conciliazione lavoro passato

Quello che mi manca (e non mi manca) della mia vita in ufficio

28 ottobre 2012

Quello che mi manca: 

Le pause caffè con le mie amiche-colleghe, piene di gossip, lamentele, risate (ma non il caffè della macchinetta).
Tutte le persone con cui ho lavorato per anni, soprattutto quelle che non vedo più perché non siamo così in confidenza da organizzare un pranzo insieme.
Gli scherzi che facevo. Un po’ meno quelli che mi facevano.
Le pause sigaretta al tramonto, d’inverno, guardando le alpi sullo sfondo rosa delle giornate di sole ghiacciato (ma avevo già smesso di fumare da un po’).
Le presentazioni in cui imparavo tanto (ma non quelle in cui mi annoiavo a morte).
I video di TED durante le pause pranzo in ufficio, gentilmente offerti da Matteo S. (anche grazie a quei video mi sono licenziata).
Le feste con i colleghi, durante le quali riuscivo sempre a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. Ma mi divertivo molto.
Il momento prima di iniziare una presentazione importante, l’ansia mista a paura mista a esaltazione mista a fatemi-fuggire-di-qua.

L’attimo dopo, se era andato tutto bene. La soddisfazione e la felicità che arrivano dal lavoro, che sono bellissime da provare, e difficilmente replicabili. (ma non mi mancava l’attimo dopo, se qualcosa era andato male).
I colloqui. Che belli i colloqui. Mi piacevano tanto. Ecco, tornassi indietro, saprei cosa rispondere a quella tizia che milioni di anni fa mi domandò “si immagina mamma un giorno?”. Semplicemente dicendole che la legge le impedisce di chiedermelo.
Le convention. Le riunioni con tantissima gente, l’occasione per conoscere tutti, le cene in cui erano tutti simpatici e succedeva sempre qualcosa di bizzarro, le presentazioni anche un po’ megalomani, il senso di appartenenza ad una realtà. 
L’ufficio alle 8 del mattino, il silenzio, il poter lavorare per un’ora con calma, senza telefonate né mail (mi sarà capitato a dir tanto tre volte in dieci anni).
I viaggi. Ovunque. Anche a 90 km da casa mia. Ma soprattutto a New York e Londra.
Gli hotel.
Gli aerei.
I felafel della mensa.

Quello che non mi manca

I saluti degli ultimi giorni: l’ultimissimo mio, ma anche quello prima di Natale, prima delle vacanze, prima di Pasqua. 
Le mail arroganti di chi metteva il mondo in copia, e magari anche Obama e il Papa, per sottolineare un tuo errore (quanto sono felice di non leggerle – e scriverle – più).
Quella malattia molto grave che affligge gli uffici di tutto il mondo, e che se non fossi sul mio blog chiamerei in modo molto volgare, ma che mi limito a definire “la necessità costante di lanciare la colpa sugli altri, preferibilmente quelli che non si possono difendere”. E la relativa incapacità di dire “sì, è vero, ho sbagliato”.
Le riunioni in cui non si decideva nulla.
Le conference call (non sono mai riuscita a concentrarmi e ad ascoltare seriamente, lo ammetto).
Le scenate o semplicemente i rimproveri di quando sbagliavo. Per quanto gentili fossero, li ho sempre sofferti molto.
Lo stress.

Quelli che mi dicevano «Guarda, mi spiace, non posso venire in riunione ora. Possiamo vederci alle 19?», e la mia voglia di rispondere «Sì, perfetto, Guia sarà felicissima di vederti! Preparo un po’ di passato con la pastina anche per te? Il bavaglino lo porti tu? Ci vediamo da me!»

Il mio non saper trattenere le lacrime quando mi innervosivo, e le facce attonite di chi mi guardava e pensava che stessi soffrendo, mentre ero semplicemente molto arrabbiata. 
La consapevolezza di essere sempre in ritardo su tutto, e l’ansia da scadenza che non mi faceva dormire la notte (beh, quella, su altri progetti, c’è ancora).

La mancanza totale di autoironia di molte persone e il loro prendersi troppo sul serio.

Il non aver mai imparato a sbadigliare durante le riunioni senza essere beccata.

I meeting report.
Powerpoint.
I budget.
Sap.
E questo è uno dei video preferiti di TED. “You will never be as young as you are right now” 


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20 Commenti

  • Rispondi Mammachetesta 29 ottobre 2012 at 8:01

    Come ti capisco! Oggi più che mai visto che sto per andare in ufficio con la febbre perchè mancare per malattia è considerato “inaffidabilità”.
    Chi decide di mollare il lavoro “regolare” subito dopo un figlio o dopo aver testato l’inconciliabilità delle due cose e poi si reinventano hanno fegato. Io ancora non ce l’ho (anche per l’ostruzionismo di mio marito).
    Spero però di farcela perchè ne va della mia salute sia fisica che mentale.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 ottobre 2012 at 13:25

      Ciao!!! E’ difficile, hai proprio ragione. E non puoi nemmeno stare male, assurdo. In generale, poi, noi mamme non possiamo essere malate nemmeno a casa…Tieni duro! E so che ce la farai…del resto una blogger brillante come te come fa a non farcela? 🙂

  • Rispondi Starsdancer 29 ottobre 2012 at 9:48

    Mi ci ritrovo, anche se non lavoravo in ufficio ma da casa, ma sai che ci sono delle cose che non mi mancano affatto e altre che mi mancano, però è vero quello che dice TED “You will never be as young as you are right now”. Vorrei poter dire anch’io che mi sto reinventando, un pochino si, per ora faccio la mamma 😉

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 ottobre 2012 at 13:26

      …e direi che facendo la mamma ci si deve reinventare tutti i giorni! e gli interlocutori che si hanno (i bimbi) sono i clienti più incasinati e impegnativi! 🙂 Un abbraccio!

  • Rispondi Figliadelladepressione 29 ottobre 2012 at 13:15

    Il tuo post mi ha colpito molto..anch’io sto metabolizzando il cambio di vita e la nascita del mio ufficio casalingo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 29 ottobre 2012 at 13:28

      Hai ragione, hai usato proprio la parola giusta: bisogna “metabolizzare” il cambiamento: non è immediato…Io non l’ho ancora fatto totalmente. Ciao! 🙂

  • Rispondi Alice 30 ottobre 2012 at 0:16

    Quando lascerò il mio lavoro (?) non mi mancheranno tante cose che non mancano a te adesso, comprese le lacrime da nervoso (le odio perché mi sembra di mettermi a nudo). Che bello il video (non ho capito tutto ma ho colto il senso). Devo cominciare a credere di più in me stessa.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 30 ottobre 2012 at 0:49

      Alice, hai scritto “QUANDO lascerò il mio lavoro”…quindi hai già preso una decisione??? 🙂 Ti abbraccio!

    • Rispondi Alice 30 ottobre 2012 at 22:54

      Hai notato quel piccolo punto di domanda? Vuol dire che non ho deciso niente, ma da qualche parte dentro di me, non posso fare a meno di pensare che sia un’esperienza finita (anche se sono due giorni che lavoro ore e straore perché si sono resi conto che siamo in ritardissimo!) E visto che non sarò mai più giovane come adesso, devo darmi una mossa.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 31 ottobre 2012 at 1:18

      Sì, è vero, c’è un piccolo punto di domanda, ma è chiuso fra quelle parentesi…Qualsiasi cosa tu decida, sono con te!

  • Rispondi Loredana Gasparri 2 novembre 2012 at 12:46

    Devo dire che molti dei “mi manca – non mi manca” sono esattamente i miei…anch’io ho un passato in ufficio, e un presente attuale in casa in una situazione strana, di lavoro in divenire. Pochi giorni fa pensavo a com’ero quando dovevo alzarmi, infilarmi la maschera da ufficio (che puntualmente andava in pezzi al primo intoppo) e lavorare, arrabbiarmi, e lavorare di nuovo. E alle cose che non mi sarebbero mancate (le telefonate sfuriate di persone anche abominevoli), e a quelle che ancora mi mancano un po’ (gli scherzi e le risate con i colleghi più simpatici e sciolti).

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 novembre 2012 at 14:12

      Sì, è proprio così: spesso si indossa una maschera, che però poi a volte crolla. A me crollava quando scoppiavo in lacrime dopo (o durante) una discussione, e, giuro, non era per tristezza, era per il nervoso, ma era difficile farlo capire! 🙂

    • Rispondi Loredana Gasparri 2 novembre 2012 at 16:21

      Ti capisco. Anche le mie lacrime, quando proprio non riuscivo a trattenerle, erano solo frutto di immensa rabbia, che altrimenti mi avrebbe ucciso.

  • Rispondi thesunmother 6 novembre 2012 at 14:49

    SAP: il diavolo fatto software.

  • Rispondi ilmiograndecaos 7 novembre 2012 at 20:25

    Ciao Valentina,

    leggendo Grazia (Towritedown) che ti ha “regalato” un premio (lo sai già vero? non vorrei rovinarti la sorpresa 😉 ) e quindi ha messo un link te, sono arrivata qui.

    Mi sono ritrovata nella tua storia di “lavoratrice” molto presa dal suo lavoro, ho apprezzato molto il racconto della tua scalata nel lavoro e l’onesta’ con cui racconti della tua giusta ambizione. Mi sono ritrovata anche se io tento a non evidenziare il piacere di lavorare bene e trarre dal lavoro dei riconoscimenti, come fosse una colpa!

    Nello stesso tempo ho letto volentieri la tua scelta di vita, anche lì mi sono ritrovata: ho due figli e mi piace stare con loro. Ho capito perfettamente le tue sensazioni. Io ho optato per il part time ma ti confermo che è una mezza scelta. E’ vero che lavori meno ore ma non significa che la tua testa non resti “intrisa” di tutto il marasma del lavoro e la stanchezza si sente comunque perchè vuoi essere brava sul lavoro e brava a casa, presente sul lavoro e presente a casa. Io la chiamo schizofrenia casa/lavoro!. Corri, corri e rischi di dimenticarti di te.

    Ci voleva proprio in questi giorni una lettura così: io ho detto stop al lavoro per questa settimana per aiutare labelvettan.1 (il figlio più grande) e, se servisse cambiare scuola, credo che non esiterei a chiedere un’aspettativa per inserirlo serenamente (e inserire me serenamente…). Quanto a lasciare il lavoro, bhè non sono ancora pronta!
    alessandra

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 7 novembre 2012 at 22:59

      Ciao Alessandra! Capisco cosa vuoi dire quando dici “corri, corri e rischi di dimenticarti di te”…Sono contenta che tu sia passata di qua, e sono contenta di avere scoperto il tuo blog! Fa bene, secondo me, ragionare insieme su mamme e lavoro, anche per capire cosa si può fare, effettivamente, per migliorare le cose.
      Tutto merito di Grazia! 🙂
      Ciao e a presto!

  • Rispondi Sabina Montevergine 12 novembre 2012 at 12:01

    E spiegami come hai fatto a liberarti di power point!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 12 novembre 2012 at 13:17

      Eh, no, infatti proprio liberata liberata no…ma diciamo che ora ci vediamo solo ogni tanto, non a tutte le ore come prima! 🙂

  • Rispondi Francesca Patatofriendly 9 febbraio 2013 at 16:00

    Ti scrivo qui dopo aver letto tutto d’un fiato i tuoi post sulla conciliazione e sulla tua scelta.
    Io che sto scrivendo proprio in questi giorni un post sulla “conciliazione” o meglio su un’idea (l’ennesima?) per conciliare i due “lavori” delle donne (ma anche dei papa’) della mia personale conciliazione non parlo mai…
    Sto chiedendo, anzi formalizzando, la mia richiesta di aspettativa alla mia azienda, una multinazionale dove negli ultimi anni ho lavorato, sofferto, gioito e fatto carriera.
    Tra commenti stupiti di amici, parenti e colleghi, di chi ti dice che in momenti come questo e’ un rischio fare una scelta come la mia.
    In realta’ la mia “scelta” non e’ nemmeno una scelta, certo non e’ una decisione da coraggiosi, semmai da codardi, forse da “attendisti”. Io ho messo la mia “conciliazione” in stand-by, perche’ non sono pronta ora per la mia decisione. Spero di capire “cosa voglio fare da grande” tra un po’, spero che questo periodo per me e il mio bimbo mi aiuti a capire e a capirmi.
    E’ stato un piacere scoprirti oggi e leggere la tua storia.
    Un caro saluto e un in bocca al lupo per tutto!
    Fra

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