amiche Parigi viaggi

A Parigi le nuvole corrono veloci

24 aprile 2013
Non so se riuscirò ad aggiungere qualcosa rispetto a quanto scritto da Paola e Barbara.
Perché hanno raccontato l’essenza: l’incontrarsi senza mai essersi veramente conosciute, il passare il tempo a camminare senza mèta, anche se in realtà da qualche parte volevamo arrivare: scoprirci in una realtà diversa, in un universo parallelo fatto di crèpes, negozi, cielo azzurro e nuvole che corrono veloci.
Ci sono giorni in cui penso che il web rubi istanti preziosi alla vita reale, giorni in cui mi dico che probabilmente è meglio spegnere tutto e vivere il sorriso di Guia, le strade di Torino e le voci delle persone che amo piuttosto che osservare tutto con l’occhio di chi vuole raccontare.
Poi però ci sono anche giorni in cui mi dico che il web è solo un modo diverso di incontrare persone, di ascoltare storie e di trovare amiche che avrei potuto conoscere sull’autobus o al bar, ordinando un caffè.
Abbiamo chiacchierato, tanto. Ma siamo anche rimaste in silenzio come possono fare solo gli amici veri. Senza imbarazzi, senza il cervello che gira come un pazzo alla ricerca della prossima frase per riempire il vuoto.
Abbiamo iniziato da Place des Vosges, e io, attraversando il parchetto in silenzio, mi sono resa conto che amo così tanto Parigi perché sembra la sorella grande e saggia di Torino, piccola ragazzina irrequieta.
Abbiamo incontrato per puro caso un giardino nascosto fra le case, proprio dietro il Marais, verso la Bastiglia. Un giardino che è stato un po’ una promessa, proprio come la nostra amicizia: non c’erano ancora le rose, ma si vedeva, si sapeva che sarebbero arrivate.
Abbiamo sezionato il Marais alla ricerca dell’acquisto perfetto, anche se poi in realtà è stata tutta una scusa per prendere lezioni da Paola, che la moda la ama, la capisce e la sa spiegare.
Ci siamo innamorate di Merci, in boulevard Beaumarchais 111: un concept store i cui profitti vanno a finanziare un progetto di educazione e sviluppo in Madagascar.
Abbiamo litigato con uno dei più antichi negozi di cappelli di Parigi, e in quel momento, incrociando lo sguardo di Luisa, e sentendole dire le stesse parole che stavano per uscire dalla mia bocca, ho capito che le anime passionali non possono fare altro che incontrarsi e volersi bene.
Ci siamo sentite veramente parigine sedute al tavolo di Chez Paul, alla Bastiglia, o di Chartier, nel IX arrondissement.
Abbiamo analizzato progetti, sogni e rischi, e mi sono ritrovata a parlare con Barbara come si parla con una sorella. Essendo semplicemente la terza volta che mi trovavo di fronte a lei.
Ho scattato mille foto con il naso all’insù, rendendomi conto che ogni azzurro è unico.
O forse sono solo le storie che vivono nelle strade, le chiacchiere che si fanno nei bar e i pensieri che si aggrovigliano alle fermate dell’autobus, a salire verso l’alto e a raccontare ogni giorno un cielo diverso.

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8 Commenti

  • Rispondi Mamma Avvocato 24 aprile 2013 at 17:27

    Bello, bellissimo post…questa cosa di Parigi sorella di Torino, sai che hai proprio ragione?

  • Rispondi Marta 24 aprile 2013 at 21:43

    E’ vero, il web a volte ti regala persone speciali, persone con le quali senti di poter parlare di tutto come forse non avresti mai fatto con amici che conosci da una vita. E’ davvero una grande risorsa e io non riesco più a farne a meno.

  • Rispondi Mamma Cattiva 29 aprile 2013 at 11:04

    I giorni di ponte mi hanno allontanata dai blog e se penso che invece di leggere questo post ho dedicato tempo a dei tweet idioti di gente idiota…oopss, scusa, l’ho detto.

    Manco solo io a parlare di questo week-end magico, in giorni in cui mi chiedo se sono ancora in grado di scrivere qualcosa, di regalare qualcosa di utile anche agli altri. Forse lo farò, forse no, ma nulla potrà ripagare dell’esserci stata.
    Grazie Vale.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 aprile 2013 at 14:52

      TU, Luisa, proprio TU, devi ricominciare a scrivere, perché il tuo blog fa innamorare ancora oggi, ogni giorno! Io aspetto fiduciosa. So che tornerai a scrivere.
      Grazie a te. Ti abbraccio forte.

  • Rispondi valewanda 2 maggio 2013 at 14:26

    ero lì anche io, in qualche posto…

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