • Rispondi verdeacqua 10 maggio 2013 at 10:18

    io vivo costantemente con la paura di dimenticare. E molte cose me le lascio sicuramente indietro, in chissà che angolino della mente, perchè credo che in realtà tutto rimanga. Scrivo anch’io sperando di mettere nero su bianco e riprovare dopo tanto tempo la stessa sensazione rileggendo le mie parole… Perchè è proprio questo il bello dei ricordi: d’un tratto una piccolezza li fa riaffiorare e lo stupore che si prova vale sempre la paura di averli dimenticati.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 maggio 2013 at 11:05

      Verissimo!!! E devo dirti che da quando ho questo blog, ho meno paura di dimenticare. Anche se ovviamente qualcosa si abbandona per forza…Ciao cara!

  • Rispondi alice agnelli 10 maggio 2013 at 13:20

    è vero. scrivere è dare una possibilità ai ricordi di continuare a esistere, a riproporsi, anche fuori dal nostro cuore.

    bellissimo post, grazie!

    alice

    http://www.ottalovemuffin.com

  • Rispondi alice agnelli 10 maggio 2013 at 13:22

    ps. complimenti…ti leggo sempre…anche io ho vissuto a nyc, quindi è ritrovare quella parte di ricordi – a proposito…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 maggio 2013 at 20:45

      Grazie Alice! Anche io ti leggo sempre…e i complimenti li faccio io a te! Un bacio!

  • Rispondi acasadiclara 10 maggio 2013 at 14:18

    io non sono mai stata a nyc ma mi da’ i brividi lo stesso solo sentirne parlare. e comunque anche alcuni ricordi mi fanno lo stesso effetto. di quando si camminava liberi da pensieri e contenti per il mondo. non che ora non sia lo stesso, anzi mi ritengo fortunata per molte cose. ma davvero certe sensazioni non si dimenticano. certe città, certi luoghi, certe albe, certi tramonti, certe persone.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 maggio 2013 at 20:46

      Ciao Clara, no, infatti ora anche io mi sento fortunatissima, ma QUELLA era una sensazione semplicemente diversa…bella in modo diverso! Ciao!

  • Rispondi Francesca 10 maggio 2013 at 14:26

    Anche io sono di quelle che non buttano niente: conservo ogni cosa che mi ricorda momenti felici. Fin da bambina sono stata una maniaca delle foto e dei diari dove fissare ogni momento felice. Poi ogni tanto mi piace guardare le vecchie foto e i miei diari di viaggio condivisi con amiche o maritino!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 maggio 2013 at 20:49

      E’ bellissimo riguardare tutto! Io vorrei aver fatto molte più foto in passato!!!

  • Rispondi Francesca 10 maggio 2013 at 14:49

    Scrivere.
    E non buttare i tuoi pezzetti di vita nascosti in uno scontrino, in un biglietto, in una maglietta.
    Non si può ricordare proprio tutto e allora ecco che questi due metodi sono fantastici per non lasciare andare quello che ci ha reso felici.
    Continua così, Vale 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 maggio 2013 at 20:50

      Ecco, hai nominato un’altra cosa che non riesco mai a buttare: le magliette. Ne ho ancora una dei giochi della gioventù di quinta elementare…
      Ciao, amica mia!

  • Rispondi Giorgia 10 maggio 2013 at 14:53

    “mettere in tasca pezzettini di vita e portarli verso quell’orizzonte laggiù” Bellissimo!

  • Rispondi Anonymous 14 maggio 2013 at 19:29

    Scrivere: lasciare un segno non per fare sfoggio ma per appagare un’esigenza di comunicare e dare vita alle proprie emozioni e alle proprie esperienze.
    E’ un talento che aiuta prima di tutto se stessi e poi, messo a disposizione degli altri -perché i talenti non si nascondono sotto la sabbia ma devono portare il loro frutto!
    Ogni parola trova poi la sua forma e peculiare espressione. Coincidenza a Torino ne conosco 3: il tuo blog, il Salone del Libro (nei prossimi giorni- non dimentichiamolo!!!) e giulianaazzario.it (wordart)!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 14 maggio 2013 at 23:54

      Ciao! “lasciare un segno non per fare sfoggio ma per appagare un’esigenza di comunicare e dare vita alle proprie emozioni e alle proprie esperienze”: è esattamente quello che penso io. Grazie!
      Non dimentichiamo il Salone del Libro, anzi! Sarò praticamente sempre lì! 🙂
      E grazie, perché non conoscevo Giuliana Azzario!

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