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Conciliazione, scelte di vita e (vari tipi di) stress

24 marzo 2013
Ci sono cose che non conosci bene finché non le vivi.
Lo stress, per esempio.
Quando stavo in ufficio 10-12 ore al giorno e correvo come una pazza tutto il giorno per conciliare qualcosa di inconciliabile (quei ritmi lavorativi e l’essere mamma), ero stressata. Arrivavo a casa la sera con la sensazione di essere sfinita fisicamente e mentalmente e con la necessità di ritrovarmi al più presto sdraiata e possibilmente addormentata.
Avevo perso l’interesse nei confronti delle mie amicizie, facevo fatica a chiamare le persone che amavo perché c’era sempre un’urgenza più importante. Spesso portavo a casa i malumori dell’ufficio, spesso struccandomi rimuginavo sulla discussione a cui avevo partecipato qualche ora prima, e spessissimo mi addormentavo con l’ansia del risultato del giorno dopo.
Quello che mi mancava era IL TEMPO. E pian piano il mio cervello aveva cominciato a farsi da parte. Era come se mi stesse dicendo “io così non ci gioco più”, e quindi mi ritrovavo alle presentazioni a fissare lo schermo del proiettore, a sentire le voci intorno a me parlare di numeri, calcoli, previsioni e mi rendevo conto che qualcosa dentro di me non stava funzionando: io semplicemente non capivo più nulla. Ero bloccata, con le mie cellule cerebrali in sciopero, ognuna con un cartello in mano con sopra scritto “ora basta”.
Ho smesso perché non riuscivo più a conciliare nulla, ho smesso perché né io né l’azienda che avevo amato (e amo) tantissimo meritavamo di lavorare male insieme, perché avevo voglia di passare più tempo con mia figlia (e lei probabilmente ne aveva di stare con me) e perché ho avuto la fortuna di ricevere una proposta di collaborazione (flessibile, ovviamente) dall’agenzia con cui tuttora lavoro.
Quello che mi aspettavo, stupidamente, era di cambiare magicamente, da un giorno all’altro. Mi aspettavo che il giorno dopo l’ultima timbratura in ufficio mi sarei trasformata in un essere angelicato, privo di tensioni, pronto a cogliere la bellezza della vita e a restituirla al mondo spargendola in giro tipo Fata Turchina.
Ecco, no.
Certo, ogni mattina mi sveglio e so che potrò organizzare il mio tempo da sola, che potrò decidere io le priorità e potrò restare ore seduta al tavolo a scrivere con la mia tazza di tè e potrò anche andare a fare la spesa senza farla fra le 19.30 e le 19.45, come una volta, buttando nel carrello qualsiasi cosa, correndo come sempre contro il tempo.
So anche, ogni santo giorno, che potrò andare a prendere Guia a scuola e potrò chiederle com’è andata, potrò raccontarle la mia giornata e potremo passare del tempo insieme, che è una delle cose che più amo fare al mondo.
Ma lo stress è qualcosa di subdolo e al tempo stesso prezioso. Perché non c’è solo lo stress dato dai tanti impegni che ti si accumulano nella giornata. C’è anche lo stress del cambiamento. Perché magari tu una cosa l’hai desiderata tutta la vita, e quella tazza di tè tua, sul tuo tavolo, e quell’attimo in cui guardi fuori dalla finestra e vedi la tua strada, la tua vita, quel poter decidere tutto senza rendere conto ad una timbratrice, quel viso piccolo con gli occhi grandi che ti accoglie all’uscita da scuola, tutte queste cose le hai profondamente volute e cercate. E hai anche lottato e discusso con amici e parenti per far capire che la tua scelta non era frutto di un capriccio ma qualcosa di sensato.
E io non tornerei mai sui miei passi, e ancora ringrazio il cielo e tutto il mio mondo di avermi regalato la possibilità e la fortuna di poter fare una scelta del genere.
Ma probabilmente l’essere umano è programmato per cambiamenti graduali. E forse per l’essere umano, lo stesso cambiamento – seppur tanto desiderato – è fonte di stress. Forse uno stress positivo, quello stress che magari porta le persone a creare e ad essere mille volte più felici. Ma sempre stress.
A tutto questo pensavo qualche giorno fa quando mi sono trovata sul lettino dell’osteopata e mi sono sentita dire che ho “tanto stress accumulato addosso”. Non so se sia ancora quello di tanti anni vissuti in un modo che forse non era quello che avevo sempre desiderato, o quello che nasce dal mio reinventarmi, dal cercare di individuare ogni giorno la strada verso i miei veri sogni, o anche quello che scaturisce dal realizzare di essere diventata la donna, mamma, che, da single mille volte ferita, avevo sempre rifiutato di voler essere. O forse quello stress che nasce dall’aver sognato per anni di diventare una super-manager-in-carriera e dall’aver invece capito che la mia felicità oggi arriva da una tazza di tè e da due occhi grandi color nocciola.
So che sono tornata da quell’ora di trattamenti e sono praticamente svenuta sul divano, e ho dormito profondamente, e ho sognato una cosa bellissima, e mi sono svegliata rilassatissima un’ora dopo pensando che sì, forse è quel famoso stress positivo. Che passa attraverso il dolore alla schiena, e allo stomaco, e a volte mi fa riposare male, e mi fa aprire gli occhi più stanca di prima. E ho pensato che nonostante tutto, lui, lo Stress, non mi ha abbandonata, e io forse lo sto facendo diventare un mio alleato. E forse è pure vero che ci sono persone che saranno sempre irrequiete, e allora semplicemente la misura non deve essere lo stress, ma la felicità. Perché a volte lo stress, semplicemente, ti aiuta a restare attaccata ai tuoi desideri. E quindi alla felicità.

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24 Commenti

  • Rispondi AstareQui AstareQui 24 marzo 2013 at 16:57

    Bel racconto. Si fanno scelte che non si comprendono da dentro lo stress, non si comprendono fino a che non se ne esce.
    Si lavora con una intensità incomprensibile, che appaga certamente perché si è stimati, perché si raggiungono risultati… Ma rileggendo la storia passata, si comprende che si è temuto che interrompere il circolo vizioso sarebbe stato più stressante che permanervi al suo interno.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 24 marzo 2013 at 20:50

      E’ proprio così. Il punto è che a volte quel circolo vizioso protegge e ripara, e non fa nemmeno tanto vedere bene ciò che sta fuori.
      Grazie mille!

    • Rispondi Anonymous 25 marzo 2013 at 0:10

      Ho adorato leggerti qui. La maturità o … La maturazione… Ti fanno vedere le cose in una prospettiva diversa. Alle mie figlie auguro tante esperienze. A rischio di disorientamento. Per mettere in discussione, non conformarsi, amare la diversità e non prendersi troppo sul serio, perchè ci sono cose più importanti, sempre. La felicità è cosa difficile da raggiungere eppure c’è, dietro un angolo che non vediamo mai a causa di una prospettiva ingannevole.
      Lo dico da irrequieto, proprio come te. Fabio D.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 marzo 2013 at 1:44

      “A rischio disorientamento”: bello, bellissimo che un papà auguri questo alle figlie! perché a volte l’istinto è di proteggerle da tutto e da tutti, rischiando però di farle camminare nel sentiero che NOI crediamo sia giusto.
      Vorrei avere scritto io le parole che scrivi, Fabio: condivido ogni sillaba.
      Un abbraccio!

  • Rispondi Francesca Patatofriendly 25 marzo 2013 at 0:01

    🙂 sorrido pensandoti con la tua tazza in mano a guardare fuori dalla finestra.
    Forse hai ragione ci sono persone più inquiete di altre, forse sono più “stressate” e forse sono un pochino … Più vive?;)

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 marzo 2013 at 1:45

      🙂 Forse sì…o forse le persone più inquiete hanno bisogno di essere stressate per sentirsi vive…non l’ho mai ben capito! Ciao Francesca! 🙂

  • Rispondi Mamma Avvocato 25 marzo 2013 at 10:30

    Credo che tu abbia colto nel segno quando dici che forse ci sono persone che saranno sempre irrequiete. Io sono una di quelle, temo, e sto cercando di abituarmi a questa realtà.
    E’ vero che anche il cambiamento positivo genera stress, non per tutti però.
    Ci sono persone che sembrano sempre calme e mai stressate anche se corrono come noi…temo che sia una questione mentale e soltanto questo.
    Va bè, mi sono espressa in modo confuso ma hai toccato un tasto profondo dentro di me.
    p.s. Ti vedo bene con la tazza in mano e Guia al tuo fianco!!

  • Rispondi Barbara 25 marzo 2013 at 12:24

    Trasformarsi in un essere angelicato: che bella immagine!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 marzo 2013 at 13:31

      😀 reminiscenze del liceo classico, mi sa…comunque è proprio quello che non riesco a diventare…peccato! 🙂

  • Rispondi Mamma Cattiva 25 marzo 2013 at 13:05

    Mi sento esattamente sulla stessa strada. E’ impressionante come mi ritrovo in tanti passaggi. Ognuno ha poi le sue modalità e i suoi tempi obbligati dalle circostanze della vita ma mi sembra che l’obiettivo sia lo stesso. Ho sempre creduto nel cambiamento a piccoli passi anche se a volte è obbligatorio affrontare una tappa con maggiore velocità e quindi assorbire un colpo più forte, accelerando il processo, ma poi l’assestamento deve rallentare o si rischia di non consolidare le scelte. Anche io non tornerei mai indietro, anzi ho solo voglia di andare avanti e potenziare le scelte fatte. Credevo che mi sarei annoiata e invece è come quando dormi per recuperare il sonno, “più dormi e più dormiresti”.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 marzo 2013 at 13:43

      Cara Luisa, anche io ho sempre creduto nel cambiamento a piccoli passi, ma poi mi sono ritrovata a fare il grande salto e a deciderlo in una notte. Immagino di aver costruito questa scelta millimetro dopo millimetro nei mesi, o forse negli anni: quella notte ho semplicemente unito tutti i punti.
      E’ verissimo, è proprio come nel caso del sonno. E oggi faccio fatica a ripensare a tutti i giorni in cui ho visto Guia solo 10 minuti prima di metterla a letto.
      Un abbraccio!

  • Rispondi Carlotta G. 25 marzo 2013 at 15:10

    Come capisco. Quanto capisco! Una buona parte delle tue fantastiche parole avrei potuto scriverle io. E, in questo momento, in mezzo a una scelta che ogni tanto mi pare davvero più grande di me, arrivo a dubitare di potercela fare a sopravvivere a questo stress. Che ogni giorno inevitabilmente è nuovo, diverso, e che faccio davvero fatica a contenere e gestire.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 26 marzo 2013 at 0:28

      Carlotta, resisti! Un buon modo è scrivere: per me è fondamentale per razionalizzare, capire, analizzare…Un abbraccio!

  • Rispondi thesunmother 25 marzo 2013 at 16:14

    Ho sempre pensato che lo stress fosse una cosa buona, in piccole dosi.
    Prima degli esami o delle grandi prove della vita, mi ha aiutato a rendere al meglio e a vincere le paure. Lo scambiavo ingenuamente per adrenalina, forse.
    Da quando sono diventata madre invece vivo lo stress in maniera diversa, non lo accetto più come parte pulsante della mia vita, è diventato un nemico, eppure non riesco a liberarmene.
    Mi piace però pensare che esista anche uno stress buono, che forse è solo un po’ di inerzia al divenire legato ad ogni grande scelta di cambiamento, come quella che hai fatto tu.
    Ti abbraccio, splendida mamma 🙂

  • Rispondi Mamma Che lavora 25 marzo 2013 at 16:26

    Ciao! Ho visitato il tuo blog e mi è piaciuto! 🙂 hai vinto un premio, che puoi ritirare qui http://www.unamammachelavora.com/2013/03/liebster-award.html!

  • Rispondi GAB 26 marzo 2013 at 13:44

    io non credo sarò mai un essere angelicato, eheh!
    però sapere di avere tempo per me, oltre al lavoro, tempo che poi occupo per altri tipi di lavori più “miei” mi rende serena. Ciò non toglie che i miei piccoli grandi stress li vivo sempre, perchè fanno parte proprio del mio carattere, eheh! Tu me lo fai vedere in maniera positiva, allora, ti dico, tutto sommato, w lo stress! 🙂

  • Rispondi bonificiesogni 13 aprile 2013 at 19:17

    Ciao.Ti scrivo perchè mi hai letto dentro.Ho preso due anni di aspettativa in banca (voluta, fortissimamente voluta) e da Venerdì 22 Marzo 2013 sono a casa in periodo sabbatico. Ho, ovviamente, una serie di progetti e sogni che vorrei realizzare in questo biennio ma… ma , come scrivi tu, lasciare 10 anni di banca, orari, ruoli, identificazioni, sicurezze mi ha destabilizzato di brutto e invece di godere di questa totale libertà ritrovata mi ritrovo con attacchi d’ansia e paure assurde !Più che stress io penso sia ansia da uscita dalla zona di comfort . In pratica il nostro cervello preferisce una cosa insana, brutta ma conosciuta piuttosto che imbarcarsi in qualcosa di bello, vitale entusuasmante ma sconosciuto ! Pazzesco.Se non fosse che ho 39 anni , mi conosco e conosco un po’ anche le dinamiche psicologiche direi che non sono contenta di questa scelta, invece, cervello subdolo, non è altro che un tentativo di difesa .Giorno dopo giorno va meglio e così penso sarà anche per te .E’ come aver vissuto un trauma, bello, ma pur sempre un trauma .Mannaggia a noi che siamo troppo emotive !!!Grazie per aver condiviso, chi non ci passa per queste sensazioni potrebbe pensare che simao delle ingrate !

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 14 aprile 2013 at 23:24

      “Ansia da uscita dalla zona di comfort”, sono molto d’accordo, è proprio questo il punto. Anche io ho avuto il dubbio di non essere profondamente contenta e convinta della mia scelta, ma ho poi capito che ne sono felicissima: lo stress è solo – come dici tu – un tentativo di difesa.
      Grazie a te! Ciao!

  • Rispondi Alicia 24 luglio 2013 at 22:21

    Lo conosco quello Stress, ha molti nomi. Si chiama desideri, idee, sogni….arriva quando hai la fortuna di poter fare le cose che piu’ ami ma, ahime’, ami troppe cose.

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