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Natale a 16 anni

4 dicembre 2012

Natale a 16 anni

A 16 anni l’amore si vive in piedi. Arriveranno i viaggi in macchina, le cene al ristorante, le serate seduti sul divano davanti alla tv. Ma sarà più tardi.
A 16 anni passi le ore a chiacchierare con gli amici appoggiata al cancello della scuola, percorri chilometri con la persona che ti piace a parlare di te, di voi, di come vedete il mondo, l’amore, la vita.
E la vita è lì, nei metri che separano la scuola dalla fermata dell’autobus, nel percorso per andare al parco, nell’attimo in cui vi fermate, voi due, e vi guardate negli occhi prima di baciarvi. A 16 anni non hai tempo per restare ferma, per guardare tutto un film in tv o per finire una cena in un ristorante. A 16 anni sei sempre in movimento, e la vita la vuoi bere, divorare, perché hai ancora tanto da scoprire, da leggere, da amare.
Troppo di fretta per restare seduta, a 16 anni baci, ti arrabbi, litighi, ti lasci, quasi sempre in piedi. Guardandoti negli occhi come forse dopo non sarai mai più capace.

C’è stato un Natale, mille anni fa. Io avevo 16 anni, e ogni giorno con l’autobus attraversavo mezza città per andare al liceo, in centro, proprio vicino a dove abito ora. Era il 1992 e a ottobre era iniziata la mia prima vera storia d’amore. Lui era bellissimo, simpaticissimo, intelligentissimo. Come sono sempre i primi amori.
Il Natale, come tutti i periodi di vacanza, era una sofferenza: niente scuola, niente intervalli insieme, niente attese alla fermata del pullman abbracciati. E l’obbligo di passare il tempo con famiglia e parenti, che a 16 anni sono una simpatica tortura che sopporti facendo il conto delle ore che ti separano dal prossimo bacio.
Quel 25 Dicembre ci incontrammo davanti al nostro liceo deserto, nella via di una Torino ancora grigia e marrone. Faceva freddo, sì, ma non mi importava. La nostra storia d’amore viveva sulle nostre passeggiate. E anche quel giorno cominciammo a perderci, a caso, fra le strade del centro.

Guanto nel guanto, i giacconi sigillati, e l’emozione del nostro primo Natale insieme.
Volevamo trovare un approdo, un bar in cui bere una cioccolata calda, ma Torino non era quella di adesso. Non era la città che oggi cerca di accogliere le persone in qualsiasi giorno dell’anno. Torino, quel 25 dicembre, era una distesa di negozi, bar, ristoranti chiusi.
Girammo per ore, senza meta, raccontandoci tutto dei nostri pranzi e delle nostre cene, baciandoci ogni cinque minuti, sentendoci davvero i ragazzi che si amano e che si baciano in piedi contro le porte della notte di quel Prévert che adoravo e che fu la colonna sonora della nostra storia.
Arrivammo all’unico bar aperto. Un bar minuscolo, insignificante, uno di quei bar della Torino di una volta. Quelli in cui entri e un attimo dopo ti chiedi chi ci possa entrare.

Finalmente eravamo seduti. Mano nella mano. Le guance e le tazze fumanti.
E poi, però, era passato già tantissimo tempo. Il pomeriggio era finito, e le nostre mamme ci aspettavano. Bevemmo in fretta le nostre cioccolate, e dopo poco tornammo sui nostri passi per andare verso la fermata del pullman. Ci aspettavano due settimane di vacanza, 1200 km di distanza, tante telefonate e un’immensa voglia di rivederci.
Dietro di noi rimase quel bar. E quell’isolato del centro di Torino, così scuro e grigio. Che oggi è bianco, ed è vivo, pieno di luci di Natale e di turisti che gli passano accanto. Ed è l’isolato dove vivo, e quelle finestre che ci hanno visti camminare e andare via guanto nel guanto sono le finestre di casa mia, e ogni volta che passo davanti a quel bar, che è rimasto identico e ogni volta mi chiedo chi possa entrarci, un po’ mi sembra di vedere due ragazzini, infagottati nei loro giacconi anni ’90, in un angolo, a raccontarsi la vita e ad amarsi come due sedicenni. E di nascosto saluto lei, e le dico che sì, lui la lascerà e a lei sembrerà di impazzire dal dolore, ma poi la vita le porterà un uomo meraviglioso e la piccola ricciolona che mi saltella accanto.

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20 Commenti

  • Rispondi Marina - La mia vita semplice 4 dicembre 2012 at 13:59

    a 16 anni puoi girare per ore un città gelida e deserta in dicembre ma non senti fame, non senti sonno, non senti fatica, non senti freddo.

  • Rispondi Adriana F. 4 dicembre 2012 at 14:38

    A 30, quando ricordi i 16, sorridi e sogni, i ricordi ti portano per un istante su un pianeta lontano, quello dell’amore spensierato, senza limiti e problemi. Ogni tanto io vorrei rivivere quell’amore.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 dicembre 2012 at 21:26

      Ciao Adriana! Io ogni tanto vorrei rivivere quei momenti avendo la consapevolezza di quanto siano unici!

  • Rispondi Biancume 4 dicembre 2012 at 15:35

    Bello 🙂

  • Rispondi Mamma Cì - mammastudia.blogspot.com 4 dicembre 2012 at 15:38

    Che bello!

  • Rispondi MammaInSE 4 dicembre 2012 at 17:59

    A 16 anni ho avuto il mio primo grande amore, ed era proprio così, quelle passeggiate chilometriche, mano nella mano, a baciarsi per strada fino a non sentirsi piu’ la bocca. E spesso ci incontravamo a Torino, la Torino degli anni 90, perche’ era a meta’ strada fra il mio mare e le sue montagne.
    Chissa’ forse a 16 anni ci siamo scontrate salendo su un autobus, tenendo la mano a quello che ci sembrava l’amore perfetto.

  • Rispondi Francesca 4 dicembre 2012 at 21:24

    che belle le luci d’artista!! ho scoperto Torino proprio in questo periodo di 4 anni fa durante un viaggio di lavoro e mi ne sono un po’ innamorata;-))

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 4 dicembre 2012 at 21:28

      E’ bellissima! E per me è ancora più bella proprio perché è cambiata tanto, e ha saputo migliorarsi, nonostante la crisi. Vieni a trovarci! 🙂

  • Rispondi Alice 5 dicembre 2012 at 0:18

    Caspita, io a 16 anni ero una ragazzina, magra, carina, molto timida che aveva spasimanti segreti, ma non c’era verso che si facessero avanti. Uffa.
    P.S. Bellissimo il tuo racconto e altrettanto belle le luci d’artista.

  • Rispondi francesca r. 5 dicembre 2012 at 12:06

    🙂 mi hai fatto commuovere (tanto per cambiare). Io ho adorato i miei sedici anni, l’estate in particolare.
    Quel sentire di avere immense possibilità davanti ma ancora poter godere di tutta la spensieratezza e irresponsabilità che già i diciotto ti portano via.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 6 dicembre 2012 at 0:23

      Forse il bello è proprio questo: l’incoscienza, il non sapere di essere di fronte ad un oceano di possibilità!

  • Rispondi Francesca 10 dicembre 2012 at 23:04

    Mi hai scaldato il cuore. Ma davvero. Grazie, Vale.

  • Rispondi Alicia 18 maggio 2013 at 12:53

    Quanta meraviglia in questo post ma anche in tanti altri del tuo blog. Trovo davvero originale che tu scriva del passato nel tuo blog. Io ho iniziato da poco il mio e non faccio che rimproverarmi il non essermi buttata prima a scrivere perche’ ci sono tanti, troppi pezzi di vita vissuta che sarebbe bello poter rileggere anche in un piu lontano futuro. Vedere che tu riesci a rivivere e quindi a scrivere quei momenti mi ha dato un grande spunto. Brava! bello il tuo blog!
    http://seguendoilconigliobianco.blogspot.ru/

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