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Rua Castilho 15 e i bagni d’adolescenza

9 ottobre 2012

Facebook è così. Apri la pagina per vedere se stanno tutti bene, se è successo qualcosa di interessante, e in un attimo ti ritrovi trasportata in un mondo lontanissimo.

Capita a volte che un amico (Alberto, un amico particolare: ci siamo visti una volta sola ma quella chiacchierata, sotto il cielo stellato di Venezia, è stata bellissima) posti un video che ti fa l’effetto di una macchina del tempo, e ti scaraventi, letteralmente, in un’altra dimensione.
In una dimensione fatta di azulejos, vinho verde e baccalà alla brace. In una casa di cinquecento metri quadrati dove abitavo, ventiduenne, con altre tredici persone. In una città che rimarrà sempre la mia città insieme a Torino. In una città che non si può capire in una vita, figuriamoci raccontarla in un post.
Avevo già sentito parlare di Charles Aznavour. La mia mamma, appassionata di tutto ciò che è francese e soprattutto parigino me ne aveva parlato. E probabilmente io l’avevo archiviato nel file “cose da grandi”, senza – ovviamente – dargli importanza. 
Poi sono arrivata in Rua Castilho. Era ottobre. Erano esattamente quattordici anni fa. Avevo nella valigia i miei vestiti, i miei cd e quello spolverino blu elettrico che vorrei tanto ritrovare. Avevo addosso la curiosità mista a timore dell’inizio delle grandi avventure. E avevo il cuore gonfio di emozioni, ipersensibile: quel cuore che hai quando ogni attimo, ogni angolo, ogni parola è nuova e tutto ti colpisce, tutto ti dà una scossa, tutto ti fa capire che stai vivendo l’irripetibile.
Rua Castilho era un corridoio lunghissimo, fatto ad U. Un corridoio lungo il quale si affacciavano le stanze di tutti: italiani, spagnoli, portoghesi, norvegesi, americani. E al centro della U la nostra cucina. Una cucina fatta di piastrelle traballanti, di azulejos bianchi e blu, mezzi rotti, attaccati alle pareti e un tavolo, al centro, bellissimo: antichissimo (o vecchissimo, dipendeva dai punti di vista), di legno rovinato, con un piano di marmo bianco sopra. Lui era il centro della casa. Lui era il punto da cui tutto cominciava, la mattina, quando con gli occhi ancora chiusi facevamo colazione e dove tutto finiva, la sera, con la tisana nei giorni tranquilli e gli spaghetti alle 4 del mattino, nelle notti più movimentate.
Lì abbiamo discusso, chiacchierato, riso. Lì arrivavo dopo le lezioni del pomeriggio, stanca da giornate di studio e di scoperte, e trovavo Simone, che all’università andava solo la mattina, e che mi aspettava per il nostro tè insieme. Ed è pazzesco, perché sono passati quattordici anni, una laurea, qualche fidanzato, un quasi-marito e una figlia, ma se chiudo gli occhi quell’atmosfera me la sento ancora addosso. Quel freddo umido di Lisbona quando è dicembre e fuori ci sono 8 gradi e in casa non c’è il riscaldamento. Quel grigio fuori dalle finestre, tra gli infissi bianchi scrostati, e quella sensazione di casa e di calore che il fumo che esce da due tazze riesce a darti.
Lì, attorno a quel tavolo, abbiamo organizzato cene, accolto nuovi arrivi e pianto per gli addii. 
Lì una sera di novembre Helena mi ha raccontato tutta la magia di Rua Castilho. Mi ha detto che non era solo una casa, ma un pezzo di storia. E un set, soprattutto. “Ogni tanto arriva una troupe e noi dobbiamo liberare qualche stanza. E questa cucina. Pensa, qualche anno fa sono rientrata a casa dopo il lavoro e mi ha aperto la porta Charles Aznavour”.
E per me da quella casa, e dalla mia vita, lui non se n’è andato più. Perché poco dopo la chiacchierata con Helena sono andata a comprare un suo cd e, con tutto il rispetto per il fado (che adoro), Aznavour è la vera colonna sonora del mio erasmus a Lisbona. Lui, il suo viso, la sua voce, il suo essere così francese pur avendo origini lontanissime da Parigi. Lui e il suo amore per Lisbona, così grande da fargli scrivere una canzone che canticchiavo sempre, andando all’università, con le cuffie nelle orecchie e il walkman in tasca. 
E mentre scrivo questo post in realtà sorrido, perché Emmenez Moi, La Boheme, Que C’est Triste Venise e tantissime altre canzoni hanno sì scandito i miei momenti portoghesi ma sono state anche qualcosa di più, qualcosa di fluido che è difficile da spiegare, perché poi c’è stata di nuovo Torino, e poi tante volte Parigi, e poi ancora Lisbona e non ho più dovuto registare le cassette dai cd, e ho avuto il lettore cd portatile, e poi l’ipod, ma lui ha sempre cantato per me. Ha sempre incorniciato i momenti più belli ma anche quelli difficili, ed è stato una presenza costante, sicura, forte. E’ stato come un fiume che ti scorre accanto, al quale a volte ti avvicini per ascoltare meglio il suono dell’acqua, e poi invece altre volte ti allontani perché ti innamori di altre canzoni e di altri cantanti, ma lui è qualcosa di naturale, è un fiume, e non si sposterà mai dalla tua vita.
Ho pensato tanto a quale pezzo mettere qua sotto, perché quando parli di qualcuno che ami vorresti presentarlo al meglio, vorresti che tutti si innamorassero attraverso le tue parole, e poi mi è venuta in mente questa canzone, che è struggente e ironica al tempo stesso, e che è ancora più intensa ascoltata dal vivo, con lui – che è anche un attore – che finge di vedere veramente, su quel palco, la donna che ha amato tanto.
E poi l’ho scelta perché in fondo on a souvent besoin d’un bain d’adolescence.


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8 Commenti

  • Rispondi Davide Faiella 10 ottobre 2012 at 7:06

    leggere questo post mi ha dato l’impressione di leggere Erri De Luca, la versione femminile, più rapida/immediata, meno “datata”, attuale, sempre però carica di emozione. Mi stupisce, anche se in minima parte, il tuo modo di variare la forma in relazione agli argomenti restando fedele ad alcune caratteristiche che ti rappresentano.
    Spero di essere riuscito a spiegarmi..
    buona giornata !!!

    • Rispondi Vale 10 ottobre 2012 at 14:30

      Grazie mille, Davide! il paragone mi lascia senza parole!!! Un abbraccio e buona giornata a te!

  • Rispondi Anonymous 10 ottobre 2012 at 10:00

    Ciao,
    bellissimo post. Pensa che anche a me le sue canzoni ricordano il periodo passato a Parigi ascoltando Radio Nostalgie, più o meno quando tu eri a Lisbona.
    Tanti auguri di buon compleanno!
    Ciao, B.

    • Rispondi Vale 10 ottobre 2012 at 14:32

      Ciao B!!! Grazie mille. E che bello avere un tuo commento qui! E allora dovremmo metterci d’accordo con (il vecchio) Carter e andare ad un concerto di Charles Aznavour!
      Grazie mille degli auguri!

  • Rispondi Starsdancer 10 ottobre 2012 at 23:52

    Conoscevo Aznavour grazie a un mio amico 60enne che lo ama come te, bella questa canzone, e anche se non ci sono mai stata, ne a Parigi ne a Lisbona, mi sembra di sentirne l’aria quando ne parli tu.

    • Rispondi Vale 11 ottobre 2012 at 11:48

      🙂 sono contenta di averti fatto sentire un po’ d’aria di Parigi e di Lisbona!

  • Rispondi Alice 11 ottobre 2012 at 0:26

    Sai che leggendo questo post, ho deciso definitivamente dopo giorni di titubanza di aprire un blog per mia nipote che è appena pertita per il suo Erasmus a Parigi? Potrà fissare i momenti grandi e piccoli di un’esperienza meravigliosa. Bellissimo post e …auguri in ritardo!

    • Rispondi Vale 11 ottobre 2012 at 11:51

      Ciao Alice! Sì, è una bellissima idea quella del blog per tua nipote! Sai, io ho ancora i miei diari dell’epoca e ogni tanto vado a rileggermeli e rivivo tutto, minuto dopo minuto. Sarà felicissima di fissare tutti i ricordi in un blog! In bocca al lupo a tua nipote e grazie degli auguri! 🙂

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