il cielo su Torino Natale a Torino Torino

Torino e le rivoluzioni

10 dicembre 2012
Che io ami Torino non è un segreto. Lo dico e lo scrivo praticamente ogni quattro parole. La amo perché è la mia città, ma non solo. Se così fosse, probabilmente le vorrei bene, ci sarei affezionata. Invece io la amo, come si ama una persona. Con la passione e la voglia di costruire tipiche dell’amore. 
Perché Torino non è più solo una città: Torino è un’anima, fatta di un milione di anime. Un’anima enorme, grande, bella, profonda.
Ci sono città che restano sempre uguali. Città magari meravigliose, che però ogni giorno offrono sempre la stessa bellezza. Le stesse piazze, le stesse vie, la stessa allegria o la stessa malinconia. E tu puoi tornarci dieci anni dopo e ci ritroverai la stessa atmosfera, le stesse luci, lo stesso fascino.

Torino no. Torino 15 anni fa era un’altra città. Non brutta – perché non è mai stata esattamente brutta – ma grigia. Spenta. Stretta nei meccanismi di una città costruita attorno ad una fabbrica. Gli orari, le abitudini, persino i divertimenti, ruotavano attorno ad una giornata a misura di ufficio, o di linea di produzione. 
E poi Torino era torinese, nel senso più “chiuso” del termine. Era una città che non si permetteva di essere felice. O almeno, di dimostrare di esserlo. Era una donna che, arrivata ad una festa, restava in piedi all’entrata con il cappotto addosso, troppo timida per mostrare il suo abito meraviglioso. Però quell’abito l’aveva comprato, e indossato. E anche se di nascosto, scintillava.
Poi qualcosa è successo. Il meccanismo della fabbrica ha cominciato ad incepparsi, e tutto quello che girava attorno a quel meccanismo ha iniziato a zoppicare. Sono stati anni dolorosi e faticosi, ma proprio in quel momento la torinesità di Torino ha dato il meglio. Perché non è arrivata la rassegnazione. Non si è sentito un enorme lungo lamento, non ci sono state urla e lacrime di dolore. O se ci sono state, da Torinesi veraci, le abbiamo versate in casa e poi le abbiamo asciugate un attimo prima di aprire la porta. 
Perché Torino in quel momento ha deciso di ripensarsi. E di reinventarsi. Ha capito che un’altra via era possibile. E, soprattutto, ci ha creduto, fin dal primo momento. E non ha mai mollato il sogno.
Torino è stata invasa  dal desiderio di cambiamento e di rivoluzione che può e deve nascere dalla crisi.

E si è riscoperta bella. Si è riscoperta architetto, collezionista, cuoca, guida turistica, pittrice, scrittrice, cantante, barista, gelataia. Non più solo operaia o impiegata.
E da quei tombini sparsi nel ciottolato del centro è uscita la voglia di piacere, la voglia di essere qualcosa di diverso, la voglia di stupire e di affascinare.
Come se per anni se li fosse tenuti dentro, fra il cuore e lo stomaco, Torino ha tirato fuori i suoi mille talenti, e non ha più avuto paura di metterli su una bancarella, e di promuoverli.
I palazzi sono tornati bianchi, le strade pulite, le persone (quasi sempre) gentili.
Un’amministrazione illuminata ha saputo rischiare, ha saputo scommettere su eventi e manifestazioni che agli anziani Torinesi facevano venire i brividi, e ha vinto. A partire dalle Olimpiadi del 2006. 
E un’immigrazione che ancora oggi non è tutta regolare e non è completamente integrata, ha portato a Torino l’energia, i colori ma soprattutto la voglia di vita che mancavano. E, pur con mille difficoltà, ci ha messi tutti di fronte all’importanza del conoscersi e del diventare una città europea.

Non tutto è perfetto, ovviamente. Abbiamo ancora moltissima strada da percorrere. Ci sono sacche di disagio e aree da aiutare. Ci sono periferie da riqualificare completamente. 
Ma Torino non sta mai ferma. E la voglia di cambiare le cose arriverà anche lì.
Mi sono ritrovata a fare tutte queste riflessioni ieri, mentre guardavo il cielo blu scurissimo da piazza Castello. Mentre, in una scenografia da favola fatta dalla Chiesa di San Lorenzo, la cupola del Guarini e Palazzo Reale, vedevo angeli volare, stelle girare e tantissime persone, attorno a me, con addosso il sorriso stupito dei bambini.
Loro erano i Cirko Vertigo. Che – ovviamente – sono un’eccellenza torinese.
E tutto quello che stava attorno è Torino. Torino a Natale: piena di magia, di bellezza, di favole, e di luci che dovrebbero essere natalizie ma in realtà sono opere d’arte uniche e magiche. Torino che non sta mai ferma, e che sa rischiare, dondolarsi in cielo, fare salti sempre più alti. 
E che, quando meno te l’aspetti, ti lascia così, con il naso all’insù e il cuore gonfio di emozione.

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7 Commenti

  • Rispondi Biancume 10 dicembre 2012 at 19:28

    Che Magia.
    Quanto è bello l’amore per la propria città e poterla riscoprire in tutta la sua bellezza. Mi ricorda molto l’atmosfera che si respirava a Napoli nel periodo del famoso G7 poi purtroppo non siamo stati in grado di mantenere quella magia e quel senso di rispetto per la bellezza delle propria città.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 10 dicembre 2012 at 22:03

      Bianca ma tu sei di Napoli? Non avevo capito! Pensa che pensavo fossi di Roma! 🙂 Che bella Napoli, io la adoro! E’ un’altra città che ogni volta mi sembra diversa e soprattutto piena di anima, pur con tutte le difficoltà…

    • Rispondi Biancume 11 dicembre 2012 at 16:32

      son vere entrambe le cose, Napoli è la città in cui sono nata e cresciuta, a cui sono legata da amore profondo ma che mi fa soffrire, Roma è la città che mi ha adottato per 12 anni e la sento altrettanto mia.

  • Rispondi Themoon 10 dicembre 2012 at 20:55

    Grazie. Grazie davvero di avermi fatto sognare.
    Io amo quella città, avrei voluto viverci, ma il destino non ha voluto. Ma grazie per avermi regalato un pezzetto di città.

  • Rispondi La mia vita semplice 10 dicembre 2012 at 23:48

    ricordo ancora la Torino nella versione grigia di fuligine dei tram con pochissimo da offrire ai turisti, e ogni volta che ci faccio un salto non smetto di stupirmi per quanto si è trasformata in meglio.
    Mi hai convinto, voglio farci un giro prima di Natale…

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