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Il nostro primo compito

17 dicembre 2012
Oggi ho accompagnato a scuola mia figlia. E nel momento in cui, come al solito, l’ho abbracciata e le ho detto “Ti voglio bene”, l’ho ripresa, e l’ho abbracciata ancora più forte.
Perché non riesco a pensare ad altro, da venerdì. Non riesco a non pensare a quelle mamme, e a quei bambini. E a quelle maestre. E agli occhi di chi è sopravvissuto ma ha visto tutto.
E non ho parole. Né per fare polemica contro gli Stati Uniti e il loro vendere armi come fossero pane fresco, né per dire la mia, per dire cosa bisognerebbe fare, qual è la soluzione.
Semplicemente perché non ho una soluzione. 
Mi ritrovo ancora una volta d’accordo con Obama, che ha detto “Questo è il nostro primo compito: occuparci dei nostri bambini. È il nostro primo dovere. Se non lo facciamo bene, non faremo niente di giusto. Ed è sulla base di questo che saremo giudicati come società.”

E allora tutto il resto è rumore di sottofondo, qualsiasi altra politica, qualsiasi altro progetto cade, si frantuma di fronte all’esigenza di occuparci dei nostri bambini. E possiamo stare a criticare l’America quanto vogliamo, ma dovremmo prima di tutto osservare le nostre realtà, le nostre scuole, le nostre famiglie, e cominciare da qua.
E’ sempre tanto facile dare consigli agli altri, guardare il panorama da lontano e notare i difetti. Difficile guardarsi allo specchio con onestà e attuare il cambiamento dal primo caffè del mattino.
Non esisterà mai una società perfetta, lo so, e so anche che oggi essere ottimisti e pieni di speranza è quasi impossibile. Ma se ci togliamo la speranza non ci rimane più nulla. E non ci rimane nemmeno la voglia di cambiare, il coraggio di iniziare, e allora rischiamo di accartocciarci tutti attorno ai nostri difetti e alle nostre debolezze. Rischiamo di restare chiusi nel nostro fortino, a spiare e giudicare di nascosto il mondo fuori, aspettando che davvero i Maya arrivino e fischino la fine della partita.
“C’è solo una cosa di cui possiamo essere sicuri ed è l’amore per i nostri bambini, per le nostre famiglie, per gli uni e gli altri. Il calore dell’abbraccio di un bambino piccolo. I ricordi che abbiamo di loro, la gioia che portano, la meraviglia che vediamo nei loro occhi, l’amore impetuoso e sconfinato che proviamo nei loro confronti, un affetto che ci porta oltre noi stessi e che ci lega a qualcosa di più grande: sappiamo che è questo ciò che conta. Sappiamo che facciamo sempre la cosa giusta quando ci prendiamo cura di loro, quando gli insegniamo le cose giuste, quando mostriamo la nostra gentilezza. Non sbagliamo quando facciamo queste cose.”
Il nostro primo compito è occuparci dei nostri bambini. Da lì nasce tutto. Da lì dovrebbero nascere la politica e l’economia. Da lì dovremmo far nascere la speranza, ogni giorno.
Il discorso completo di Obama si trova qua.

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4 Commenti

  • Rispondi Alice 17 dicembre 2012 at 23:20

    Non parliamo del “loro vendere le armi come fossero pane fresco”, ma ce ne sarebbero di cose da dire, però. Da noi può accadere che avvengano rese dei conti nel cortile di una scuola, oppure che il soffitto crolli in testa ai bambini. Anche questo è prendersi cura dei nostri bambini.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 17 dicembre 2012 at 23:27

      Sì, ce ne sarebbero di cose da dire. Tantissime. Sugli Stati Uniti e su di noi…

  • Rispondi Francesca 18 dicembre 2012 at 0:06

    meraviglioso il discorso di Obama…purtroppo lontano anni luce da quelli dei nostri politici. é vero però che se perdiamo anche la speranza per il futuro dei nostri bambini allora perdiamo proprio tutto.

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