il cielo su Torino passato storie

Un viaggio piccolo

12 marzo 2013
Non l’ho programmato, non ho acquistato biglietti, non ho prenotato notti in hotel. Non ho immaginato dettagli, non ho preparato zaini. Semplicemente mi ci sono trovata.
Sono uscita alle 21.18 dal corso di scrittura al quale mi sono iscritta. Era buio, non faceva freddo e aveva appena smesso di piovere.
Avrei potuto cercare un bus. Al limite chiamare un taxi. E invece io, che sono pigra e cerco sempre una scusa per non camminare, ho deciso che sarei andata a casa a piedi.
Perché avevo passato le ultime due ore ad ascoltare con gli occhi, le orecchie e il cuore le parole di tanti scrittori e ormai avevo tutte le valvole aperte: avevo voglia di vedere, di sentire, di annusare.
E così sono partita, le mani in tasca, le cuffie nelle orecchie e i resti di pioggia che cadevano dai balconi. 
Ho visto me e Ines sedute al bancone di quel pub che non esiste più, a bere una birra prima di andare a lavorare ai Murazzi, nel 2000.
Ho camminato accanto a quell’hotel in cui avevamo organizzato una convention per parlare di creme per il corpo. E ho spiato da fuori una ragazza di 26 anni stretta in una giacca che ora non mi andrebbe più: i capelli rosso-viola, gli occhi verdi e il sogno di diventare direttore generale del mondo.
Ho riconosciuto tutti i miei compagni di liceo facendo una pausa alla fermata del tram, tentata dalla stanchezza e dalla pioggia che stava tornando a cadere. Per poi salutarli con un cenno e ricominciare a piedi.
Ho osservato la città in cui vivo da sempre, rendendomi conto che basta cambiare percorsi, orari e filtri negli occhi perché ti sembri qualcosa di nuovo.
Mi sono accorta che, complice il buio, stavo impugnando l’ombrello come un’arma.
Ho annusato il profumo di pioggia sui miei capelli, e ho pensato ai riccioli naturali che mi sarei vista addosso guardandomi nello specchio dell’ascensore. 
Sono passata accanto a tre militari, due uomini e una donna, e mi è scappato un sorriso, che lei ha ricambiato. 
Ho guardato in alto e mi sono presa in giro da sola per la mia passione per il cielo su Torino.
Mi sono anche chiesta perché io abbia iniziato a scrivere su questo blog così tardi. Perché non l’abbia aperto tanti anni fa, quando ad aspettarmi a casa, la sera, c’erano solo i miei due gatti e tantissimo tempo libero.
Ho ascoltato tanta musica ma non come al solito, non ad altissimo volume, perché mi piaceva sentire il rumore delle ruote enormi dei bus attraversare le pozzanghere d’acqua. 
Mi sono resa conto che qualcuno deve aver inserito nell’ipod un sensore del cuore che ti fa arrivare la canzone giusta all’angolo di strada giusto. I Linea 77 passeggiando per Torino. “E poi il silenzio prese il sopravvento, il mattino arrivò urlando”. 
Ho riflettuto sull’amore dei Torinesi per la loro città, e ho pensato che forse la amiamo così tanto perché abbiamo rischiato di perderla. 
Ho notato che guardando il cielo, le grondaie e i pezzi di tetto la tensione che accumulo costantemente nella schiena sembra sciogliersi. E ho pensato che dico troppo poco a Guia di guardare in alto.
Ho immaginato lei, sveglia, ad aspettarmi. E ho ringraziato nella mia testa lui, perché non ha insistito per venire a prendermi, e non mi ha nemmeno chiamata per sapere dove fossi finita.
Ho pensato che devo smetterla di portare in giro l’ombrello perché tanto non lo uso mai. E l’ho pensato rendendomi conto di essere zuppa di pioggia, con la mia arma ancora chiusa, in mano.
Ho aperto il portone, e poi la porta. E l’ho vista lì, sulla sua poltroncina. Sembrava una ragazzina. “Ciao Mamma”.
Ciao, amore, sono tornata da un viaggio piccolo.

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30 Commenti

  • Rispondi Francesca Patatofriendly 12 marzo 2013 at 15:18

    🙂 con questo post ti sei definitivamente guadagnata il posticino nel mio cuore!!!:)
    Cammina cara, cammina …e buon cammino!

  • Rispondi Mamma Avvocato 12 marzo 2013 at 18:28

    mi hai riportato indietro nel tempo, alla mia Torino ai tempi dell’Università…con così tante blogger torinesi, mi sa che devo organizzarmi per venire a farvi visita, che in fondo mi basta un’ora di viaggio…

  • Rispondi Martha 12 marzo 2013 at 19:27

    Ah che meraviglia, l’ho sentita anch’io quell’aria fresca che ti elettrizza il corpo.
    Bello.
    Martha

  • Rispondi Ophelinha 12 marzo 2013 at 20:34

    fantastica l’idea del corso di scrittura, e ancora di più il tuo viaggio nel tempo, sotto il cielo di Torino che sembra ridere al tuo fianco, come cantano i Subsonica..
    un bacio, O.

  • Rispondi Biancume 12 marzo 2013 at 22:45

    Io trovo che camminare con il naso all’insù sia una delle cose che mi fa stare meglio quando poi lo fai in una città che ami e che ti ha visto crescere deve essere ancora più bello

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 13 marzo 2013 at 0:33

      Ma sai che io lo faccio da poco? Pazzesco, ogni tanto mi chiedo: ma PRIMA cosa guardavo??? 🙂

  • Rispondi Marta 12 marzo 2013 at 22:58

    Guardare in alto … mi devo ricordare di insegnarlo al mio cucciolo quando potrà capire. Mi ha riportato alla mente il piccolo albatros di legno che avevo appeso sopra il mio letto da bambina. Con il suo lento movimento d’ali prometteva grandi viaggi e mondi sconosciuti! Ma forse è vero che si può viaggiare anche solo alzando gli occhi!

  • Rispondi Cristina, @iCri4 13 marzo 2013 at 1:04

    Ecco, ‘le valvole aperte’ proprio una definizione utilissima per localizzare il sentire e le emozioni… Grazie, ora mi sarà piu facile riuscire a ‘chiuderle’ alla bisogna…. :))

  • Rispondi Francesca 13 marzo 2013 at 1:16

    Ma che bello il corso di scrittura, ganza d’una Vale!
    Brava!!!

    Ps. Pure io non uso mai l’ombrello 😉

  • Rispondi MammaInSE 13 marzo 2013 at 1:53

    Ad ognuno si appiccica un pezzetto diverso del tuo viaggio e sono sicura di essere stata li vicino a te ed i resti di pioggia che cadevano dai balconi…

  • Rispondi Mamma Cattiva 13 marzo 2013 at 10:16

    “basta cambiare percorsi, orari e filtri negli occhi perché ti sembri qualcosa di nuovo.” Inizio così la mia giornata. #ngiorno :-*

  • Rispondi Giorgia 13 marzo 2013 at 10:44

    Che bella che sei!

  • Rispondi Vittorio Cafiero 13 marzo 2013 at 11:17

    ….la convention era quella del lancio di Body Cocoon, per caso?

  • Rispondi Mamma Che Paura! 13 marzo 2013 at 13:48

    quello che hai scritto è esattamente il motivo per cui cammino sempre e perché amo Bruxelles. Perché è lí a portata di piedi, di occhi, di naso…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 13 marzo 2013 at 16:26

      Chissà che bello esplorare con il naso insù una nuova città! Poi mi hanno detto che Bruxelles è bellissima…

  • Rispondi thesunmother 14 marzo 2013 at 14:51

    io cammino regolarmente col naso all’insù, leggo le scritte, guardo le finestre delle case altrui, entro nei cortili interni delle case d’epoca, guardo i dettagli.
    mi immergo in ogni angolo delle strade conosciute come se fosse un mondo inesplorato.
    certo che però farlo a Torino mi piace di più!
    Baci!

  • Rispondi raffaella 15 marzo 2013 at 14:52

    I piccoli viaggi dentro quello che si è stati, attraverso vie percorse ma con lo sguardo rivolto al cielo mi tolgono e mi danno. Mi tolgono la spensieratezza di quello che sono stata, avrei potuto essere e mi danno la consapevolezza di quello che sono e la voglia di essere migliore. Per il bambino che mi aspetta a casa, per le idee e i i sogni che ancora ho voglia di cullare. Bello il post e balla Vale.
    Grazie
    Raffaella

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