amicizia passato

Royal Rambo – storia di un’amicizia

20 novembre 2012
Io lo so, cari amici miei dell’Auletta, cari amici che mi chiamate Enzo – l’amico con cui abbiamo fatto il militare – per il mio trasformarmi in un uomo quando si parla da uomini, so che siete in attesa del mio prossimo post per far partire il dibattito via mail e pigliarmi in giro da qui all’eternità per le mie parole mielose e per le foto stucchevoli di Guia che corre dietro ad una bolla di sapone…
…Ebbene, questo post è tutto per voi. 
Per voi che qualche sera fa mi avete fatta tornare a casa con gli addominali (ho ancora gli addominali?) doloranti per le risate. E che, anche se ci vediamo ogni sei anni, avete il potere di farmi stare bene come poche persone nella mia vita.
E dire che non abbiamo fatto le elementari-medie-liceo insieme, non siamo cresciuti nello stesso quartiere, e quando ci siamo incontrati eravamo già (abbastanza) grandi.
Eppure. Eppure ci sono amicizie che si costruiscono in cinque minuti. Il tempo di una sigaretta in quell’aula che l’Università vi aveva dato…a proposito, per cosa vi aveva dato uno spazio tutto vostro? Per la vostra attività politica? Può darsi, ma io di quegli 8 metri quadri mi ricordo un sacco di musica, i Pearl Jam in primis, mi ricordo il computer sempre acceso, le prime mail lette incoscientemente da lì, quando ancora non sapevamo che poi bisognava fare log out, e chissà quante risate vi siete fatti leggendo le nostre (mie e delle altre ragazze) lettere d’amore ai nostri fidanzati. Mi ricordo le risate, e il tempo passato a cazzeggiare, quell’espressione così autoesplicativa: cazzeggiare, ed è un’espressione che forse riesci a capire nel profondo solo quando hai 22 anni, sei uno studente, e non hai esattamente tutta questa voglia di studiare.
Tempo passato a parlare di tutto, a parlarvi – io – dei miei mille amori, e dei miei struggimenti, e di come avrei riconquistato questo o quell’altro, e ad ascoltarmi – voi – segnandovi mentalmente tutti i particolari su cui poi mi avreste presa in giro per i giorni – mesi – secoli – successivi.
Tempo passato ad ascoltare musica, a scambiarsi consigli su come passare questo o quell’esame, possibilmente studiando il giusto indispensabile.
Tempo passato a crescere insieme. Come si cresce insieme quando si è ragazzi.
E poi, con le lauree, gli ultimi giorni, le fotografie e i brindisi, vi ho persi di vista. Ognuno catapultato nel suo mondo da grandi, chi in banca, chi a fare pratica da commercialista, chi in azienda. Poco tempo per sentirsi, per vedersi la sera. Voi che avete continuato a frequentarvi. Io rapita da altre persone, altri mondi, altre vite.
E poi la nostra città. Che, come una casa, nasconde ma non ruba. Ti nasconde gli amici per un po’, non te li fa più trovare, e poi, però, in una serata d’inverno sulla riva del fiume che ci scorre dentro, te li fa incontrare. Ed erano passati 4 anni, ma è bastata una serata insieme, per sentirmi di nuovo in Auletta con voi.
Siete stati la mia medicina più bella, lo sapete? Ve lo devo aver detto all’epoca. Era il 2006, uscivo da quella storia che mi aveva fatto stare tanto male, ero in quella fase in cui non vedi un futuro perché non te lo vuoi permettere, perché il tuo cuore è rimasto lì, con lui, in quella casa. Ma ho incontrato voi. Sotto il cielo di una Torino incredibile, la Torino delle Olimpiadi Invernali: le notti bianche al gelo di febbraio, migliaia di persone per strada, la sensazione di essere al centro del mondo, l’uscire tutte le sere perché ogni sera c’era qualcosa da fare, e la neve, che si era fatta aspettare tutto l’inverno, e poi, come le vere star, non ha mancato l’appuntamento più importante.
E Torino tutta ovattata, quel silenzio speciale delle strade imbiancate, e le nostre chiacchiere con un kebab in mano, fino alle 3 del mattino. E il mio rinascere, pian piano, anche grazie alla vostra allegria.
Qualche sera fa, quando ci siamo visti, ero davvero emozionata. Perché siamo tutti in teoria grandi, quasi tutti genitori, chi ha fatto scelte importanti (Marco, sì: hai creato un mostro…la tua esperienza mi ha aiutata molto a fare il grande salto), chi le fa ogni giorno. Ma tutti identici a 10 anni fa. Anche il Margarita del ristorante. Anche i tizi che suonavano accanto a noi. Il finale di serata no. Per fortuna.
E sappiate che sto scrivendo questo post perché ho ritrovato sul telefono un appunto. Titolo: Royal Rambo. E non capivo cosa fosse. E poi l’ho aperto e ho trovato gli appunti che ho preso quella sera:
Il pacchetto di Marlboro rosse fumato tutto entro le 7 del mattino, i 4 giri di corsa attorno all’isolato e il cono gelato comprato – sempre di mattina – e aspirato (sì: aspirato) a pieni polmoni, e il papà dell’interessato, al volante, che lo guarda stranito, e lui che risponde “Papà, è scienza” (da raccontare alle nuove generazioni con il titolo “Cosa si faceva per non partire per il servizio militare, quando era ancora obbligatorio”).
Il sacchetto di peli di coniglio. Stesso proposito, protagonista diverso. Militare saltato.
Una ragazza che si fa bocciare all’orale di matematica generale con 30 di scritto. E voi che la prendete in giro fino alla laurea (sì, ero io).
Un ragazzo che si permette il lusso di rifiutare un 24 e poi un 27 di Matematica Finanziaria (c’è sempre un genio fra gli amici).
Uno di noi che è diventato papà e sa che dopo il ristorante messicano tornerà a casa e troverà il lettone pieno di figli + moglie, e dice “Farò Royal Rambo”.
Un ragazzo e il suo zainetto, pieno di sorprese.
Una mamma che prende appunti e scrive Royal Rambo al posto di Royal Rumble: abbiate pazienza, è l’età…cosa volete che capisca con 3 Mariachi che mi suonano nelle orecchie e un Margarita davanti?

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8 Commenti

  • Rispondi francesca r. 20 novembre 2012 at 16:51

    🙂 mi hai fatto ricordare un sacco di cose… e hai presenti i brividi da nostalgia che ti percorrono le braccia? Ecco, io adesso ne sono piena…

  • Rispondi Gughi 20 novembre 2012 at 21:35

    Io sono quello con lo zainetto…ma lasciamo perdere le sorprese….

  • Rispondi Starsdancer 24 novembre 2012 at 8:52

    Fantastico, quanti ricordi mi son venuti in mente 🙂

  • Rispondi Francesca 26 novembre 2012 at 16:10

    Mi hai fatto sorridere e tornare alla mente gli anni meravigliosi dell’università. E già, memory is life. Questa è una cosa bellissima.

    Un abbraccio dolce Vale

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