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I brividi dentro e l’estate addosso

9 aprile 2013

Ci sono film che vedi e che ti sembra quasi di vivere, annusare, sentire. E poi, a distanza di anni o di mesi, non riesci a raccontare nemmeno più la trama.
Libri nei quali ti immergi per uscirne un giorno dopo, all’ultima pagina, dopo averli bevuti tutti d’un fiato, come fossero acqua. E come acqua, ti fanno bene, ma non ti lasciano nessun sapore.
Viaggi, cieli, paesaggi, notti. Che sono bellezza, e ti riempiono il cuore e gli occhi, e che poi, dopo, devi andare a cercare nelle fotografie del file “vacanze” del computer, perché non ti ricordi più niente.
E ci sono frasi che senti pronunciare ad un corso di scrittura. Frasi che sembrano un Vai in Prigione a Monopoli: l’insegnante che continua a parlare, tutti che ascoltano attenti, e tu che rimani ferma, bloccata a vedere con i tuoi occhi ciò che hai appena sentito.
E senti immediatamente quel profumo di sardine grigliate che due o tre giorni a settimana, non si sa perché, ritrovi in una via del centro di Torino. Non hai mai capito da dove arrivi ma ogni volta chiudi gli occhi un istante, camminando, e ti immagini a Lisbona, nell’Alfama. E ringrazi quel menù ancora scritto con la macchina da scrivere o quella signora con il grembiule bianco sulla pancia, o semplicemente la tua mente, che forse crea ricordi per non dimenticarli.
Senti anche la consistenza della pelle della guancia di tua figlia, quando approfitti del suo sonno per accarezzarla senza «Mamma, va bene, adesso basta». Lo scivolare del palmo della tua mano sulla cosa più umana e allo stesso tempo magica che tu abbia mai toccato.
Inspiri il profumo di primavera nell’aria, che ti fa sentire alta un metro e qualche spanna, affacciata alla grande finestra della sala di casa dei tuoi genitori, gli occhi bene spalancati ad intercettare la prima bicicletta in strada. Mamma, vieni a vedere, Matteo sta andando ai giardini, metto il giubbotto, giuro che lo chiudo bene, ciao. E in un attimo due ginocchia e una catena che scrocchiano, indolenzite  dal riposo invernale.Ti ritrovi a riflettere sulla bellezza dell’aria fresca, non fredda, quando c’è il sole. L’aria che ti accarezza in montagna, quando la maglia blu o nera che hai addosso ti fa scoppiare di caldo, eppure sul viso ti sta passando ancora un pezzetto di inverno. I brividi dentro e l’estate addosso. E ritorni indietro di mille anni, a quei pomeriggi di primavera in cui le maestre della scuola materna trasferivano tutti i lettini e vi portavano a dormire in giardino. Fa molto meglio, si respira aria pulita, sentite il fresco sulle guance?
Sei seduta alla scrivania di camera tua a Lisbona, qualcuno bussa alla porta ed è Susana, che ti dice che con un succo d’arancia alle 2 del mattino si studia meglio. Tu il sapore di quel succo lo potresti descrivere perfettamente, dal primo sorso alla consistenza del bicchiere di plastica quando alla fine lo mordicchiavi chiacchierando. E sai che non è vero che si studia meglio, ma quei 10 passi da Rua Castilho al McDonald’s aperto tutta la notte rinfrescavano la mente, questo sì.
Ti sembra di sentire My way suonata dalla fisarmonica dell’indiano che si è piazzato l’altra sera dalle parti di casa tua. Il tuo vicino che apre il portone e ti dice nervoso “Menomale che sono andato al cinema: non si può ascoltare”. E tu sorridi e annuisci e speri che non ti abbia vista, un minuto prima, far cadere una moneta nel cappello del tizio, infinitamente grata per la bellezza di quel suono.
Quell’attimo in cui, seduta alla fermata dell’autobus, fa ancora tantissimo freddo per essere aprile e sai che non esistono vite perfette, e vorresti essere a New York Los Angeles Lisbona Parigi ma poi osservi la luce che arriva da via Pietro Micca, veloce, come su uno scivolo, e si schianta su Palazzo Madama e lo colora di tramonto al mare d’estate, e allora ripensi al corso di scrittura e sorridi da sola e le vedi quelle bellezze più piccole, e sono lì, insistenti e testarde, appiccicate ai tuoi giorni normali.

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14 Commenti

  • Rispondi Francesca 9 aprile 2013 at 14:27

    anche io, seduta davanti al mio pc, ho i brividi dentro ma se guardo fuori dalla finestra vedo un cielo azzurro e un albero carico di fiori e di mille promesse.

  • Rispondi MammaInSE 9 aprile 2013 at 16:08

    Sono le emozioni che ti rimangono dentro, lasciano ina traccia ben precisa e tornano quando non te lo aspetti!

  • Rispondi Ophelinha 9 aprile 2013 at 16:13

    e’ sempre un piacere leggerti. Specie in quei giorni in cui trovare e fermare istanti di bellezza, distillati dal tempo e dalla bruttezza che sovente li circonda, e’ difficile. Un abbraccio

  • Rispondi filobabyP 9 aprile 2013 at 18:05

    “La luce che si schianta”: wow.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 aprile 2013 at 0:27

      Giuro, si schianta: se un giorno ci prendiamo un aperitivo da quelle parti te lo faccio vedere! (o magari ci beviamo due birre e basta)

  • Rispondi negma87 9 aprile 2013 at 18:40

    è stato un piacere leggere queste parole.. Mi hai fatto “annusare” e “sentire” tutto quello che hai descritto… e anche ricordare pensieri e sensazioni molto piacevoli… Grazie..

  • Rispondi La mia vita semplice 10 aprile 2013 at 10:37

    le madeleine di Proust o le sardine grigliate a volte sono tutt’uno 🙂

    PS ho cercato di immaginare la luce che si schianta su Palazzo Madama e mi è venuta una gran voglia di fare un salto a Torino (ma di mattina, quando secondo me la città è più bella)

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 aprile 2013 at 10:51

      🙂 Hai ragione! Sì, comunque te lo consiglio anche io: vieni una mattina di primavera-estate, se puoi durante la settimana. E ovviamente dimmi quando, così ci salutiamo!

  • Rispondi thesunmother 10 aprile 2013 at 12:08

    Questa descrizione della primavera è pura poesia.
    Mi hai fatto venire voglia di trasferirmi di nuovo a Torino, mi manca moltissimo.
    In primavera tiravo fuori la mia bici e andavo in ufficio passando per via garibaldi, piazza castello e poi via verdi, via francesco da paola e via mazzini, fermandomi ogni singolo giorno ad ascoltare la musica che dalle finestre aperte del conservatorio si diffondeva tutt’intorno.
    Meraviglia.

    Cate

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 aprile 2013 at 22:26

      Bellissimo quel punto in cui si sente la musica uscire dalle finestre del conservatorio!
      Ti abbraccio, cara Cate!

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