conciliazione lavoro mamme

La conciliazione impossibile

18 dicembre 2012
“My longtime and invaluable assistant, who has a doctorate and juggles many balls as the mother of teenage twins, e-mailed me while I was working on this article: “You know what would help the vast majority of women with work/family balance? MAKE SCHOOL SCHEDULES MATCH WORK SCHEDULES.”
Continuo a pensarci. Chi scrive è Anne-Marie Slaughter, e queste sono tre righe del suo famosissimo “Why women still can’t have it all”.
Da quando ho cambiato vita, o meglio, da quando ho cambiato modo di lavorare, quando Guia esce dalla scuola materna sono sempre lì, ad aspettarla.
Perché ho lasciato un ufficio, un contratto a tempo indeterminato, uno stipendio sicuro, e, aiutata dall’avere un compagno con uno stipendio, ho deciso di buttarmi nel mondo della flessibilità. Anche conosciuta come precarietà, a seconda di come la si guarda.
Ma il punto che mi assilla, e che mi viene in mente ogni volta che Guia esce dalla classe con le sue sopraccigliette corrucciate e quel suo fare timido, è che per molte donne che fanno le impiegate (senza andare a scomodare le super manager in carriera, che probabilmente si possono permettere una rete di aiuti ben diversa), con gli orari attuali delle scuole, la conciliazione senza aiuti esterni è impossibile.

Semplicemente impossibile.

Come fai a conciliare famiglia e lavoro se in ufficio devi passare 8 ore più la pausa pranzo, e quindi entri alle 9 e esci alle 18, mentre la scuola materna pubblica chiude al massimo (compreso il doposcuola) alle 17.15 (e fra l’altro se vai a prendere tuo figlio alle 17.15 ti senti un po’ Crudelia De Mon, perché tutti gli altri bimbi sono usciti molto prima)?
Da tempo tutte noi chiediamo più flessibilità alle aziende, ed è sacrosanto: ci sono lavori che possono essere svolti anche da casa, per i quali è assurdo, oggi, stare appiccicate alla scrivania tutte quelle ore. Ma ci sono anche lavori che richiedono la reale presenza fisica delle persone: in ufficio, in fabbrica, in negozio.
E so anche che la scuola pubblica è allo sbando, so che non ci sono i soldi ed è già un miracolo se  qualcosa funziona ancora, ma non sarebbe un gesto di civiltà inserire in un programma politico l’idea di prolungare gli orari almeno dei nidi e delle materne fino alle 18, magari 18.30?
Proprio ieri una ricerca dell’OCSE evidenziava la necessità di aumentare la partecipazione al lavoro da parte delle donne per far crescere il PIL: non sarebbe il caso che lo stato cominciasse a cambiare qualcosa dentro di sé, prima di tutto? Perché altrimenti continuiamo sempre e solo a fare richieste ai privati: alle aziende, che devono concedere nidi aziendali, part time, flessibilità, e ritmi di lavoro diversi. E alle famiglie, che in queste situazioni si devono strutturare con nonni o baby sitter che possano tenere i bambini fino all’ora di cena. O magari iscrivere i figli alle scuole private, che hanno orari più lunghi.
Il fatto è che questo Paese è come sempre bizzarro, e se sei mamma e decidi di fare solo la mamma perché non riesci a conciliare famiglia e lavoro ti senti dire di tutto, alcuni ti guardano anche con un po’ di compassione, perché si pretende che una donna lavori full time, che abbia un’indipendenza, che sia super efficiente e sempre perfetta. Poi però ti guardi attorno e ti rendi conto che tutto, tutto, dagli orari del pediatra di base alla struttura della scuola pubblica, è costruito su un modello di famiglia nel quale la donna sta a casa a fare la moglie e la mamma e basta.
E allora se lavori fuori casa ti ritrovi a correre come una pazza alla ricerca di quella conciliazione che spesso non è questione di impegno, di merito, o di fortuna. Spesso è semplicemente impossibile.

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32 Commenti

  • Rispondi ilmiograndecaos 18 dicembre 2012 at 17:53

    Verissimo. L’equilibrio tra casa e un lavoro full-time puo’ considerarsi impossibile.
    La flessibilità dovrebbe essere concessa alle donne che lavorano, diversamente ne risentono i figli e, come un perfetto circolo virtuoso, ne risentono i genitori. Metti un bambino che entra a scuola alle 7.30 (pre-scuola) e esce alle 18.00 (il dopo – scuola di alcune scuole primarie prolunga fino a quest’ora l’orario), magari con qualche compito da fare e una mamma stanca di tante ore di lavoro, con qualche lavatrice da fare e una cena da mettere in tavola. Metti un bambino con una mamma che non puo’ assentarsi dal lavoro neanche se il figlio ha la febbre, quindi in caso di febbriciattola paracetamolo e scuola, diversamente una nonna o una baby sitter. Qual’è la qualità di vita di un bambino così?
    Se a questo aggiungiamo quanto hai scritto tu sugli orari di pediatra, scuole materne ecc….qualcosa non torna. Le donne, anche le super manager che si possono permettere la baby sitter trilingue e la domestica tutti i giorni dovrebbero chiedere di poter lavorare diversamente. Chiedere di non rinunciare alla propria indipendenza ma neppure al ruolo insostituibile di madre e chiedersi anche di rinunciare a qualcosa perchè se decidi di fare un figlio hai assunto una grande responsabilità, la medesima che hai quando varchi la soglia del posto di lavoro.
    alessandra

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 dicembre 2012 at 19:19

      Alessandra, hai perfettamente ragione.
      Ed è vero, c’è un tema di organizzazione (e allora se ti strutturi con baby sitter, nonni, ecc, ce la fai), e un tema di qualità: spesso, dopo tutte le corse della giornata, si è stanchissime e non si riesce a fare la mamma come si vorrebbe…

  • Rispondi moonlightclaud 18 dicembre 2012 at 18:57

    “Poi però ti guardi attorno e ti rendi conto che tutto, tutto, dagli orari del pediatra di base alla struttura della scuola pubblica, è costruito su un modello di famiglia nel quale la donna sta a casa a fare la moglie e la mamma e basta.”

    Ecco, appunto.

    E non solo, qui in Sicilia le scuole pubbliche finiscono alle 13.00 e se chiedi pre o dopo scuola ti guardano come se stessi chiedendo la strada per la luna. Aggiungiamoci poi che i lavori qui hanno orari diversi, non continuati, per cui anche se sei impiegato ti trovi a lavorare dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20… BINGO!

    Io mi sono fatta due conti, e il fatto è che anche volendo, non potrei andare a lavorare. O meglio, lavorerei per pagare le scuole private dei miei figli. Al che, rimango a casa e me li cresco io.

    Mi piace anche il tuo appunto flessibilità/precarietà. Dipende dai punti di vista. Insomma, la flessibilità non sarebbe malvagia se non fosse fatta all’italiana. A me ora farebbe comodo, per esempio. Ma vallo a spiegare ai negozianti siculi che già familiarizzano poco con il concetto di maternità (ti potrei citare orripilanti esempi, ma penso tu possa intuire a cosa alludo) e con l’ancora sconosciuta idea che la busta paga, quando gentilmente concessa, dovrebbe essere in linea con lo stipendio realmente percepito, e non manomessa a seconda dei propri porci comodi.

    Come dire, l’Italia (e in particolar modo il Sud) vivono nella credenza che in fondo il ruolo della donna è in casa.

    Triste.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 18 dicembre 2012 at 19:20

      Ecco, grazie mille! io conosco pochissimo la realtà del sud, grazie di averne parlato…è allucinante: come si fa a pensare che le donne vogliano andare a lavorare con orari del genere?

    • Rispondi moonlightclaud 19 dicembre 2012 at 17:24

      Purtroppo il problema degli orari è solo la punta dell’iceberg: ferie non te ne danno, figurarsi la malattia dei figli, busta paga mah e comunque quasi mai in linea con i soldi che poi ti danno, per la maternità storcono il naso e quando torni al lavoro (se torni, perchè magari ti obbligano ad andartene quando rimani incinta…) ti fanno pesare il fatto di essertene andata… e potrei continuare all’infinito. Ti basti pensare che io sono stata licenziata dopo che i miei datori di lavoro hanno saputo che mi sposavo…
      E questo è uno dei principali motivi per cui poi ho rinunciato a lavorare. Perchè io un figlio lo desideravo, e non volevo dover buttare giù il rospo di essere licenziata nuovamente.
      C’è tanta strada da fare, tanta tantissima strada. A volte mi chiedo davvero se sia possibile, e ti dico la verità, sono completamente sfiduciata.

  • Rispondi Laura 18 dicembre 2012 at 19:55

    Sante parole le tue, pensa a come mi sta aiutando la mia azienda ho terminato il part time post maternità e ho richiesto da non so quanto la possibilità di continuarlo xchè mi conviene di più rinunciare ad una parte di stipendio che pagare una baby sitter e la risposta è stata : quanto tempo ti serve per organizzarmi? A noi serve che tu faccia 8 h ma siccome siamo umani ti diamo il tempo x organizzarmi…questa la chiamate umanità ? Io gli darei un altro appellativo! È mia figlia che crescerà con una baby sitter e non con la sua mamma?

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:32

      Ciao Laura! assurdo: in realtà dovrebbero metterti loro in condizione di riuscire ad avere un part time!!!

  • Rispondi rosella mittiga 18 dicembre 2012 at 21:48

    ahah la cosa dell organizzazione, a me hanno detto si si va in ferie ora che le scuole sono chiuse che poi a gennaio ti organizzi che ci servi fulltime!! eccerto io a gennaio le rido’ indietro….ma io non mollo o almeno non ora

  • Rispondi Francesca 18 dicembre 2012 at 23:45

    Come darti torto. Anche io mi sento una privilegiata perché col lavoro da freelance posso gestirmi gli impegni e 7 volte su 10 sono io quella che va a prendere la bionda all’asilo. E quasi tutti i bimbi ritornano a casa coi nonni (santi subito….) o la babysitter. Comunque sai che qui in Emilia gli asili comunali hanno il dopo scuola fino alle 18?

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:34

      Cara Francesca…ecco, vedi, pazzesco: dalla Sicilia al Piemonte, passando per l’Emilia, tante realtà diverse. Non sapevo dei vostri orari, ma so che da voi c’è in generale più attenzione per questi temi! ps: posso venire a vivere lì? Guia e la Bionda andrebbero d’accordo secondo me! 🙂

  • Rispondi MammaInSE 18 dicembre 2012 at 23:49

    E’ che secondo me il tutto per funzionare dovrebbe essere equamente condiviso fra uomini e donne. Perche’ nel nord europa le cose finzionano? Perche’ non si pretende che la madre faccia tutto perche’ l’uomo di casa e’ troppo occupato a far carriera! Non so se tenere un bambino alla materna per 9 ore possa essere la soluzione, ma il lavoro flessibile o telelavoro di donne E uomini quello si che potrebbe aiutare!!!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:37

      Sì, sono d’accordissimo! Nel mio post ho analizzato la situazione per com’è ora, ma certo, sarebbe tutto molto più semplice (e più bello, anche e soprattutto per i bambini) se i compiti fossero equamente suddivisi fra uomini e donne. Fra l’altro questo tema è stato anche uno dei punti evidenziati dalla ricerca dell’OCSE. Ciao!

  • Rispondi Themoon 19 dicembre 2012 at 1:16

    Mando mio figlio alla materna, e mi sta bene. È aperta fino alle 15.30 ed è comunale. Io sono costretta ad andar lo a prendere alle 13.30 (pausa pranzo, ritorno alle 15), se voglio far pranzare mio marito.
    Vivo anche io in Sicilia, siamo in condizioni pietose. Per avere un figlio, mi sono dovuta fermare. Non ho lavorato per più di un anno, poi, ricominciare a 35 anni, è stata molto dura ed a condizioni assurde.
    Non abbiamo servizi, il mio e’ un asilo per madri lavoratrici, e per questo, aperto fino a “tardi”; un asilo nel quale le maestre questo Natale, hanno rinunciato al regalo da parte dei genitori, per comprare nuovi giochi ai bambini. Un grande esempio. In una società dicerto, non a dimensione femminile.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:39

      Ciao Themoon! Fino alle 15.30…pazzesco, dopo è tutto sulle spalle delle famiglie. Incredibile che ci sia così tanta differenza a seconda delle regioni dell’Italia. Che bello l’esempio che hanno dato le maestre!!!

  • Rispondi La mia vita semplice 19 dicembre 2012 at 2:36

    quando mi ero informata per l’asilo nido comunale l’orario arrivava fino alle 16,30 circa, quindi oltre all’asilo (che non era esattamente economico) avremmo anche dovuto pagare una baby sitter che per qualche ora (e per qualche anno) tenesse il bimbo.
    Si salva chi ha nonni molto attivi su cui contare in modo continuativo, altrimenti è un funambolismo continuo tra orari rigidi e imprevisti che mette a dura prova.
    Quanto alle aziende private, in una decina d’anni a contatto con aziende di tutti i tipi non ne ho quasi mai vista una che non vedesse le lavoratrici madri come un peso.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:41

      Ecco, fra l’altro uno dice “lo mando all’asilo nido comunale, costerà poco”…da noi arriva a costare anche 400 euro al mese…quando un privato ne costa 520…allucinante.
      Sì, i nonni sono preziosissimi. Ciao!

  • Rispondi CosmicMummy 19 dicembre 2012 at 10:57

    circa un mese fa scrivevo questo post, che riprende le stesse cose che dici tu http://cosmicmummy.blogspot.it/2012/11/differenze-di-orario-e-di-mentalita.html io però non penso che conciliare un lavoro “di ufficio” sia impossibile, io ci riesco. però lavoro in un’azienda che mi offre un nido aziendale il piano sotto il mio ufficio, e mi permette un orario umano semplicemente utilizzando le ore di permesso (che sono un mio diritto, ma sappiamo che non è così scontato) e saltando la pausa pranzo. e ho una baby sitter che mi aiuta alcuni giorni a settimana in modo da poter fare la spesa e piccole commissioni. il punto è che da noi le scuole chiudono presto e gli uffici tardi, non ha senso! si fa sempre affidamento sul fatto che le mamme non lavorano o lavorino part time, oppure che ci siano i nonni a disposizione. nei paesi del nord europa invece è tutto più coerente, orari di uffici e scuole vanno di pari passo, i bambini stanno un po’ di più a scuola, ma poi tornano a casa con i genitori (entrambi). da noi invece escono presto per stare dai nonni o con la baby sitter fino a chissà quando.
    quando i presupposti ci sono conciliare si può, non è affatto impossibile e i risultati sono buoni. certo, costa fatica e per questo tante rinunciano, ma se ci arrendiamo troppo presto le cose non cambieranno mai. io credo che alla base di questa assenza totale delle istituzioni nei confronti dei bambini e delle loro famiglie ci sia un grosso circolo vizioso: finchè le donne accetteranno di essere economicamente dipendenti dai loro mariti, finchè considereranno il loro stipendio e la loro realizzazione professionale una cosa di cui si può fare a meno, finchè penseranno che in fondo i bambini piccoli stanno meglio a casa con la mamma e la nonna, chi ci governa avrà sempre l’alibi per non affrontare la questione. allo stesso tempo però la mancanza di servizi offre l’alibi a tante donne per restare a casa. davvero non si sa quale sia la causa e quale l’effetto. certo è che la mentalità delle persone si cambia anche con le leggi.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 11:47

      Sono d’accordo con te: è un circolo vizioso, e anche io non capisco quale sia la causa e quale l’effetto. Però, come dici tu, forse bisognerebbe spezzare questo circolo vizioso cambiando la mentalità delle persone, e la mentalità delle persone non si cambia (solo) con tante belle campagne d’informazione: a volte servono le leggi, e la fermezza nell’affermare alcuni principi.
      Bellissimo il tuo post: sono d’accordissimo con quello che scrivi. Ciao Cosmic!

    • Rispondi Starsdancer 19 dicembre 2012 at 16:45

      Concordo con entrambe, se ci fosse la possibilità di farlo molte di noi non rinuncerebbero al lavoro e ai figli, qui in Italia purtroppo non te lo permettono, o l’uno o l’altro, e quando ci sono i nonni sono una manna ma non ci si può fare sempre affidamento. Io ad esempio ho lavorato fino a pochi mesi fa, lavorando da casa, poi mi son fatta due conti in tasca e di quello che lavoravo non mi rimaneva in tasca niente se avessi dovuto tenere la tata tutto il tempo oppure mandare entrambi i figli all’asilo privato, ho scelto di mollare quel lavoro e ora sono una mamma che ha mollato un lavoro per i suoi figli (è ovvio che la cosa è vista male 🙁 ), sono quella che ha rinunciato a un probabile futuro per non dover rinunciare ai miei figli ora ma anche alla mia salute mentale.
      Concordo con Valentina sul fatto che servano delle leggi e fermezza nell’afferrare alcuni principi!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 23:52

      Anche io ho cambiato vita per mia figlia ma anche per non perdere la mia salute mentale: ero arrivata ad un punto in cui davvero rischiavo di andare in tilt…Ciao!

  • Rispondi Alisa 19 dicembre 2012 at 12:23

    Concorde con CosmicMummy: orari di scuola e di uffico coincidenti. Finiamo tutti i nostri doveri ( scuola e lavoro) alle 16 con negozi aperti fino alle 17. E poi tutti a condividere una vita che sia fatta di relazioni anche sociali in compagnia dei nostri figli. Tutto qui. Lavorare 12 ore al giorno non penso sua così produttivo, saremmo tutti + efficaci ed efficienti avendo un limite orario entro cui sbrigare le nostre attività lavorative, superato i quale passeremmo tutti per inefficienti e anche socialmente sfigati :).

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 12:39

      Sì, sarebbe bellissimo, e nel Nord Europa funziona proprio così: se stai in ufficio oltre una certa ora ti richiamano e ti chiedono se c’è qualcosa che non va. Il punto è che in Italia per ora siamo lontanissimi da lì. Ma proprio lontani chilometri…E ovviamente per cambiare le cose bisogna andare avanti a piccoli passi…per esempio allungando l’orario delle scuole di certe regioni. Perché un conto è dire che non bisogna lavorare 12 ore al giorno, un altro è avere una scuola che chiude alle 13…

  • Rispondi Anonymous 19 dicembre 2012 at 14:01

    Quando sono rientrata dalla maternità è stata fatta una riunione apposta per me nella quale mi è stato detto ” se sei rientrata per chiedere il Part Time, scordatelo… adesso tu hai deciso di fare 6 ore ( IO? Ho deciso? veramente la legge sull’allattamento non l’ho proprio stipulata io) ma a noi servi qui il pomeriggio quindi DEVI fare dalle 12 alle 18!!”.
    In pratica hanno deciso loro gli orari in cui mio figlio avrebbe dovuto essere nutrito! E’ legale? non lo so… ma in questo momento non mi posso certo permettere di alzare la voce!
    Ora, riprese le 8 ore, salto la pausa pranzo per uscire alle 17.30 ovviamente guardata malissimo ( manco fossero le 15).
    In più passo le giornate a pensare al mio bambino e a sentirne infinitamente la mancanza.
    Fermarmi la sera a fare una ceretta, la spesa, a trovare l’anziana nonna… tutto impossibile da fare senza sensi di colpa e senza pensare che, stai sottraendo ancora più tempo a lui.
    di un’intera giornata ti resta 1 ora o al massimo 2, piccino lui alle 21 crolla.
    E giù lacrime quando ti accorgi che, ovviamente, cerca la nonna… vuole stare in braccio a lei, la mano la prende a lei…
    E io, che vorrei tanto poter fare la mamma quanto meno Part Time, mi metto l’orgoglio in tasca e vado avanti. Alice

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 dicembre 2012 at 23:49

      Alice, fatti forza. E tieni duro. E’ tutto difficilissimo, lo so, e alcune aziende non sanno nemmeno cosa voglia dire essere mamme, e tutelare le mamme. Tieni duro prima di tutto per lui. Perché è vero, oggi cerca la mano di sua nonna, ma sa perfettamente che sei tu la sua mamma, e capirà presto che tutti gli sforzi che fai, li fai per lui. Ti abbraccio forte!
      Vale.

  • Rispondi Anonymous 19 dicembre 2012 at 14:34

    Valentina, grazie per questo post!
    Sono mamma di 2 bambini e aspetto il terzo, la mia azienda é in corso di trasferimento fuori città a circa 60km da casa…tra poco andrò in maternità e non vado in anticipata perché, sebbene sia stanca morta, non posso permettermi di andare via prima, questo comprometterebbe molto dell’ipotetico futuro qui…dico ipotetico perché più vado avanti più si rende evidente che non riesco più a lavorare in ufficio (sebbene ora faccia solo 6 ore, sono ancora in allattamento..!!) e gestire la famiglia, ossia stare con i miei bimbi e crescerli e getsire tutto il testo che noi mamme sappiamo…soprattutto contando anche che mio marito lavora fuori tutta la settimana..insomma dovrò minimo chiedre il part time e più probabilmente cambiare lavoro, cambiare vita perché io voglio stare con loro e loro hanno bisogno di me…
    Alice, forza, cerca di capire che cosa ti chiede la realtà e cosa si può fare, e poi non ti angosciare, ogni mamma fa quello che può!!!!
    Elisabetta

  • Rispondi BeepBeepMommy 29 dicembre 2012 at 8:37

    leggo il post e le risposte, una ad una, tra la rabbia dei miei ricordi al rientro al lavoro dopo la maternità, il sogno della chimera di un equilibrio (mio come di tante altre mamme ‘colleghe’) e il desiderio di CAMBIARE LE COSE. Perché ogni volta che si legge di queste cose, la voce è unanime: così non può proprio andare! E allora io comincio ad essere stufa, dobbiamo cambiare, noi per prime. Premetto, questo è uno sfogo più emotivo che altro, però c’è un fondo di raziocinio: allora, ragazze, che si fa per cambiare sto modo assurdo di vivere e far vivere? Pensiamoci, ma tutte insieme!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 dicembre 2012 at 10:54

      La penso esattamente come te, e, anche se questo è un post un po’ pessimista, credo davvero che si debba passare dal lamentarsi a proporre. Dovremmo inventarci qualcosa per farci sentire…ci pensiamo?

    • Rispondi BeepBeepMommy 29 dicembre 2012 at 22:46

      Io ci sono… a presto, allora!
      Intanto, buone feste a tutti! 🙂

  • Rispondi Mamma Avvocato 11 gennaio 2013 at 11:02

    Vale, da quando pochi giorni fa ho trovato il tuo blog per caso, mi sto “innamorando” di te.
    Esprimi con chiarezza dubbi e pensieri che sono anche i miei e di più.
    Mai avrei pensato, poco più di un anno fa, quando ho deciso di restare a casa gli ultimi giorni prima della nascita del pupo (previsto per il 26 ottobre, ma arrivato con quindici giorni di ritardo, quindici giorni in cui sono ancora andata in udienza!) che dopo il parto avrei dovuto lasciare lo studio in cui collaboravo perchè incompatibile con un figlio, e che sarei diventata una libera professionista di fatto part-time, che aspira a lavorare di più perchè il lavoro mi piace e vorrei tanto l’indipendenza economica ma nello stesso tempo non riesce più a immaginarsi fino alle 19.30 fuori casa, almeno non finchè il nano non adrà alle elementari!
    A giorni insoddisfatta a giorni felicissima, in bilico tra critiche e comprensione, ancora alla ricerca del “COSA VOGLIO DAVVERO?”
    Come cambiare le cose? Intanto, smettendo di giudicare le altre e se stesse, tendendo una mano. Spesso noi donne siamo le peggiori nemiche del nostro stesso sesso.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 11 gennaio 2013 at 11:52

      Ciao Avvocato! 🙂 Ecco, hai scritto esattamente quello che penso e che sto vivendo anche io: anche io passo giorni in cui sono felicissima e giorni in cui faccio fatica, e comunque la domanda costante è “Cosa voglio davvero?”
      Però guardiamola in modo positivo: forse chiedersi “cosa voglio davvero?” è uno stimolo per restare accese, sensibili e attive, e per non fermarsi mai!
      E concordo anche sulle donne, che spesso sono le peggiori nemiche delle donne!
      Un abbraccio!

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